matteo renzi alfonso bonafede giuseppe conte sergio mattarella

MATTARELLA S’È ROTTO LE PALLE - DA QUANDO RENZI MINACCIA DI FAR CADERE IL GOVERNO, CIRCOLA INSISTENTE VOCE CHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SAREBBE PRONTO A SCIOGLIERE LE CAMERE: SE CONTE ANDASSE A CASA, LO SEGUIREBBE L'INTERO PARLAMENTO - IN CASO DI CRISI, IL PERCORSO SAREBBE TRACCIATO: NESSUN RINVIO DEL REFERENDUM SUL TAGLIO DEGLI ONOREVOLI, GIÀ FISSATO PER DOMENICA 29 MARZO, E IL GOVERNO IN CARICA ADATTEREBBE IN FRETTA LA LEGGE ELETTORALE PER TORNARE A VOTARE…

Ugo Magri per “la Stampa”

 

renzi mattarella

Perfino il Santo Padre perde la pazienza quando viene strattonato. Figurarsi se al presidente della Repubblica può far piacere che lo tirino per la giacca e gli chiedano di applicare la Costituzione: come se l'Arbitro non fosse lì per quello, e avesse bisogno che glielo ricordassero da Forza Italia o Italia Viva. In realtà, Sergio Mattarella sta monitorando eccome lo scontro sulla giustizia.

 

Preferisce non mostrare il suo interesse per evitare accuse di intromissione, e la sua cautela è tale che perfino gli stretti collaboratori faticano a scoprire le impronte digitali. Ma dietro le quinte il Capo dello Stato interviene con fermezza e, quando gli vengono richiesti, non nega i consigli. In cosa esattamente consiste la "dottrina Mattarella" sulla prescrizione?

conte renzi

 

LA FORMA E LA SOSTANZA

Al presidente interessa che le regole del gioco vengano rispettate tanto nelle procedure quanto nella sostanza. Sulle forme, ad esempio, la Corte costituzionale potrebbe inalberarsi qualora l'accordo di maggioranza venisse ficcato a forza dentro il decreto "Milleproroghe".

 

Già nel 2014 la Consulta era intervenuta per ammonire che certe novità, specie se riguardano la materia penale, vanno discusse con calma senza mescolarle con questioni di altro tipo, tipo mele con le pere; dunque nel "Milleproroghe" la prescrizione può essere infilata al massimo per sospendere gli effetti della riforma Bonafede, senza inserirvi il testo del nuovo accordo detto "Conte-bis", e sempre che i presidenti delle Camere se ne assumano la responsabilità.

 

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

Nel caso invece in cui la maggioranza volesse procedere per decreto-legge, Mattarella starebbe attento a verificare che il taglio della prescrizione non significhi «fine processo mai»; prima di autorizzarlo, pretenderebbe un collegamento esplicito con la riforma del processo penale, sempre annunciata dal governo e mai presentata. Sarà un caso, ma nelle ultime ore hanno perso quota tanto l'ipotesi del decreto quanto quella del "Milleproroghe".

 

Prevale adesso l'idea di riformare la riforma Bonafede (che nel frattempo rimane in vigore) attraverso un normalissimo disegno di legge, senza tutte queste complicazioni costituzionali. L'attenzione dei palazzi si sta spostando sulla mozione di sfiducia annunciata dai renziani contro il ministro della Giustizia. Davvero c'è il rischio che la maggioranza vada a gambe per aria? Nel qual caso, come si regolerebbero lassù sul Colle?

alfonso bonafede

 

CHI ROMPE, PAGA

Da quando Renzi minaccia di far cadere il governo, circola insistente voce che Mattarella sarebbe pronto a sciogliere le Camere. E in effetti, i frequentatori del Quirinale non hanno il minimo dubbio: se Giuseppe Conte andasse a casa, lo seguirebbe l' intero Parlamento. In caso di crisi, il percorso sarebbe già tracciato: nessun rinvio del referendum sul taglio degli onorevoli, già fissato per domenica 29 marzo; si voterebbe regolarmente e il governo in carica (o quello incaricato di portare il Paese alle urne) adatterebbe in fretta la legge elettorale. Subito dopo l' Italia tornerebbe a votare.

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

 

Con un' avvertenza: detta così, può sembrare che il presidente non veda l' ora di mandare tutti a casa. Impressione sbagliata: in realtà Mattarella dubita che, una volta frantumata la maggioranza, questi leader sarebbero in grado di incollare i cocci. Se gli portassero una nuova maggioranza, magari potrebbe prenderla in esame; ma al momento non si vede l' ombra di nuove coalizioni. Solo un cumulo di macerie fumanti per la gioia di Salvini.

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