matteo salvini giorgia meloni scostamento di bilancio soldi euro

MELONI NON VUOLE SALVINI AL VIMINALE? E IL CAPOGRUPPO DELLA LEGA MOLINARI MANDA IL PIZZINO: “CREDO CONVENGA A TUTTI CHE LE RICHIESTE DELLA LEGA VENGANO ESAUDITE” - IN BALLO NON C’E’ SOLO LA POLTRONA: IL “CAPITONE” VUOLE RILANCIARSI DOPO LA BATOSTA ELETTORALE E CIANCIA DI DECRETO CONTRO IL CARO BOLLETTE, QUOTA 41 PER LE PENSIONI E L’AUTONOMIA REGIONALE - UN PROGRAMMA LONTANO DA QUEL CHE HA IN MENTE GIORGIA MELONI, CHE VUOLE EVITARE UN NUOVO SCOSTAMENTO DI BILANCIO

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI

È partita la guerriglia tra Meloni e Salvini, che iniziano la trattativa sul governo come fosse il secondo tempo della campagna elettorale. In questo limbo tra la chiusura delle urne e l'apertura della legislatura, il capo del Carroccio tenta di rilanciarsi, di prendersi una rivincita sulla presidente di FdI, quantomeno per non perdere la leadership nella Lega dopo aver perso gran parte dei voti della Lega.

 

Così ieri Salvini ha deciso di andare al braccio di ferro con la premier in pectore, lanciando le priorità programmatiche del suo partito: un decreto contro il caro bollette, il varo di «quota 41» nel sistema pensionistico e il tema dell'autonomia da inserire già nel primo Consiglio dei ministri.

RICCARDO MOLINARI MATTEO SALVINI

 

Mosse in aperto contrasto con la strategia di chi si sta preparando per Palazzo Chigi.

Perché sul primo provvedimento Meloni vorrebbe evitare uno scostamento di bilancio, per non presentarsi con questo primo atto in Europa.

 

Il secondo, da inserire nella Finanziaria, richiederebbe troppe risorse a fronte di un bilancio pubblico che ne garantirà molto poche. Il terzo è una riforma che FdI vorrebbe accompagnare al presidenzialismo. Il fuoco di sbarramento del Carroccio è funzionale a un altro e più immediato obiettivo: ottenere per Salvini un dicastero «di peso» e avere la garanzia di poter scegliere i propri ministri senza subire veti sui nomi. «E credo convenga a tutti che queste richieste vengano esaudite», ha avvertito il capogruppo leghista Molinari.

 

SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPI

Dopo il risultato elettorale Meloni aveva messo in conto la reazione dell'alleato, visto che - appena chiuse le urne - un autorevole dirigente di FdI aveva anticipato la trama della trattativa: «Con Berlusconi non sarà molto complicato. Diverso sarà con la Lega». Se è vero che nelle coalizioni i rapporti di forza sono dettati dai numeri, è altrettanto vero che i rapporti politici impongono delle variazioni legate alla contingenza.

 

E dunque la futura premier dovrà prepararsi a una dura trattativa, perché la pressione di Salvini potrebbe scombinare i suoi piani. L'idea, per esempio, di arrivare alla prima seduta del Parlamento il 13 ottobre già con un accordo definito sia per le presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama, sia per gli incarichi di governo, in modo da agevolare il lavoro del Quirinale e di presentarsi alle Camere per la fiducia la settimana seguente.

MELONI SALVINI 45

 

Un iter spedito, senza incidenti di percorso, come lo «spettacolo poco edificante» che portò cinque anni fa alla nascita del governo giallo-verde e che fu segnato dallo scontro dei grillini e dei leghisti con il capo dello Stato sul «caso Savona», quando Di Maio arrivò a minacciare l'impeachment di Mattarella.

 

Perciò, il manuale Cencelli verrà senz' altro utile nel corso della mediazione con gli alleati, bilanciando il peso delle presidenze delle Camere con i ruoli nell'esecutivo. Ma sulla lista dei ministri da presentare al Colle, Meloni non è disposta ad assecondare giochi al ribasso. «E più la compagine sarà formata da esterni - spiegava ieri un rappresentante di Forza Italia - meno problemi ci saranno. Con i partiti e con il presidente della Repubblica».

SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPI

 

Ma anche con i futuri partner europei, che magari saranno disponibili ad accantonare i pregiudizi ma non accetteranno sforamenti di bilancio.

 

La lettura anticipata della Nota di aggiornamento dei conti pubblici ha confermato a Meloni ciò che aveva già saputo direttamente da Draghi nei ripetuti colloqui prima delle elezioni. Al punto che un mese fa - conscia delle poche risorse a disposizione - aveva chiesto ad alcune personalità in odore di ministero di farle avere schemi di riforme «a costo zero». Adesso deve fare i conti con Salvini e con le sue richieste sui provvedimenti e sui dicasteri che considera egualmente esosi.

SALVINI MELONI

 

D'altronde questa è la strada da percorrere se vuole «entrare dal portone principale di Palazzo Chigi», frase che non appartiene a Meloni ma che pronunciò il leader leghista nell'estate del 2019. Invece oggi tocca alla presidente di FdI. Solo che la sua ricerca della perfezione, da raggiungere peraltro in tempi assai ristretti, mal si concilia con la conflittualità della politica. E questo - raccontano - le mette un'ansia che cerca come può di dissimulare.

Ultimi Dagoreport

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

FLASH! – OLTRE AL SILURAMENTO DI FEDERICO FRENI ALLA GUIDA DELLA CONSOB (CERCASI UN TECNICO), NEL TURBOLENTO VERTICE DI MAGGIORANZA DI IERI NON POTEVA MANCARE IL CASO VANNACCI - IN TEMPI DI CRUCIALI E DEMENTI TRUMPATE GEOPOLITICHE, MELONI HA MESSO ALLE STRETTE SALVINI: O IL TUO VICE SEGRETARIO CON LE STELLETTE AL CONTRARIO SI DA’ UNA REGOLATA E LA FINISCE DI SPARARE CAZZATE (L’ULTIMA: L’INVITO ALL’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA) OPPURE, CARO MATTEO, LO DEVI ESPELLERE DALLA LEGA – IL BARCOLLANTE LEADER DEL CARROCCIO L’HA RASSICURATA: “NON SARÀ UN PROBLEMA” (MA NESSUNO CI CREDE…)

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...