joe biden

MA ‘NDO BIDEN? - “SLEEPY JOE” HA PRESO SCHIAFFONI AL “SUPER TUESDAY", PERDENDO LA VIRGINIA, E NON RIESCE A TENERE BUONE LE DUE ANIME DEL PARTITO DEMOCRATICO: DALL’ALTRA I SOCIALISTEGGIANTI SANDERS E OCASIO-CORTEZ, DALL’ALTRA I VOLPONI DEL CONGRESSO CHE GLI HANNO FATTO A PEZZI IL PIANO DI RIFORME - RISULTATO: I DEM TRACOLLANO NEI SONDAGGI, E TRASCINANO IL PRESIDENTE NEL PANTANO…

Giorgio Ferrari per “Avvenire”

 

joe biden 2

 

Mancava soltanto la plateale sconfitta in Virginia nel fatale Super Tuesday, dove il repubblicano Greg Youngkin ha sbaragliato l'avversario democratico conquistando la poltrona di governatore, per segnare la difficoltà della presidenza Biden, il punto più basso dall'inizio del mandato.

 

 

youngkin

E non soltanto per la non prevista vittoria dello sfidante in uno Stato in cui alle presidenziali dello scorso anno Joe Biden aveva sorpassato Donald Trump di dieci punti, quanto per quell'effetto domino che già si scorge sul cammino del presidente: nel New Jersey - anche qui Biden aveva fatto man bassa di voti - è testa a testa fra l'italoamericano Jack Ciattarelli (un signornessuno, secondo i sondaggi della vigilia) e il governatore democratico in carica.

 

Un avviso di sfratto per Biden, secondo la compiaciuta stampa conservatrice e i media della destra repubblicana, che si appaia con lo smacco inflittogli da un tandem di senatori, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, che hanno dapprima sabotato e poi fatto letteralmente a pezzi il suo piano di riforme economiche, sociali e ambientali.

Joe Manchin

 

Ma attenzione, i due - già ribattezzati 'Manchinema' - sono democratici, non repubblicani. Il che dice tutto.

 

Ovvero: Joe Biden non riesce a tenere le briglie di un partito rissoso e diviso, che allinea punte estreme come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez a manovratori esperti e moderati come Nancy Pelosi alla Camera. Risultato: divisi su (quasi) tutto, i dem perdono terreno e i sondaggi - dal 65% al 44% - confermano la caduta quasi verticale dell'approval, la popolarità del presidente.

 

joe biden 1

Il quale sconta il diffuso malessere popolare per l'aumento generalizzato dei prezzi e la battaglia non ancora vinta (ma c'è chi dice: malamente perduta) contro il Covid: solo il 13% degli americani confida in un ritorno alla normalità nei prossimi sei mesi. Di più: solo un terzo degli elettori democratici mostra di avere ancora grande fiducia nell'uomo della Casa Bianca.

 

E mentre già si parla di uno sfratto esecutivo nel 2024 e persino di un ritorno trionfale di 'The Donald', nelle stanze del Partito democratico già si respira l'aria pesante di una sconfitta annunciata su entrambi i fronti alle elezioni di medio termine dell'autunno del 2022. Un risultato non del tutto scontato, ma assolutamente possibile se non vi sarà un'inversione di rotta.

alexandria ocasio cortez e bernie sanders

 

E dire che sul piano internazionale, dopo la rovinosa uscita americana dall'Afghanistan (ora una vasta area che va dall'Iran al Pakistan, dalla Cina all'Uzbekistan, dal Turkmenistan e dal Tagikistan all'Iraq è sostanzialmente Yankee free), Biden aveva impresso una svolta decisa in direzione del multilateralismo.

 

U na svolta segnata anche dal recupero delle relazioni con l'Europa e con la Nato. Dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale, dall'ex Cortina di Ferro a al Caucaso, dal-l'Iran a Golfo Persico per la prima volta dopo anni si era come sentito il ritorno di quella politica estera americana che sia Obama (un 'Re Tentenna', per molti versi) sia Trump (unilateralista per eccellenza) avevano lasciato in soffitta.

biden trump

 

Ma questo, nonostante le buone intenzioni e i sinceri proclami di intervento sull'ambiente appena espressi al G20 e a Glasgow, non basta a Biden per recuperare consensi in patria. Non senza punte peraltro di bizzarra eterogenesi dei fini: mentre a Minneapolis un referendum bocciava la proposta di eliminare il dipartimento di polizia dopo la morte di George Floyd (metà dei dem erano d'accordo), a New York City veniva eletto con una valanga di voti un ex poliziotto afroamericano, il secondo nella storia dopo David Dinkins, democratico anche lui.

joe biden donald trump

 

Anche a Pittsburgh vince un sindaco afroamericano come afroamericana è la vicegovernatrice della Virginia, mentre a Boston trionfa l'asiatica Michelle Wu. È l'America che cambia e che i partiti non riescono più a rappresentare. «Quando domattina Joe Biden si sveglierà - ha twittato Donald Trump - qualcuno dovrà spiegargli che ora è il leader di un partito allo sfascio».

 

Diciamolo pure: tutta colpa di 'Sleepy Joe' Biden certamente non è. Nonostante la lunga esperienza come vicepresidente si è ritrovato fra le mani un'America disorientata e impaurita, incarognita dalla paura del futuro e divisa fra la nostalgia ribalda di Trump e la diffidenza nei confronti di un leader che in troppi considerano troppo indulgente verso le minoranze, le diversità, le classi disagiate e troppo poco amico dei ricchi.

donald trump

 

Ed è qui in questo vero e proprio quagmire - il «pantano» di kennediana memoria - che si trova oggi Joe Biden. Un guado fangoso iniziato in Afghanistan e proseguito con una guerra per bande in Campidoglio che rappresenta perfettamente l'America di oggi. Forse Biden ne uscirà. Forse l'esperienza e la fortuna l'aiuteranno. Ne ha gran bisogno, e lui lo sa. Anche perché i campanelli d'allarme non cessano più di tintinnare.

dibattito trump biden JOE BIDEN DONALD TRUMP BY PAT LUDO

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...