beppe grillo giuseppe conte luigi di maio

MA QUALI ELEZIONI IN AUTUNNO! IL GOVERNO DURERA’ FINO A FINE LEGISLATURA E NON SOLO PERCHE’ MATTARELLA LO VUOLE. MA PERCHE’ TRA I CINQUESTELLE NON SARANNO RIELETTI OTTO PARLAMENTARI SU DIECI - E QUINDI CONTINUERANNO A SPREMERE LA MAMMELLA PARLAMENTARE FINCHE’ DURA (CHI GLIELO DA’ UNO STIPENDIO DI QUEL TIPO?) - LA "DECIMAZIONE" DEI GRILLINI È DOVUTA NON SOLO ALLA RIFORMA CHE RIDUCE DA 945 A 600 I SEGGI MA ANCHE AL CALO DEI CONSENSI: I SONDAGGI DANNO IL M5S AL 13% (DAL 32% DEL 2018)...

Matteo Pucciarelli per “la Repubblica”

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Nei gruppi parlamentari del M5S se ne discute ormai da mesi, serve un alto grado di confidenza tra colleghi deputati e senatori per affrontare il discorso che a taluni toglie il sonno, ma la consapevolezza è diffusa: anche nelle migliore delle ipotesi gran parte degli eletti del 2018 dovrà drammaticamente tornarsene a casa. Con percentuali variabili, certo, ma il rischio concreto è che su dieci di loro nella prossima legislatura ne rientreranno due.

 

Non è solo politica, ma matematica. Tutto ciò significa una cosa: che i disposti a seguire Giuseppe Conte in un ipotetico salto nel buio, cioè l'uscita dal governo e le probabili conseguenti elezioni anticipate, si contano sulle dita di una mano. Sono solo quelli che, più o meno, sono convinti di rientrare anche al prossimo giro.

beppe grillo giuseppe conte luigi di maio

 

Nel 2018 il M5S portò in Parlamento 226 deputati e 112 senatori: quel 32 per cento fu un exploit che andò oltre le aspettative, al sud il Movimento in solitaria vinse quasi tutti i collegi uninominali contro centrodestra e centrosinistra. All'epoca i 5 Stelle, che pure nel 2013 presero il 25 per cento, raddoppiarono gli eletti. Oggi le cose sono molto cambiate. Intanto grazie alla riforma fortemente voluta proprio dal M5S, i 945 seggi scenderanno a 600. E poi c'è la crisi del consenso, ormai inesorabile, che mese dopo mese sta rosicchiando punti percentuali: la media rilevata dagli istituti di sondaggio è del 13 per cento.

 

CASALINO CONTE

Né la guida di Conte ormai inaugurata ufficialmente da circa nove mesi né l'appoggio critico al governo - anche su un tema molto sentito come la guerra, con il Movimento in versione pacifista, maggioritaria nel Paese - stanno frenando l'emorragia. Come mai? Secondo Giovanni Diamanti, analista di You-Trend, «il gradimento tuttora alto di Conte non è però al leader di partito ma all'ex presidente del Consiglio che si era costruito un'immagine di prestigio e terzietà rafforzata in un momento di grande crisi, cioè l'emergenza Covid, quando gli italiani non cercavano dei capi di partito ma delle personalità autorevoli».

giuseppe conte e rocco casalino

 

Comunque sia, dei 338 che staccarono il biglietto per il Palazzo, con queste percentuali il numero si ridurrà a 60-70 persone. E va bene che gli addii sono stati parecchi e oggi il M5S conta "solo" 228 parlamentari, ma il taglio rimane notevole.

 

Alla sforbiciata matematica ne andrà aggiunta un'altra dovuta alle scelte di Conte, il quale ovviamente mirerà a comporre un futuro nuovo gruppo parlamentare con uomini e donne a lui più vicini, personalità pescate al di fuori della politica. «Anche se oggi i parlamentari sono in maggioranza con lui - confida un senatore - Conte sa bene che si tratta di gente che prima era con Luigi Di Maio, o con Roberto Fico, o con Beppe Grillo. Davvero suoi non ce ne sono».

 

giuseppe conte beppe grillo luigi di maio 1

Il presidente del M5S affronterà il dossier liste partendo dal tema dei temi, subito dopo le ammini-strative, ovvero il limite ai due mandati, che sarà rimosso ma solo attraverso delle deroghe. Già, ma quali? Con che criteri un eletto arrivato in teoria a fine corsa secondo le regole del M5S avrà un bonus? Qui si entra nel campo dell'imponderabile, l'unica certezza che gli unici ad essersi detti sicuri di non voler fare il tris sono due: Danilo Toninelli e Vito Petrocelli. Gli altri invece sperano, bramano, tramano. Certezze ce ne sono poche se anche esponenti del Movimento con ruoli di governo sono tutt' altro che certi di ottenere la deroga. Ma per dire, il presidente della Camera Roberto Fico può davvero terminare la sua attività politica? E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio?

mario turco giuseppe conte paola taverna

 

E la vicepresidente vicaria del partito e del Senato Paola Taverna? Davvero un fedelissimo di Conte ed ex capo del partito come Vito Crimi tornerà a fare l'assistente giudiziario alla Corte di Appello di Brescia? E gli altri ministri uscenti? E i sottosegretari? E i presidenti di commissione? E i capigruppo?

 

Né basterà essere messi in lista: dove, in quale collegio? Tema che sarà oggetto di ulteriore trattativa con gli (eventuali) alleati del Pd per la quota maggioritaria del Rosatellum. Insomma, sarà un ginepraio nel quale mettere mano che si preannuncia complicatissimo e foriero di malumori.

 

appendino raggi

Comunque, tra deroghe e candidature più o meno annunciate (dai cinque vice di Conte a Rocco Casalino, da Virginia Raggi a Chiara Appendino) e altre in quota Conte (quotatissimo c'è il diplomatico Piero Benassi), di caselle libere e veramente contendibili per tutti gli altri ne resteranno poche o nulla. Nel frattempo da giorni si vocifera di uno slittamento di qualche settimana delle elezioni nel 2023, entro fine anno va rifatto il censimento della popolazione con possibili modifiche ai collegi elettorali: due mesi in più in Parlamento, vista l'aria che tira, buttali via.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...