giuliano amato sergio mattarella

MATTARELLA O AMATO, SOLO CON LORO DRAGHI ACCETTEREBBE DI RESTARE A PALAZZO CHIGI - "LA STAMPA": "ATTORNO A DRAGHI SI AVVERTE UN TIMORE: CHE I CANDIDATI SPUNTATI FINORA NON ABBIANO "L'ALTISSIMO PROFILO" E "LA NECESSARIA AUTOREVOLEZZA INTERNAZIONALE", PER USARE LE ESPRESSIONI DI QUESTI GIORNI DEI LEADER, DELL'EX PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA. ESCLUSI MATTARELLA E, IN SUBORDINE, AMATO, TUTTI GLI ALTRI POTREBBERO SQUILIBRARE IL RAPPORTO DI PESI E CONTRAPPESI CHE È CONSIGLIABILE MANTENERE TRA QUIRINALE E PRESIDENZA DEL CONSIGLIO"

MARIO DRAGHI

Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

Sabato pomeriggio Goffredo Bettini chiama Luigi Di Maio al telefono. «Vediamoci, così chiacchieriamo un po'». L'uomo delle trattative del Pd ha bisogno di sentire, di sondare, di capire dal ministro degli Esteri quanto l'anarchia del M5S sia davvero ingovernabile. I due si vedono, e ragionano sugli scenari più probabili. Sono d'accordo su un punto: la strada che porterebbe Mario Draghi al Quirinale è complicata. Ma sembra esserci davvero solo un'alternativa plausibile, e conduce nuovamente a Sergio Mattarella, il presidente riluttante ad accettare il bis. Nel confronto tra Bettini e Di Maio si parla anche di altri nomi.

GIULIANO AMATO SERGIO MATTARELLA

 

Di Giuliano Amato, l'ex premier e giudice della Corte Costituzionale, che un pezzo della sinistra Pd, che va da Andrea Orlando a Peppe Provenzano, porterebbe subito al Colle, nonostante i quasi 85 anni di età e una popolarità che non è propriamente ai massimi livelli nelle generazioni che ricordano il prelievo forzoso dal conto degli italiani che, da presidente del Consiglio, Amato impose in una notte del luglio 1992. Di Maio sembra conoscere bene gli umori che si agitano a Palazzo Chigi.

 

mario draghi funerale david sassoli 7

E la sua impressione è quella di chiunque altro, in queste ore così confuse, abbia agganciato un interlocutore nello staff del premier. Sulla scelta del prossimo Capo dello Stato i leader dei partiti devono tenere in considerazione i contraccolpi, inevitabili, che ci saranno sul governo di unità nazionale. Detto altrimenti, attorno a Draghi si avverte un timore: che i candidati spuntati finora non abbiano «l'altissimo profilo» e «la necessaria autorevolezza internazionale», per usare le espressioni di questi giorni dei leader, dell'ex presidente della Banca centrale europea.

 

Mattarella Amato

Esclusi Mattarella e, in subordine, Amato, tutti gli altri potrebbero squilibrare il rapporto di pesi e contrappesi che è consigliabile mantenere tra due istituzioni come il Quirinale e la presidenza del Consiglio. È evidente che questo ragionamento nasce dopo le indiscrezioni su Pier Ferdinando Casini. Sulla carta il profilo del senatore sembra avere tutte le qualità elencate dai partiti: è un ex presidente della Camera, politico navigatissimo, superstite di infiniti naufragi e tante legislature, ed è di dichiarata fede atlantista.

 

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

È vero che se fosse eletto «dalla maggioranza più ampia possibile» rispetterebbe l'auspicio che fece lo stesso Draghi lo scorso 22 dicembre. Ma chi conosce l'ex banchiere sa che in quel momento le sue parole si riferivano a ben altre personalità. Mattarella, citato esplicitamente in quella e altre occasioni pubbliche, e Amato, nonostante si racconti che con l'attuale premier si sia creata una certa freddezza nei rapporti.

 

Amato è comunque un ex presidente del Consiglio, studioso molto stimato e, come Mattarella fino al giorno della sua investitura, è un giudice costituzionale. Infine, ha dalla sua un apprezzamento trasversale che può ammorbidire le diffidenze persino dentro la Lega e il M5S, soprattutto se in cambio può garantire la continuità del governo, con Draghi al suo posto.

 

sergio mattarella e giuliano amato

Il premier ha chiaro che da oggi a giovedì le probabilità di trovare altri nomi sono difficilissime. Il groviglio dei veti e la debolezza dell'aritmetica sembrano dirigere ogni previsione sul premier o su un nuovo mandato a Mattarella, sempre che il Capo dello Stato ceda alle pressioni. Ma si dovrebbero prima consumare altri passaggi e arrivare a uno stallo, dopo aver esplorato ulteriori candidature, tenendo presente che il discorso che vale per Casini, visto da Palazzo Chigi, vale anche per altri nomi. Qualche giorno fa Elisabetta Belloni sembrava una delle tante voci, al limite della boutade.

 

enrico letta e giuseppe conte 2

Negli anni, l'ex segretario generale della Farnesina si è abituata a veder spuntare il suo nome un po' per tutte le alte cariche istituzionali. Giuseppe Conte l'ha lanciata per il Quirinale e nei partiti è subito riemersa, invece, come possibile successore di Draghi a Palazzo Chigi, tanto che sarebbe stata argomento di confronto anche tra Di Maio e Bettini. C'è da dire, però, che fonti di governo molto autorevoli invitano a guardare ad altri possibili ruoli tecnici per Belloni e non escludono possa essere scelta da Draghi come segretario generale al Quirinale nel caso in cui dove essere eletto Presidente della Repubblica.

 

elisabetta belloni 4

Ai vertici di Fratelli d'Italia e del M5S, tra i dirigenti della Lega, e un leader come Matteo Renzi la vedrebbero bene anche nelle vesti di presidente del Consiglio. Considerano un problema di opportunità abbastanza superabile il fatto che da sei mesi sia alla guida del Dis, il dipartimento che coordina i servizi segreti, nonostante sia chiaro a tutti che creerrebbe un precedente di non poca rilevanza.

 

Belloni sarebbe la soluzione super partes tanto auspicata per sbloccare l'impasse e offrire tranquillità ai parlamentari che temono l'addio del banchiere come fosse un terremoto. A una condizione, però, che il silenzio di Draghi non fa che ribadire, nonostante Renzi lo inviti a prendere «un'iniziativa»: dovranno comunque essere i partiti a creare il percorso politico per portare l'ambasciatrice a Palazzo Chigi.

Ultimi Dagoreport

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI