giorgia meloni olaf scholz

MELONI A TUTTO GAS! – “IL SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO” HA DAVANTI A SÉ UN TOUR DE FORCE INTERNAZIONALE, E TRA I DOSSIER PIÙ CALDI C’È QUELLO DEL CARO ENERGIA. “DONNA GIORGIA” NE HA PARLATO AL TELEFONO CON IL CANCELLIERE TEDESCO OLAF SCHOLZ, CHE PUÒ PERMETTERSI DI SPENDERE 200 MILIARDI DI EURO FOTTENDOSENE DELLA SOLIDARIETÀ UE. LA DUCETTA HA AUSPICATO “MISURE CONDIVISE E CONCRETE”: SE L’EUROPA NON INTERVERRÀ, SARÀ IL GOVERNO ITALIANO “A LAVORARE SUL DISACCOPPIAMENTO” DEL COSTO DEL GAS DA ALTRE FONTI

Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

giorgia meloni al senato 3

Quando atterrerà a Bruxelles, giovedì prossimo, Giorgia Meloni avrà un compito, su tutti. Sfidare lo scetticismo delle istituzioni europee che saranno lì, con il miglior sorriso di circostanza, ad attenderla, al suo debutto internazionale.

 

Già il viaggio in sé è significativo. È il primo da premier, ed è stato preparato proprio per dare un segnale di chiarezza, dopo tanta ambiguità, sulla volontà di Meloni di considerare l'Europa una realtà senza alternativa, che arriva prima delle battaglie sovraniste, delle impuntature sul primato del diritto italiano, e degli alleati che sognano democrazie meno liberali.

 

MARIO DRAGHI E GIORGIA MELONI

In Europa si decide il destino dell'Italia e della sua ripresa economica. In poche ore la presidente del Consiglio incontrerà i presidenti di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, Ursula Von der Leyen, Charles Michel e Roberta Metsola. Con loro toccherà i nodi principali delle trattative in corso nell'Ue.

 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il gas e il Patto di Stabilità, su vincoli del debito. Riguardo al Pnrr, la posizione di Meloni è nota. Pensa sia necessario ritoccare l'impianto iniziale, alla luce del rincaro dei prezzi delle energie e delle materie prime. La discussione, promette, sarà franca ma anche «aperta».

 

EMMANUEL MACRON GIORGIA MELONI

Così è stata nella prima telefonata con il cancelliere Olaf Scholz. Come avvenuto già nell'incontro a Roma, quasi improvvisato, con Emmanuel Macron, Meloni si trova di fronte un avversario, per ideologia, provenienza, e famiglia di appartenenza nell'Unione. Scholz è un socialdemocratico e guida un Paese che può fare quello che l'Italia non può permettersi.

 

Può decidere di finanziare in autonomia un piano per abbattere il costo delle bollette e può fare blocco contro la proposta di una piattaforma comune sul gas e sul tetto al prezzo del metano.

 

OLAF SCHOLZ

Meloni eredita una vittoria a metà di Mario Draghi. Le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo citano un price cap «temporaneo e dinamico», non vincolante per il mercato. Secondo la premier, è il commento con Scholz, sono comunque «passi in avanti importanti», anche se, aggiunge, «servono urgentemente, quanto prima, misure concrete per ridurre i prezzi dell'energia».

 

Misure che siano «condivise», misure «davvero nello spirito dell'Europa», è la spiegazione offerta dai consiglieri, come la separazione del costo del gas da altre fonti energetiche. Se non sarà l'Ue, aveva detto tre giorni fa durante le repliche in Senato, nel giorno del voto di fiducia, sarà il governo «a lavorare sul disaccoppiamento».

 

Durante il colloquio, Meloni e Scholz parlano di flussi migratori e si soffermano molto sull'Ucraina, sulla necessità di continuare a mantenere al massimo livello il sostegno a Kiev «sul fronte politico, militare, economico e umanitario», in vista anche della ricostruzione. Ieri è stato anche il giorno della telefonata di Volodomyr Zelensky.

ursula von der leyen volodymyr zelensky

Il presidente ucraino ringrazia la nettezza con cui Meloni ha da sempre sostenuto le ragioni di Kiev contro l'aggressione spietata di Vladimir Putin. Una sponda che, assicura la premier, non verrà mai meno. Gli aiuti, umanitari e materiali continueranno.

 

Il governo è pronto a licenziare il sesto pacchetto di forniture militari, con l'obiettivo di garantirle agli ucraini prima di Natale. Secondo Meloni, è importante anche monitorare sul piano diplomatico che non ci siano altri problemi sull'esportazione del grano. Segno che c'è molta preoccupazione sul fatto che i porti ucraini possano nuovamente finire sotto l'assedio dei missili e delle navi di Mosca.

 

MEME SU PUTIN E IL GAS

«L'accordo per far partire il grano - ribadisce la premier - è fondamentale per scongiurare una possibile crisi alimentare». Nella triangolazione diplomatica l'Italia mantiene un canale, obbligato, con la Russia. Niente di più. Ma, per quel gioco sottile di malizia in cui i russi sono campioni, nelle stesse ore del colloquio con Zelensky, l'ambasciatore russo in Italia Sergey Razov ha rivelato che anche Putin si è congratulato con Meloni. Il capo del Cremlino ha mandato una nota di rito, molto stringata. Palazzo Chigi non lo aveva menzionato nell'elenco dei contatti internazionali avuti dalla premier. E così, ci ha pensato Razov a farlo.

giorgia meloni. TETTO LA QUALUNQUE - BY CARLI MARIO DRAGHI OLAF SCHOLZ GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI OLAF SCHOLZ MARIO DRAGHI giorgia meloni ride alle battute di renzi in senato 3

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)