giuseppe conte baraldi salvataggio mare

MOLINARI PASSA ALLE MANIERE FORTI E SU ''REPUBBLICA'' TIRA FUORI L'ACCETTA CONTRO CONTE, CON L'ECONOMISTA ALESSANDRO PENATI CHE PARAGONA LO SCHIAVO DI CASALINO A LUIGI XVI, IL RE CHE CONVOCÒ GLI STATI GENERALI E POI FU GHIGLIOTTINATO DOPO LA RIVOLUZIONE FRANCESE - ''INVECE DI PENSARE IN PICCOLO, QUI SI SOGNA, ALLA GRANDE. CON IL RISCHIO CHE GLI ITALIANI SI SVEGLINO IN PREDA A UN INCUBO QUANDO ANCHE IL CONTE LUIGI E LA SUA CORTE SI RENDERANNO CONTO CHE IL FIUME DI SOLDI CHE STA ARRIVANDO NON È MANNA DAL CIELO MA UN MUCCHIO DI DEBITO''

Alessandro Penati per ''la Repubblica''

 

Ho appreso con una certa apprensione la notizia della solenne convocazione degli Stati generali da parte del primo ministro Conte. I ricordi liceali mi hanno riportato alla memoria gli Stati generali convocati da Luigi XVI nel maggio 1789 per riunire tutte quelle che oggi chiameremmo "parti sociali" ed avere da loro indicazioni su come metter fine alla grave crisi economica e sociale della Francia ed evitare il dissesto delle finanze pubbliche. Suona familiare?

 

giuseppe conte al telefono

Come andò a finire lo sappiamo: la crisi è degenerata in una sanguinosa rivoluzione; tre anni dopo il Re è stato destituito e poi ghigliottinato. E mi sono domandato se Conte (o il suo spin doctor) ignori la storia, se abbia voluto fare un gesto volutamente scaramantico, o se si creda oramai un sovrano capace di riuscire dove Luigi XVI fallì. Quale che sia la risposta, auguri. Non a Conte; agli italiani.

 

Perché invece di pensare in piccolo - come Boeri e Perotti raccomandano su queste colonne (Repubblica, 5 giugno 2020) e come qualunque persona di buon senso condivide - qui si sogna. E alla grande. Con il rischio che gli italiani si sveglino in preda a un incubo quando anche il Conte Luigi e la sua Corte si renderanno conto che il fiume di soldi che sta arrivando non è manna dal cielo ma un mucchio di debito di cui, prima o poi, dovremo rendere conto. E se i soldi li avremo dissipati in prebende, sussidi e mance, o per costruire cattedrali nel deserto, saranno i soliti noti a pagare. Da ligio contribuente, è una pessima prospettiva.

 

ALESSANDRO PENATI

Leggendo poi che gli Stati generali dovrebbero proporre, o indicare, o condividere (non sono sicuro di averlo capito) come spendere il fiume di soldi mi è venuto un dubbio. Gli obiettivi della spesa - sburocratizzare la pubblica amministrazione; ricerca e innovazione; educazione; sanità; ambiente; tempi brevi della giustizia; tempi e costi certi per gli investimenti pubblici; trasporti efficienti; norme intellegibili; digitalizzazione; abolizione degli sprechi nel pubblico - sono talmente ovvi e condivisi che forse Stati generali, task force, comitati e spending review varie, non servono che a "fare ammuina": massima confusione possibile per mostrare un'operosità che in realtà non esiste.

 

Queste benedette "riforme" sono invocate da almeno un trentennio. Che siano indispensabili lo dimostra il semplice fatto che già prima del Covid il reddito pro capite italiano era inferiore a quello di 12 anni prima: un poco invidiabile record nella storia dei Paesi industrializzati. E allora, perché Conte dovrebbe riuscire dove tutti hanno fallito? Perché questa volta sarebbe diverso, avendo il fiume di soldi che l'Europa ci dà.

Gualtieri Conte

 

Sarò ingenuo, ma non mi pare siano i soldi il principale ostacolo alle riforme. Se le carriere nella ricerca e nelle università non sono basate sul merito, se i servizi legislativi dei ministeri scrivono norme comprensibili solo ai mandarini e non si preoccupano della loro attuazione, se gli enti pubblici non sono capaci di fare appalti e progetti, se si può fare una causa senza fondati motivi e non c'è certezza del diritto nei vari gradi di giustizia, se i vertici delle strutture sanitarie dipendono dalla vicinanza a chi governa la Regione, se abbiamo un sistema fiscale e di welfare che ci obbliga a ricorrere a Caf, patronati o commercialisti per capirci qualcosa, non è perché non abbiamo abbastanza soldi, ma perché non abbiamo mai avuto abbastanza organizzazione, responsabilità e meritocrazia. Temo quindi che fra tre anni saremo ancora qui a invocare le "riforme". Ma con tanti debiti in più.

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