luigi di maio

LE METAMORFOSI DI LUIGINO – IACOBONI RIASSUME LA TRASFORMAZIONE DI DI MAIO DA POPULISTA CON IL GILET GIALLO A SUPER ATLANTISTA DRAGHIANO: “L’INCONTRO CHE LO CAMBIA È QUELLO CON AUGUSTO RUBEI, IL SUO PORTAVOCE. INIZIA UN LUNGO PERCORSO CHE VEDE DI MAIO DIVENTARE UN INTERLOCUTORE SEMPRE PIÙ ABILE DELL’AMMINISTRAZIONE PROFONDA ITALIANA, E ANCHE AMERICANA” - "CAPISCE L’IMPORTANZA DI DIALOGARE CON PERSONAGGI COME MARIO DRAGHI DA BEN PRIMA CHE DRAGHI ARRIVI A PALAZZO CHIGI. QUESTO CANCELLA IL PASSATO? OVVIAMENTE NO. MA SAREBBE ERRONEO ASCRIVERE QUEL PASSATO A DI MAIO, E SCONTARLO A CONTE…”

Thread di Jacopo Iacoboni su Twitter

 

JACOPO IACOBONI

Forse è il caso, visto che ne parlano tutti, che dica anch’io qualcosa su Conte, Di Maio e il tema della coerenza, agitato strumentalmente da tutte le parti.

In fondo, un po’ mi ero occupato del Movimento fondato da Casaleggio e Grillo.

 

Luigi Di Maio è stato a lungo il leader populista, e in certi momenti quasi sovranista, del M5S. Figlio di un dirigente locale del Msi, orientato dall’ambiente di provenienza su posizioni law and order, considerato l’anima conservatrice, e talvolta di destra, del M5S. Gli inizi.

 

augusto rubei laura luigi di maio virginia saba

Sono in realtà Casaleggio e Grillo a costruire l’alleanza con Salvini. Che Di Maio accetta con convinzione, giudicando Salvini comunque un anti-sistema con i 5S. In quella fase, Di Maio si dedica però soprattutto a consolidare la presa interna nel M5S. Per lunghi anni lo scala.

 

Di Maio si segnala per tanto ultrapopulismo. I gilet gialli (iniziativa di Di Battista). La richiesta di impeachment di Mattarella (iniziativa partorita però dalla comunicazione M5S, oggi fedelissima di Conte). Le ong definite “taxi del mare”. il Pd partito di Bibbiano.

L’incontro politico che lo cambia e apre la sua lunga nuova fase è quello con Augusto Rubei, il suo portavoce. Inizia allora un lungo percorso che vede Di Maio diventare un interlocutore sempre più abile dell’amministrazione profonda italiana, e anche americana. Dura anni

GILET GIALLI DI MAIO DI BATTISTA TONINELLI GRILLINI

 

Di Maio, parentesi, capisce l’importanza di dialogare con personaggi come Mario Draghi da ben prima che Draghi arrivi a Palazzo Chigi. Questo cancella il passato che ho ricordato? Ovviamente no. Ma sarebbe erroneo ascrivere quel passato a Di Maio, e scontarlo a Conte.

 

Conte esordisce come ignoto professore di diritto pugliese, capitato a Palazzo Chigi perché a Salvini e Casaleggio serviva una figura terza, per trovare l’accordo, come suggerito a Salvini e Casaleggio anche da Steve Bannon. Sì lui, vecchio Steve, il senior strategist di Trump.

SALVINI PUTIN CONTE DI MAIO

 

In quella stagione Conte si fa fotografare a Palazzo Chigi come volto dei decreti Salvini sull’immigrazione. Al primo vertice internazionale da premier è l’unico premier del G7 a sostenere l’idea di Trump di riammettere Putin nel G8

 

LUIGI DI MAIO RINGRAZIA AUGUSTO RUBEI NEL SUO LIBRO

Concede a Barr (ministro della Giustizia di Trump) di incontrare i capi dei nostri servizi segreti, in una vicenda nebulosa a dire poco, e che mette a serio rischio le procedure della sicurezza nazionale. I capi dei servizi fortunatamente non consegnano ai trumpiani nulla.

Conte celebra a Villa Madama (4 luglio 2019) da premier una cena per Putin in cui la quantità di oligarchi e alti burocrati russi oggi (e alcuni gia alllra) sanzionati è notevolissima. La presenza a quella cena di Savoini è una mera nota di colore.

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 1

 

Conte concede da premier una sfilata di mezzo militari, generali russi e uomini del GRU russi su suolo di un Paese Nato, facendola presentare ai russi (psy ops) come aiuti per il Covid, Dalla Russia con amore

 

(una storia che s’intreccia con opache manovre lobbistiche russo-italiane, prima per sviluppare, poi per far adottare il vaccino Sputnik in Europa, usando l’Italia come anello debole e sperimentatore. Un vaccino tuttora non riconosciuto dall’Ema)

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI DECRETO SICUREZZA

Nel frattempo, in una delle torsioni più nebulose imho della storia recente, Conte riesce a passare da volto dell’alleanza con Salvini, a volto dell’allleanza col Pd di Zingaretti. Restando a Palazzo Chigi. Renzi benedice quella operazione, con la necessità di far fuori Salvini

 

Ma la benedice soprattutto Trump, col celebre tweet di endorsement a “Giuseppi”. E nonostante questo endorsement, inizia una fase in cui Conte per miracolo viene offerto al pubblico (da un gruppo di politici romani) come “punto di riferimento fortissimo dei progressisti”

 

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - LUIGI DI MAIO - BY MACONDO

Di Maio soffre nel vedersi scavalcato, e sicuramente motivazioni personali tra i due si alimentano. Ma in quel momento, Conte è posizionato addirittura come aspirante candidato leader di tutto il campo progressista. Chi osa criticarlo, va contro un muro compatto.

 

Sulla lunga guerra tra i due non aggiungo altro: poco interessante. Interessante invece è che Conte - uscito da Palazzo Chigi perché Renzi ritira la fiducia di IV, e nessuno dei “parlamentari responsabili” si materializza a soccorrerlo in numero bastevole - cambia ancora.

 

luigi di maio mario draghi

Non è più, ora, il punto di riferimento fortissimo dei progressisti, ma una spina nel fianco di Draghi (vicina alle idee di Travaglio e Di Battista), la cui strategia di fondo è ricavarsi una nicchia di populismo ma stavolta non salviniano-casaleggiano, bensì melenchoniano

Ho riassunto molto, e me ne scuso. Il tratto finale è che, sul no all’invio di altre armi all’Ucraina, Conte si ritrova de facto nella stessa posizione auspicata da Razov, ambasciatore russo, e del Cremlino. Anche Grillo era molto apprezzato, a Villa Abamelek.

BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO CONTE SALVINIVLADIMIR PUTIN E GIUSEPPE CONTE

Fine.

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…