letta calenda

MEJO IL CENTROTAVOLA! - PERCHÉ CALENDA HA DECISO DI MOLLARE I SOCIALISTI ALL’EUROPARLAMENTO PER ANDARSENE NEL GRUPPO DI MACRON CON RENZI? LA MOSSA ANTI-GRILLINA DEL CHURCHILL DEI PARIOLI HA DEGLI EFFETTI ANCHE NELLA PARTITA PER IL COLLE - COME DAGO-RIVELATO ENRICO LETTA POTREBBE DARE UNA MANO A CALENDA PER COSTRUIRE NEL 2022 UN MAXI CONTENITORE DI CENTRO (MA SERVE UNA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE)

A.Gen. per "il Messaggero"

 

letta calenda

Il possibile ingresso degli otto europarlamentari 5Stelle nel gruppo Socialisti & Democratici (S&D) scatena un mezzo terremoto. Enrico Letta, che lavora alla réunion, deve fare i conti con il mal di pancia di alcuni deputati europei del Pd. E Carlo Calenda, che nel S&D già c'era, di fronte all'ipotesi di dover stare assieme agli odiati grillini prende, sbatte la porta, e se ne va nel gruppo Renew Europe fondato nel 2018 dal presidente francese Emmanuel Macron. E di cui fa parte anche Italia viva di Matteo Renzi.

 

«Questo è il primo passo verso la creazione di una forza di centro anche in Italia», scommette Sandro Gozi che partecipò alla creazione di Renew. Ma andiamo con ordine, cominciamo dal malcontento tra i dem. Arrivando all'Europarlamento, il segretario del Pd si muove in punta di piedi. Letta sa che nel gruppo c'è qualche malumore e con i giornalisti la mette così: «Adesso cominciamo a discutere dell'eventuale ingresso del M5S nel gruppo degli S&D e poi vedremo». Poi, nella riunione con gli europarlamentari nella sala Mario Soares, parla di «gradualità».

 

letta calenda

Di «discussione appena iniziata, visto che i 5Stelle non hanno ancora formalizzato alcuna richiesta di ingresso». Già, perché anche nel MoVimento l'adesione a S&D crea più di un problema. A criticare l'abbraccio con i grillini, durante la riunione, è la vicesegretaria dem Irene Tinagli. E Giuliano Pisapia, esponente garantista, preoccupato dal «giustizialismo a 5Stelle». Poi, però, prevale secondo più fonti, «lo spirito unitario».

 

renzi calenda

Ma sulla base, appunto, della gradualità. «Abbiamo deciso di aprire una discussione formale con i 5Stelle», riferisce il capogruppo Brando Benifei, «che hanno espresso informalmente la volontà di aderire al nostro gruppo. Non c'è ancora una richiesta ufficiale, ma non abbiamo alcun atteggiamento pregiudiziale. È chiaro che, dopo molto tempo che il MoVimento vota insieme a noi come gruppo e che si è avvicinato a noi anche con l'uscita delle componenti più antieuropee, oggi ci sono le condizioni per aprire un'interlocuzione, il cui esito non è predeterminato».

 

Massima cautela, insomma. Ma la reazione di Calenda è immediata: «Come confermato da Letta si va verso l'ingresso del M5S nel gruppo TheProgressives insieme al pdnetwork. Lo considero un grave errore politico che tradisce il mandato degli elettori alle ultime europee. Chiederò oggi stesso l'adesione al gruppo RenewEurope». Lo strappo del leader di Azione è accolto dal plauso di Matteo Richetti, braccio destro di Calenda: «Bravo Carlo, se l'approdo è il socialpopulismo non è quello su ci siamo impegnati con gli elettori. Noi continuiamo nel solco riformista e democratico».

 

calenda renzi

Festeggia anche Iv con l'eurodeputato renziano Nicola Danti e il capogruppo in Senato Davide Faraone: «Benissimo Carlo. Non siamo noi quelli che mettono veti o paletti. Anzi siamo felici quando la nostra casa diventa più grande». Applausi anche da +Europa con Benedetto Della Vedova: «Ora tra noi ci sarà sinergia anche in Europa».

 

E da Gozi che per domani al Maxxi di Roma ha organizzato il debutto italiano di Renew, terzo gruppo nell'Europarlamento che con Calenda arriverà a quota 100 componenti: «Il nostro schieramento continua a crescere e a rafforzare la sua azione politica. Sin dall'inizio, sono stato convinto della necessità di costruire questo nuovo spazio politico in Europa. Ora senza veti, senza dire no tu no, anche in Italia può nascere un raggruppamento di centro liberal democratico con Renzi, +Europa e Azione».

