meloni giorgetti

LA MANOVRA CALVARIO - PASTICCI E LITIGI, RITARDI E RINVII: IL VOTO SULLA MANOVRA SLITTA A STASERA - SCONTRO CON LE OPPOSIZIONI CHE HANNO ABBANDONATO PER PROTESTA LA COMMISSIONE BILANCIO - L'EFFETTO CAOS È DATO DALLE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA, DALLO SCONTRO CON LE OPPOSIZIONI E DAI 44 RILIEVI, PER PROBLEMI DI COPERTURE SUGLI EMENDAMENTI, PRESENTATI DALLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO, CHE HANNO COSTRETTO IL RITORNO DEL TESTO IN COMMISSIONE NEL GIORNO DELL'ARRIVO IN AULA E DELLA DISCUSSIONE GENERALE…

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Pasticci e litigi, ritardi e rinvii. E uno scontro finale che ha portato tutte le opposizioni ad abbandonare per protesta la commissione Bilancio. Alle dieci della sera, a lavori conclusi, i 5 Stelle ancora presidiavano l'Aula della Camera, con Giuseppe Conte in diretta webcam che arringava i follower: «La situazione è grave e indecente, il governo non permette il confronto».

 

Se non ci saranno altri inciampi, il via libera della prima manovra economica del governo Meloni si avrà stasera con il voto di fiducia, dopo le dichiarazioni di voto che inizieranno alle 19. Ma i deputati non potranno ancora impugnare il trolley perché il provvedimento sarà approvato solo all'alba della Vigilia di Natale, dopo una maratona notturna per votare mozioni e ordini del giorno.

 

L'effetto caos è dato dalle tensioni nella maggioranza, dallo scontro con le opposizioni e dai 44 rilievi, per problemi di coperture sugli emendamenti, presentati dalla Ragioneria generale dello Stato, che hanno costretto il ritorno del testo in commissione nel giorno dell'arrivo in Aula e della discussione generale.

giancarlo giorgetti giorgia meloni

 

 La scure dei tecnici che vigilano sui conti dello Stato è caduta sullo smart working per i fragili (riformulato) e sulla modifica, presentata dal Pd e approvata per sbaglio dal governo, che stanziava 450 milioni a favore dei Comuni: emendamento stralciato. Tra gli appunti della Ragioneria c'è anche la riformulazione delle Carte cultura che andranno a sostituire 18app, il «bonus» per il quale ha dato battaglia Renzi. Mentre resta, a dispetto delle proteste ambientaliste, il via libera alla caccia ai cinghiali e altra fauna selvatica nei parchi urbani.

 

roberto giachetti foto di bacco

Materia che, per le opposizioni, è estranea alla legge di Bilancio e potrebbe innescare situazioni di pericolo. La premier Giorgia Meloni si dice soddisfatta pur «tra mille difficoltà, anche di rodaggio, con giorni complessi e nonostante tutto quello che si dovrà migliorare».

 

A chi dubita che la destra abbia lavorato per gli italiani risponde il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: «Siamo stati eletti per questo». E il vicepremier Antonio Tajani allontana lo spettro dell'esercizio provvisorio: «Gli attriti sono fisiologici. Ci sarà il voto favorevole». La scena in Aula se la prende il renziano Roberto Giachetti. «Potete essere definiti con un solo termine - grida ai contiani l'esponente di Italia viva -. Miserabili!». Applausi, boatos, risate e il coro «buffoni, buffoni» dai banchi della destra. I 5 Stelle, bersaglio dell'invettiva, restano imbarazzati e silenti.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

Giachetti va giù duro, rimprovera il questore del M5S e Conte per essersi intestati la scelta di non aumentare le indennità dei deputati fino al 2025: decisione che i partiti hanno preso all'unanimità, in linea con le scelte degli ultimi tre lustri. «Vergognoso», accusa Giachetti e punta il dito contro il questore Filippo Serra e poi contro Conte, colpevole di aver cantato immeritatamente vittoria.

 

Si va avanti a singhiozzo. La riapertura dei lavori in commissione riaccende gli appetiti, con i tre relatori Pella, Cumeroli e Trancassini che si beccano e le opposizioni che protestano quando FdI prova a infilare «altre mance» nel testo. Finché alle 20.30 il ministro Luca Ciriani riesce a porre la questione di fiducia.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto giachetti

La chiama dei deputati comincerà stasera alla stessa ora, dopo le dichiarazioni di voto e prima di mozioni e ordini del giorno, che impegneranno l'Aula fino all'alba. Eppure il relatore e capogruppo di Forza Italia in commissione, Roberto Pella, è sollevato perché la maggioranza ha trovato un compromesso che dovrebbe evitare all'Italia la «brutta figuraccia» dell'esercizio di bilancio: «Potevano tenerci incollati ai banchi fino alle calende greche, invece le opposizioni sono state combattive, ma responsabili».

 

Per Enrico Letta è «la manovra più pasticciata degli ultimi 20 anni» e Maria Cecilia Guerra, relatrice di minoranza per il Pd, denuncia «la saga dei condoni, il disprezzo con cui si guarda alla povertà e lo spalma debiti delle società di calcio». Calenda parla di «caos mai visto» e Conte è preoccupato, «per un gioco dell'oca sulla pelle dei cittadini».

Scontro pure sul Reddito, con il M5S che accusa il governo di «gettare le basi per un dramma sociale» e il ministro Francesco Lollobrigida che avverte: «Ci sono state stagioni in cui c'è stato chi ha soffiato sul fuoco e poi non si è riuscito a spegnerlo, come con il terrorismo».

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…