giuseppe conte matteo renzi

IL MIO MIGLIOR NEMICO - LA TREGUA TRA CONTE E RENZI E’ LA CONSEGUENZA DEI CEFFONI DI MATTARELLA CHE HA DETTO BASTA AI BALLETTI IN MAGGIORANZA - “GIUSEPPI” E’ COSTRETTO A OFFRIRE APERTURE SUI PROGRAMMI, MA I RENZIANI VOGLIONO PIÙ POSTI AL GOVERNO. ECCO PERCHÉ UN'IPOTESI DI RIMPASTO RESTA SULLO SFONDO…

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

RENZI CONTE

L'improvvisa attenzione di Giuseppe Conte per Matteo Renzi e la sua truppa non nasce a caso e non nasce solo a Palazzo Chigi. Al premier, che ha imparato a leggere meglio le cose della politica, non è sfuggito il senso delle indiscrezioni fatte trapelare con accorto tempismo dal Quirinale. Sergio Mattarella pronto a sbarrare la strada a qualsiasi altra alchimia di governo e intenzionato, in caso di crisi, a riportare l' Italia al voto è suonato come un monito diretto più al presidente del Consiglio che all' indisciplinato Renzi. Il messaggio è diventato ancora più chiaro nel corso di un confronto diretto con il Colle.

 

Conte ha capito che è arrivato il momento di fissare una tregua, raccogliere i cocci di una maggioranza arrivata pericolosamente sul baratro. In questo senso, parlare con Italia Viva, incontrare la delegazione dei renziani di Camera e Senato, non è stata una scelta, ma un obbligo. Accontentare Renzi, che chiedeva «un gesto politico», riconoscerne la legittimità come partito di maggioranza al pari degli altri, e la forza basata sui numeri in Parlamento.

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

 

Brucia ancora, per l' ex rottamatore, il passaggio dell' intervista a La Stampa, nel quale il premier, alla domanda sui complicati rapporti con Iv, usa con malizia i numeri dei sondaggi in discesa per Renzi e si dice sempre disponibile ad ascoltare le proposte e chi le sostiene «al di là se è rappresentativo del 2 o del 25 per cento del Paese».

 

Infuriato e intenzionato a rinfacciargli questo pizzino avvelenato, l' ex leader del Pd dà mandato ai suoi uomini di ricordare al presidente del Consiglio che «sono i seggi in Parlamento a contare». Il colloquio di Conte con Ettore Rosato, Maria Elena Boschi, Davide Faraone e la ministra Teresa Bellanova dura due ore. «A tratti duro» commentano i renziani all' uscita. Si accordano per rivedersi a breve, tra sette-dieci giorni, in modo da raccogliere le idee e stilare un elenco di proposte.

 

sergio mattarella giuseppe conte

Da lì dovrebbe nascere un' agenda condivisa per affrontare i capitoli più delicati della Fase 2 sminando il terreno da prevedibili incomprensioni. Ma è addentrandosi di più nel racconto di come è andata che si può comprendere quanto il rapporto con il premier sia piegato da sospetti e distanze.

 

Il gelo dei primi minuti di confronto viene rotto con difficoltà. «Lo so che volete qualcun altro seduto al mio posto», dice un po' scherzando Conte. Rosato porta subito la discussione sulla difficile convivenza: «Siamo tagliati fuori da tutto, veniamo a conoscere le decisioni da altri». Nessuno in quella stanza crede davvero alla possibilità del voto.

teresa bellanova matteo renzi

 

Fare la campagna elettorale, mandare gli italiani alle urne, in queste condizioni, con le mascherine e il distanziamento, mentre il governo non è ancora in grado di dare certezze sulle vacanze? Chiunque, dentro l' esecutivo o in maggioranza, risponde allo stesso modo: «Impossibile». Persino Silvio Berlusconi fa sfoggio di realismo politico e dice che si andrà avanti così perché «pensare oggi, in piena emergenza, a un cambio di governo è prematuro». E allora, costretti a restare assieme, Conte e IV devono definire le condizioni di una pace più duratura, ben sapendo che Renzi non mollerà i suoi piani.

 

di matteo bonafede

Il premier è pronto a offrire aperture sui programmi, ma all' incontro si evoca anche un orizzonte di verifica sulla componente di Iv al governo. Un' ipotesi di rimpasto che resta sullo sfondo. Prima i renziani vogliono le prove di una vera disponibilità. Sull' economia, Conte ha già aperto a un ammorbidimento dell' intervento dello Stato dentro le imprese e a questo punto non si esclude una forma di detassazione per la capitalizzazione delle aziende. Su agricoltura e immigrati, Conte assicura a Bellanova di aver convinto il M5S a un compromesso accettabile per entrambi. Resta la spinosissima questione della giustizia.

 

nino di matteo alfonso bonafede

Il premier chiede di fermare gli attacchi al ministro Alfonso Bonafede alle prese con i boss mafiosi scarcerati per il coronavirus e nel pieno della bufera scatenata dalle accuse del pm Nino Di Matteo. In cambio i renziani vogliono una concessione sulla prescrizione ma assicurano che non c' è mai stata una reale intenzione di votare la mozione di sfiducia al Guardasigilli presentata dalla Lega. Sarebbe anche difficile da spiegare come mai il partito nato per combattere le derive giustizialiste della politica abbia ceduto alla tentazione di assecondare la sentenza espressa da un magistrato in un talk show.

Ultimi Dagoreport

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...