boris johnson e la regina elisabetta

IL MIO REGNO PER UN CAVILLO - LA LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD: LUNEDÌ BORIS PROVERÀ DI NUOVO A FAR VOTARE PER ELEZIONI-LAMPO, MA L'OPPOSIZIONE SI È RIUNITA PER RESPINGERE QUESTA IPOTESI - UNA DOMANDINA: MA IL PARLAMENTO INGLESE NON VUOLE L'ACCORDO DI THERESA MAY, NON VUOLE UN SECONDO REFERENDUM MA NEANCHE RESTARE NELL'UE. E ORA NON VUOLE UN'ELEZIONE PRO/CONTRO BORIS. MA ALLORA CHE CA**O VUOLE? IL BELLO È CHE NON LO SA NESSUNO…

  1. IL PROFILO TWITTER (PARODIA) DELLA REGINA RIASSUME BENE LA SITUAZIONE:

 

 

  1. BREXIT: LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD

 (ANSA) - Passaggio completato anche alla Camera dei Lord per la legge anti-no deal promossa ai Comuni dalle opposizioni e da un gruppo di Tory dissidenti con l'obiettivo di cercare d'imporre al recalcitrante governo di Boris Johnson la richiesta all'Ue di un rinvio della Brexit oltre la scadenza del 31 ottobre. Il testo è stato approvato dalla Camera alta senza sorprese e senza opposizione, visto che anche l'esecutivo - pur contrario ai suoi contenuti - aveva preferito rinunciare a porre ulteriori ostacoli puntando ormai a risolvere il braccio di ferro sulla Brexit con la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito appena possibile.

boris johnson regina elisabetta

 

Ora per la conclusione dell'iter sprint della legge non resta che il suggello scontato della firma della regina, o Royal Assent, e il deposito a Westminster, previsto per lunedì. Vale a dire lo stesso giorno in cui il governo intende riproporre - a legge varata - una mozione in favore del voto politico anticipato a metà ottobre: mozione a cui peraltro le opposizioni rimangono per ora orientate a far mancare il quorum.

 

 

  1. BREXIT: ALTA CORTE, SOSPENSIONE PARLAMENTO È LEGALE

 (ANSA) - La sospensione del Parlamento britannico, annunciata dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima, è legale. Lo hanno confermato i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra respingendo - dopo che un primo ricorso di militanti anti Brexit era stato respinto in Scozia - le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.

il discorso della regina alla camera dei lord

 

 

  1. BREXIT:LABOUR RIPETE NO A VOTO LAMPO, OPPOSIZIONI A CONSULTO

 (ANSA) - Il Labour resta orientato a votare no lunedì di fronte al secondo tentativo preannunciato dal governo Tory di Boris Johnson di presentare una mozione alla Camera dei Comuni britannica per indire elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. Lo ha ribadito oggi la titolare degli Esteri del governo ombra laburista, Emily Thornberry, a margine di un incontro in teleconferenza tenuto dal leader del suo partito, Jeremy Corbyn, con i responsabili parlamentari di tutte le altre forze di opposizione per coordinare le posizioni. Incontro in cui è stata ribadita la volontà di garantire prima lo stop al rischio di una Brexit senz'accordo (no deal). Il sospetto di Corbyn che gli indipendentisti scozzesi dell'Snp si possano alla fine sfilare dando l'ok al voto immediato - nel timore che gli elettori interpretino la tattica della dilazione come una forma di "paura", come Johnson già imputa agli oppositori - è stata intanto per ora smentita dal capogruppo a Westminster di questa formazione, la terza per consistenza ai Comuni dopo Tory e Labour, Ian Blackford.

 

Il premier in carica invoca lo sbocco elettorale ormai come unica via d'uscita dallo stallo sulla Brexit dopo l'approvazione ai Comuni di un legge anti-no deal promossa dai suoi contestatori per imporre un rinvio del divorzio da Bruxelles oltre la scadenza del 31 ottobre: rinvio che lo stesso Johnson peraltro si dice indisponibile a chiedere. "La possibilità di avere un'elezione generale è ovviamente assai attraente" per l'opposizione, ha affermato la Thornberry, "ma dobbiamo prima risolvere una crisi imminente" e assicurarci che la convocazione delle urne non sia "un trucco" per far sì che nel frattempo Londra esca comunque dall'Ue "senz'accordo".

jeremy corbyn in piazza contro boris johnson

 

Per evitare questo rischio, Corbyn nei giorni scorsi aveva detto di voler prima lasciar entrare in vigore la legge anti-no deal, cosa che accadrà in effetti proprio lunedì. Ma vari esponenti pro Remain del suo e di altri partiti lo spingono a continuare a far ostruzionismo almeno per alcune settimane, in modo da cercare di spostare le elezioni oltre il 31 ottobre, nella speranza di mettere in imbarazzo Boris Johnson.

 

 

 

  1. BORIS

Ian Buruma per “la Repubblica”*

*Traduzione di Anna Bissanti

 

jeremy corbyn

L'idea che il Primo ministro britannico Boris Johnson sia un uomo del popolo, un leader della gente comune che combatte le élite dell'establishment, potrebbe sembrare un po' inconsueta o addirittura stravagante. Dopo tutto, Johnson incarna alla perfezione l'élite: ha studiato a Eton e Oxford e ha quella ricercatezza eccessiva nel parlare e nei modi tipica dell'upper class britannica. Da giornalista e da parlamentare in qualche caso è stato una voce spregiudicata, spesso scorretta, ma sempre impegnata della classe dirigente conservatrice.