 

LA PRUDENZA DI CALENDA

gianni letta carlo calenda

Molto più prudente si mostra Calenda: «Ho sempre detto che fare un gruppo assieme ai 5Stelle è molto di più che sostenere insieme il governo, da qui la mia decisione di lasciare S&D. Ma non credo alla costruzione di un centro con Renzi, non ci sarà alcun riflesso italiano a questa mia scelta. Il percorso che sto facendo è identico a ciò che ho fatto per le elezioni comunali a Roma, giro l'Italia passo passo per recuperare i voti sul territorio. Tanto più che non ho mai avuto alcuna proposta da Renzi di creare uno schieramento centrista assieme a lui. Ma vedremo. Al momento però, ripeto, la mia scelta di lasciare il gruppo S&D non ha alcun riflesso sulla politica nostrana».

 

2 - CALENDA ESCE DAI SOCIALISTI IN UE LETTA: "MA I 5S SONO EUROPEISTI"

Carlo Bertini per "la Stampa"

 

calenda renzi

«Noi non metteremo veti se chiederanno di entrare, il loro europeismo ormai pare acquisito», fa sapere Enrico Letta. Il leader Pd ne parla a Bruxelles con Lia Quartapelle, Brando Benifei e gli eurodeputati dem: l'ingresso dei grillini nel gruppo Socialisti e democratici del parlamento europeo fa discutere. «Si stanno rivelando un alleato solido su questo punto e per il Pd, più M5s si àncora ad un europeismo irreversibile, meglio è per tutti».

 

L'apertura delle porte ai 5stelle in Europa, di cui si parla da tempo, crea malumori anche tra i dem e il segretario la gestisce con i guanti di velluto. Si confronta a pranzo con Paolo Gentiloni e poi pure con Stefano Bonaccini, che benedice il superamento della fase dei grillini con i gilet gialli a Parigi. «Decidano loro, non ci vedo nulla di strano in quell'approdo». Ma lo strappo più eclatante è con Carlo Calenda, che passa da S&D ai lib-dem di Renew senza batter ciglio.

carlo calenda matteo renzi

 

«Sono uscito dal Pd per via dell'alleanza con i 5stelle, non posso fare un gruppo insieme con loro in Europa, dove hanno votato a favore di Maduro e sono lungi dall'essere maturati». Senza appello dunque, anche perché lo strappo si è consumato nel chiuso di una stanza il giorno prima, quando si è riunita la delegazione degli eurodeputati italiani dell'S&D «e lì il capogruppo Pd Brando Benifei - racconta Calenda - ci ha detto "tanto non decidiamo noi, ma Letta". Eh no, Letta può decidere per te, non per noi. Quindi, se voi andate verso quella direzione, io no. Penso sia un errore».

 

Ecco qui. A Roma la notizia rimbalza, per Letta risponde Nicola Zingaretti, che sulla terrazza del Nazareno presentò l'eurocandidatura di Carlo Calenda sotto le insegne del Pd, quando era segretario. E' un'invettiva la sua, della serie «non ne possiamo più di diktat e veti. Calenda sbaglia perché si deve rimanere con le proprie identità, ma poi uniti siamo più forti». Puntura finale: «Di questo modo di picconare, frammentare e distruggere, gli italiani non ne possono più».

 

emmanuel macron 2

Ecco, Letta condivide, ma non affonda, sa che i rimbalzi sul campo largo che vuole costruire in Italia per battere la destra sono tutti negativi, a partire da Calenda che dice «io non ci credo a questo schema di gioco». Dal Nazareno replicano piccati: «Non si costruisce nessun tipo di percorso con veti e pregiudiziali, vale per Calenda, Renzi e anche per Conte». Strada in salita per un centrosinistra unito nella battaglia delle politiche. A sentire chi gli è vicino, Calenda però non ci pensa proprio a fare un partito o un nuovo soggetto politico insieme a Matteo Renzi.

 

La decisione di passare armi e bagagli nelle fila di Renew, dove siedono i renziani insieme a quelli di Macron, non significa che stia sbocciando un patto di ferro in Italia. Però fa effetto, tanto che nei confini patri scattano gli alert nel Pd, specie alla vigilia delle grandi manovre per il Colle, anche se in Parlamento le truppe di Calenda si contano sulle dita di una mano. Un segnale, come lo definisce Osvaldo Napoli, che insieme a Giovanni Toti ha portato i centristi in Cambiamo. «Calenda ha messo una calamita politica, un cuneo fra centrodestra e centrosinistra, dimostrando di aver intuito prima di altri la partita che si aprirà dopo il Quirinale».

calendaCARLO CALENDA MEME

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…