stipendio da fame

MANCA UN PIZZICO DI…SALARIO! - SECONDO L'ISTAT, LE RETRIBUZIONI DEI LAVORATORI DOVREBBERO CRESCERE DELLO 0,8% CONTRO IL +5,2% DI INFLAZIONE GIÀ ACQUISITA: SI RISCHIA UNA PESANTE PERDITA DI POTERE D’ACQUISTO - E POI CI SONO 6,8 MILIONI DI LAVORATORI (IL 55,4% DEL TOTALE) CHE HANNO IL CONTRATTO SCADUTO E SONO IN ATTESA DEL RINNOVO - E SE IL MINISTRO ORLANDO TEME L’IMPOVERIMENTO DEI LAVORATORI, LA CONFINDUSTRIA BY BONOMI NON VUOLE RIMETTERCI UN EURO IN PIU’: “DETASSATE GLI STIPENDI, NELLE AZIENDE NON C'È PIÙ SPAZIO PER GLI AUMENTI SALARIALI”

stipendio

Paolo Baroni per “la Stampa”

 

Quest' anno il potere d'acquisto dei salari è letteralmente in caduta libera. Secondo le previsioni dell'Istat le retribuzioni contrattuali dei lavoratori dovrebbero infatti crescere dello 0,8% contro il +5,2% di inflazione già acquisita che aggiunta al «persistere» delle dinamiche dei prezzi provocherà una perdita di potere d'acquisto «valutabile in quasi 5 punti percentuali». E del resto come potrebbe essere altrimenti se si pensa che ci sono ben 6,8 milioni di lavoratori (il 55,4% del totale) in attesa del rinnovo.

 

andrea orlando a Cernobbio

Numeri che confermano i timori espressi sia dal ministro del Lavoro Orlando (convinto che Confindustria «non voglia un accordo tra le parti» su questi temi), sia dai sindacati, che da settimane denunciano il rischio di impoverimento dei lavoratori dipendenti, e che finisce per infiammare una polemica già molto rovente. Ieri all'assemblea dell'Unindustria di Roma il presidente di Confindustria Carlo Bonomi è tornato polemizzare con Orlando che nei giorni scorsi aveva proposto un patto (aiuti alle imprese per il caro energia in cambio di salari più ricchi) e mercoledì aveva poi bollato come «ridicole» (e ieri lo ha poi ripetuto) le proteste degli industriali, che a loro volta avevano definito «un ricatto» la sua proposta.

 

carlo bonomi 6

Secondo Bonomi bisogna certamente «mettere soldi in tasca agli italiani, ma la strada non quella della detassazione degli aumenti salari, perché con l'aumento dei costi delle materie prima nelle aziende non c'è più spazio per gli aumenti salariali».

 

Confindustria propone invece un «taglio serio e forte, da 16 miliardi» del cuneo fiscale (da finanziare innanzitutto aggredendo gli oltre 1000 miliardi di spesa pubblica) da destinare per due terzi ai lavoratori e un terzo alle imprese. Si punta infatti a ridurre di 5,24 punti il peso dei contributi sul lavoro dipendente: 3,49 punti in meno a favore dei lavoratori (10,7 miliardi di controvalore) e 1,75 punti a vantaggio dei datori di lavoro (5,3 miliardi). Fissando un tetto massimo a 35 mila euro annui lordi di reddito i beneficiari sarebbero circa 14,8 milioni.

 

maurizio landini a l'aria che tira 1

Stando alle simulazioni con 20 mila euro di retribuzione annua lorda il peso dei contributi si riduce complessivamente di 1.048 euro e di questi 699 sono i risparmi per il lavoratore (524 netti) e 349 quelli per il datore di lavoro. A 30 mila euro lo sconto è invece di 1.573 euro, il lavoratore ne risparmia 1.048 euro (786 netti) e l'impresa 524, a 35 mila euro il taglio arriva 1.835 euro (1.223 al lavoratore, 795 al netto dell'Irpef e 612 per l'impresa).

«Se giudica la nostra posizione sui salari e sul taglio del cuneo ridicola aspetto di avere dal ministro una proposta migliorativa, se arriva siamo disponibilissimi ad esaminarla.

Numeri alla mano, però» ha poi spiegato Bonomi.

 

mario draghi e maurizio landini

«Ma servono numeri, basta slogan». Per Orlando la questione del crollo del potere d'acquisto è molto seria e «se non si interviene si rischia una rottura di carattere sociale». Il segretario della Cgil Maurizio Landini condivide l'idea di aiuti condizionati alle imprese, perché oggi «è indubbio che c'è il problema di sostenere redditi, salari e pensioni, a partire da quelli più bassi».

 

Anche per Pierpaolo Bombardieri (Uil) «bisogna aumentare le retribuzioni per evitare il crollo della domanda, la chiusura delle aziende ed ulteriore disoccupazione». «Non è il momento delle polemiche o dei bracci di ferro» ha dichiarato invece il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra secondo cui «il patto sociale è la strada per affrontare questa fase difficile e complicata».

salario minimo 4

 

Stando ai conteggi dell'Istat a fine marzo erano i 39 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica e riguardano il 44,6% dei dipendenti (5,5 milioni circa), mentre sono 34 (per 6,8 milioni di lavoratori, il 55,4% del totale) quelli in attesa di rinnovo, coi tempi che si allungando da 22,6 a 30,8 mesi. I settori che presentano gli aumenti più ricchi sono le farmacie private (+3,9%), l'edilizia (+3,3%) e le telecomunicazioni (+2,5%). Incrementi nulli invece per commercio, servizi di informazione e comunicazione, credito e assicurazioni e la pubblica amministrazione.

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