bertrand macron 8

MACRON, ATTENTO AL CETRIOLON! NELLA SFIDA PER L’ELISEO NON C’E’ SOLO MARINE LE PEN MA ANCHE IL GOLLISTA XAVIER BERTRAND. IL CANDIDATO IN PECTORE DE "LES REPUBLICAINS" USCITO VINCITORE DAL VOTO REGIONALE SFIDA IL PRESIDENTE: “LA SIMPATIA NON BASTA” - MICHELE SERRA CAPOFILA DEI COMMENTATORI DI SINISTRA CHE VOGLIONO SCEGLIERE IL LEADER DELLA DESTRA SECONDO I LORO DESIDERATA: "BISOGNEREBBE CHIEDERE IN PRESTITO ALLA FRANCIA BERTRAND: IN ITALIA MANCA UN LEADER DI DESTRA DEMOCRATICO, EUROPEISTA, ANTIFASCISTA..."

DATECI IN PRESTITO BERTRAND

Michele Serra per "la Repubblica"

 

xavier bertrand

Bisognerebbe chiedere in prestito alla Francia, anche solo per un paio di legislature, Xavier Bertrand, leader dei repubblicani, vincitore delle elezioni regionali. È precisamente il tipo di giocatore che ci manca, coprirebbe una zona del campo che da noi è scoperta: la destra democratica, europeista, antifascista. Marine Le Pen lo teme ben più della sinistra, quanto suo padre temeva Chirac.

 

Il centrodestra, in Francia, è il primo argine contro la destra estrema, e lo è dai tempi di De Gaulle. Impossibile anche solo pensare a un' alleanza del centrodestra con il Front National, i cui candidati, fino a qui, si sono sempre trovati davanti un muro: il patto repubblicano tra gollisti, centristi e sinistra.

 

Quando si vedono, qui da noi, i sedicenti liberali di Forza Italia spalla a spalla con Meloni e Salvini, si vede un triste unicum della politica europea. Alla jattura di due partiti sovranisti (doppione assurdo, oltre che mortificante) si aggiunge la gracilità storica dei nostri liberali. Per fare un Bertrand, non basterebbe che Carfagna, Calenda e Toti si mettessero insieme. Ma potrebbero almeno provarci, chi rompendo il patto scellerato con neofascisti e sovranisti (Carfagna e Toti), chi facendo outing come liberale di centro (Calenda), e lanciando un solenne appello all' elettorato moderato.

xavier bertrand 5

 

Bisognerebbe poi che il Salvini andasse a fare il vice di Meloni, che sarebbe la sua corretta collocazione, e il cosiddetto leghismo di governo (Giorgetti) si avvicinasse al centro moderato. Vorrebbe dire, per tutti tranne che per i fascisti, addormentarsi tranquilli la sera delle elezioni: chiunque vinca, vincerebbe la Repubblica. Ma è solo un sogno, solo un gioco, come il Fantacalcio.

 

 

BERTRAND

Francesco De Remigis per "il Giornale"

 

xavier bertrand 4

Sembrava un partito senza bussola. Anzi, un Titanic pronto a sbattere contro l' iceberg delle presidenziali 2022, per essere messo poi nelle cantine della storia. Invece è bastato un trionfo locale - vittoria in 7 macro-regioni dove la destra già governava a conferma di un apprezzamento del lavoro fatto negli ultimi sei anni - per rimettere al centro della scena nazionale Les Républicains, il cartello neogollista francese che ha scompaginato l' annunciata sfida di primavera per l' Eliseo tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

 

Non sarà invece solo una gara a due, e ieri c' è stato un assaggio del probabile nuovo duello.

 

Quello tra Macron e il grande vincitore delle regionali «golliste»: il 56enne Xavier Bertrand (confermato presidente col 52,37 per cento battendo socialisti e lepenisti nel secondo turno). Improvvisamente proiettato sul palco come «terzo uomo» per l' Eliseo, a Les Echos parla già da candidato a capo dello Stato: «La mia non è arroganza, non ci credo già, ma credo di vedere la strada, non solo per vincere ma pure per governare.

bertrand macron 8

 

Con Macron è guerra da tempo». Ieri, poi, il primo faccia a faccia con l' avversario dichiarato al sito industriale Renault vicino a Douai (feudo di Bertrand) per l' apertura di una fabbrica cinese di batterie e per lodare l' attrattività francese. «Zeru tituli» per il partito del presidente alle regionali e primo scambio al vetriolo tra due potenziali finalisti per l' Eliseo.

 

Macron è raggelato dalla freddezza del candidato in pectore.

«Complimenti - dice il capo dello Stato -. Felice di essere qui con lei. È un passo, ma sappiamo tutti cosa c' è dietro...». Bertrand concede un «grazie» ma si congratula con se stesso, per essere «riuscito a far arretrare» nella sua regione il Rassemblement di Le Pen.

 

macron bertrand 1

Macron (che al secondo turno in Alta-Francia aveva pure indicato ai suoi di votare il neogollista, magari sperando in un ripensamento di Bertrand per la corsa 2022), si mostra galantuomo: «Quando ci investi, ci arrivi». Ma la bordata Bertrand l' aveva già consegnata al quotidiano Les Echos: «Essere simpatici sul campo non sostituisce l' avere risultati».

In effetti, dopo aver inviato 5 ministri in extremis a difendere i colori di En Marche nell' Alta-Francia, con esiti disastrosi (fuori al primo round), Macron si era lanciato in un «pellegrinaggio» elettorale. Ieri il presidente è stato pure costretto a dire a mezzo stampa che «le elezioni locali non richiedono conseguenze nazionali». «Se volete uno scoop, non cambio primo ministro», rivela alla rivista Elle. Jean Castex resterà a Matignon «nei prossimi mesi».

 

macron le pen bertrand

Al capo dello Stato non resta che ufficializzare l' investimento di 2 miliardi di euro da parte del gruppo Envision e mille caselle di lavoro entro il 2024. Ma sul posto c' è sempre Bertrand: ogni frase, ogni gesto, passati ai raggi X, mostrano il politico cresciuto nella cantera di Jacques Chirac, e già ministro di Sarkozy senza passare dalle grandi scuole (Sciences-Po o Ena), in piena gara. Guarda al presidente francese come un semplice avversario da battere. Il repubblicano senza più tessera cresce già di 3 punti nel gradimento, al 16% delle intenzioni di voto 2022 al primo turno; Le Pen è al 26%, Macron al 25%. Bertrand promette pure di evitare il ritorno dei gilet gialli «perché porterò soluzioni», pungendo ancora Macron su un nervo scoperto della sua presidenza.

 

xavier bertrand e marine le pen

E su di lui potrebbero convergere anche gli altri due moschettieri della destra, Valérie Pécresse e Laurent Wauquiez, ancora divisi sull' ipotesi di primarie.

xavier bertrand 2marine le pen con xavier bertrandxavier bertrand 5xavier bertrand 3xavier bertrand 6xavier bertrand e nicolas sarkozy

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...