marco minniti

MARCO NOSTRUM – MINNITI LASCIA IL PARLAMENTO E DIVENTA CAPO DI UNA NEONATA FONDAZIONE DI LEONARDO – LA CREATURA AFFIDATA ALL’EX MINISTRO DELL’INTERNO SI CHIAMA “MED-OR” E SARÀ QUALCOSA DI PIÙ DI UN THINK-TANK: UNA SPECIE DI “MEDIATORE ECONOMICO, INDUSTRIALE E CULTURALE” FRA L’ITALIA E I PAESI DEL MEDITERRANEO E DEL MEDIO ORIENTE

 

Emanuele Lauria per “la Repubblica”

marco minniti (2)

 

L' intelligence e la geopolitica sono sempre state il suo campo d' azione prediletto, dentro e fuori le istituzioni. E in nome di queste inclinazioni Marco Minniti dà una nuova svolta alla sua pluridecennale carriera: lascia il parlamento e va a capo di una neonata fondazione di Leonardo, la società controllata per il 30 per cento dal ministero dell' Economia che è l' erede di Finmeccanica.

 

marco minniti

La creatura affidata a Minniti, che ne sarà presidente, è stata costituita giovedì con una deliberazione del cda di Leonardo (che ha come ad Alessandro Profumo) e un acronimo interessante: si chiama Med-or, sigla che da sola ne determina l' area di competenza, il Mediterraneo allargato fin sotto il Sahara, il Medio e l' estremo oriente.

 

La nuova avventura dell' ex ministro dell' Interno è dentro una struttura che sarà qualcosa di più di un think-tank: si pone come «mediatore economico, industriale e culturale » fra l' Italia e i Paesi di un' area vastissima.

MARCO MINNITI

 

Secondo la relazione approvata dal consiglio di amministrazione di Leonardo, Med-or sarà un «ponte attraverso il quale far circolare idee, programmi e progetti concreti » con l' obiettivo di «trasferire tecnologie tradizionali e innovative » e di favorire «l' alta formazione» negli Stati interessati.

 

Minniti sarà a capo di un board di rappresentanti del mondo dell' industria, dell' università e della ricerca, anche internazionali. Un tentativo di conciliare mondi produttivi ed accademici «per favorire il dialogo costruttivo tra Paesi, culture e sistemi economici ed enfatizzare il ruolo dell' Italia a livello globale».

 

marco minniti nicola zingaretti

Ma «lo sviluppo di programmi strutturali nei settori dell' aerospazio, della difesa e della sicurezza» non potrà che essere raggiunto con un budget ancora da definire ma che sarà consistente: nel progetto è previsto che la fondazione abbia «capacità giuridica, economica e di contenuti culturali che non siano di facciata».

 

luciana lamorgese marco minniti

In controluce non è difficile scorgere un ruolo rilevante, per il nuovo soggetto, nelle relazioni internazionali del nostro Paese. Una seconda gamba della politica estera del sistema Italia, osserva qualcuno, e proprio per questo il documento che presenta Med-or sgombra il campo da «sovrapposizioni con il lavoro prezioso delle istituzioni e delle altre organizzazioni internazionali esistenti».

 

Di certo, per Minniti - che ha già comunicato le sue dimissioni irrevocabili da deputato al presidente della Camera Roberto Fico - si tratta di un passaggio a sorpresa, dopo alcuni anni di inattività istituzionale: l' ex militante reggino della Fgci che sognava di diventare aviatore dell' Aeronautica, 64 anni, era stato eletto per l' ultima volta nel 2018, dopo quattro legislature fra Camera e Senato e l' esperienza al Viminale nel governo Gentiloni.

DALEMA VELARDI MINNITI

 

Ma di lui si ricorda l' attività di consigliere principe di Massimo D' Alema premier fra il 1998 e il 2000, di viceministro agli Interni del Prodi II (fra il 2006 e il 2008) e poi quel ruolo di custode dei segreti di Stato, come responsabile dell' autorità delegata alla sicurezza negli esecutivi Letta e Renzi.

 

 L' uomo di ferro della sinistra (riformista) italiana, concluso l' anno e mezzo come capo del Viminale, aveva annunciato nel 2018 la candidatura alla segreteria del Pd, salvo ritirarsi a favore di Zingaretti. Il suo nome era circolato, al tramonto del Conte II, come possibile titolare della delega ai Servizi, che l' avvocato fino all' ultimo ha voluto tenere per sè.

 

MARCO MINNITI E MATTEO RENZI

Adesso il ritorno sulla scena ma lontano dal parlamento, sul solco allargato di un "pensatoio" come la Fondazione Icsa, che Minniti fondò con Francesco Cossiga nel 2009 e che ha sempre avuto un affettuoso sostegno bipartisan, da Gianni Letta ad Arturo Parisi. La politica fuori dalla politica è una mission che il "compagno" di Reggio Calabria non abbandona. Anzi, riprende con forza.

marco minniti (5)MATTEO RENZI E MARCO MINNITI MARCO MINNITI BY LUGHINO

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)