 

Eppure, ecco che sostiene di rappresentare "la voce del popolo" contro le voci che in parlamento, da sinistra come da destra, contestano le sue politiche ispirate a una linea dura e intransigente per la Brexit. Parlare di tutti gli oppositori di una hard Brexit in termini di nemici del popolo è stata una caratteristica costante della campagna a favore dell'uscita dalla Ue. Da quando la popolazione si è espressa nel referendum del 2016, tutti i tentativi di attenuare le ripercussioni negative trovando un compromesso o posponendo la rottura sono visti alla stregua di un attacco alla volontà popolare.

 

boris johnson gelato

In parlamento, Johnson deve far fronte a una vasta opposizione, soprattutto dopo che ha deciso la sospensione delle attività per arrivare direttamente alla Brexit il 31 ottobre, con o senza accordo. Martedì, una maggioranza ha votato a favore di una mozione che obblighi il Primo ministro a rimandare la Brexit qualora non si riesca a raggiungere un accordo. Johnson ha rimosso tutti i conservatori che hanno votato a favore di questa mozione, tra i quali i ministri del precedente governo. E poi ha invocato le elezioni generali, che Johnson presenta come una battaglia tra "il popolo" e "i politici" che gli intralciano la strada.

 

I provvedimenti del premier britannico sono fuori dal comune, ma non sono illeciti. Di sicuro, non sono tipici dei conservatori - nel senso che non sono mirati a tutelare le leggi tradizionali o l'ordine costituito. Perdipiù, sono assai poco British. Preoccupati, alcuni commentatori instaurano paralleli con alcuni episodi avvenuti durante l'ascesa del fascismo.

 

In verità, da studioso del mondo classico, Johnson sarà sicuramente consapevole che il modello del demagogo dell'upper class che conquista il potere fomentando l'ira delle classi inferiori risale alla fine della Repubblica nell'antica Roma, quando i tribuni della plebe attaccarono i patrizi in Senato aizzando e sobillando le masse spesso violente. Senza dubbio, nei privilegi di quell'istituzione c'erano molte cose sbagliate, ma a segnare la fine della Repubblica e l'inizio della dittatura imperiale fu proprio una demagogia di questo tipo.

 

Neanche i referendum rientrano tra le abitudini britanniche consolidate. Nel 1945, quando Winston Churchill propose di indire un referendum per prolungare il suo governo di guerra, il leader laburista Clement Attlee bocciò l'idea e la definì "avulsa da tutte le nostre tradizioni". Nei regimi chiusi, i plebisciti sono considerati una forma di "democrazia diretta", quando si presume che la volontà popolare trovi la sua espressione più pura nella volontà di un grande leader.

 

angela merkel boris johnson 4

Tuttavia, il fulcro della democrazia parlamentare, di cui la Gran Bretagna è stata una dei primi e più fieri esempi, è che è indiretta. L'idea che lo stato rappresenti la volontà popolare è un concetto della Francia giacobina, sempre respinto dai conservatori britannici a cominciare da Edmund Burke. In una democrazia parlamentare "il popolo" non esiste, e tanto meno esistono una volontà popolare o una voce popolare. I politici sono scelti per rappresentare interessi differenti, che in seguito possono essere oggetto di discussione in parlamento, nella speranza che approdino a una soluzione grazie a compromessi.

 

In una democrazia liberale, anche l'opinione pubblica è più una forma di rappresentanza che un'espressione diretta. Nei secoli più recenti, l'opinione pubblica è stata diffusa dalla stampa, cartacea o televisiva, mediata da giornalisti e direttori. Tutto questo, ovviamente, adesso è cambiato. Grazie a internet, la maggior parte delle opinioni circola ormai senza alcuna forma di mediazione. Adesso, il popolo ha centinaia di milioni di voci. I giornalisti sembrano retrogradi e, come i politici, sono visti perlopiù con diffidenza - danno "notizie fasulle", sono "obsoleti" ed "elitari".

 

boris johnson

Ciò non significa che i giornalisti e i politici siano tutte persone perbene e che abbiano opinioni giuste. Tutt'altro. Tuttavia, abbiamo già potuto constatare quanto sia facile per demagoghi e impostori - in assenza di una forma qualsiasi di mediazione, in parlamento come nei media - manipolare le voci del popolo. Sospendendo il parlamento in uno dei dibattiti più importanti del secolo, Johnson espone la democrazia liberale agli stessi pericoli a cui la Repubblica Romana fu esposta dagli agitatori populisti.

 

Nella campagna per la Brexit, ci sono stati molti aspetti sconvenienti: paure esagerate degli immigrati, illusioni di grandezza e così via. Il tema più rispettabile è stato quello che ruota attorno alla questione della sovranità. L'Ue non è uno stato democratico. Farne parte significa che certe leggi possano essere proposte e approvate da persone che non sono state elette direttamente in elezioni nazionali. È indispensabile aprire un caso purista, in base a cui una democrazia liberale non possa delegare i poteri legislativi a istituzioni sovranazionali senza stemperare la propria sovranità nazionale.

boris johnson

 

In verità, alcune delle leggi giudicate molto irritanti dai sostenitori della Brexit non sono per nulla europee, bensì nazionali. Il punto, però, non è se le leggi siano giuste o sbagliate, ma chi abbia il diritto di scriverle. Alcuni patrioti britannici - non senza motivo, in fondo - pensano che questo sia il nocciolo di fondo del sistema democratico, esemplificato al meglio dalla Madre di tutti i parlamenti. Quando però esaltano fanaticamente la volontà popolare, espressa in un referendum, diventano difensori di una tradizione politica assai diversa, ostile al sistema parlamentare britannico.

boris jogging

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....