sergio mattarella

LA MOSSA DEL PD PER IL BIS DI MATTARELLA - AL SENATO È STATO DEPOSITATO UN DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DI TRE DEM IN OTTIMI RAPPORTI CON IL COLLE (ZANDA, BRESSA E PARRINI) CHE SANCISCE LA NON RIELEGGIBILITÀ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. PER ARRIVARE ALLA SUA APPROVAZIONE PERÒ SERVONO MESI. MATTARELLA VERREBBE RIELETTO PER "UN MANDATO A TEMPO" E UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE DI DIMETTEREBBE CONTESTUALMENTE ALLE ELEZIONI POLITICHE DEL 2023… - L'ATTIVISMO DI ZAMPETTI...

https://m.dagospia.com/lo-zampino-di-zampetti-il-potentissimo-segretario-del-quirinale-si-sta-muovendo-per-291534

 

 

Federico Capurso e Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

MATTARELLA 1

È un paradosso, che però fa emergere quanto sia esteso e trasversale il partito che spinge e prega per il bis di Sergio Mattarella al Quirinale. Al Senato è stato depositato un disegno di legge costituzionale del Pd che prevede l'abolizione del semestre bianco - i sei mesi finali del mandato in cui il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere - e sancisce la non rieleggibilità del presidente della Repubblica. Due modifiche che era stato Mattarella a incoraggiare nelle stesse uscite pubbliche che gli erano servite a mettere in chiaro la sua contrarietà all'ipotesi di un secondo mandato.

 

mattarella draghi

A un primo sguardo la proposta sembrerebbe andare nella direzione auspicata da Mattarella. Ma non è così semplice. E come spesso fa la politica, si rivela un arabesco tutto da decifrare. Ecco il paradosso: chi presenta la legge che vieta la rieleggibilità lavora all'ipotesi della rielezione dell'attuale presidente della Repubblica. A firmare il ddl sono tre senatori del Pd che hanno ottimi rapporti con il Colle: Luigi Zanda, senatore di lungo corso, Dario Parrini, presidente della commissione Affari costituzionali, e Gianclaudio Bressa, considerato vicinissimo a Mattarella.

 

È quest' ultimo a far comprendere il senso dell'iniziativa a un mese e mezzo dalle votazioni per il Quirinale: «Il Ddl non potrebbe essere approvato ed entrare in vigore, nella migliore delle ipotesi, prima della fine del 2022 - spiega Bressa -. Non è un'iniziativa legislativa che guarda all'elezione di gennaio bensì a ciò che è meglio per gli equilibri costituzionali». La riforma offrirebbe una cornice costituzionale per non rendere norma un'eccezione che ha già un precedente nel bis di Giorgio Napolitano. Esattamente come chiede Mattarella.

luigi zanda foto di bacco

 

Per arrivare alla sua approvazione però servono mesi. Il presidente verrebbe rieletto e accompagnerebbe il percorso con una maggiore tranquillità. Perché a quel punto, contestualmente alle elezioni politiche del 2023, con un Parlamento dimezzato e con una legge che ha abolito semestre bianco e rieleggibilità, Mattarella potrebbe dimettersi e motivarne le ragioni proprio alla luce delle modifiche costituzionali e della nuova composizione delle Camere.

 

Si tornerebbe così allo schema della staffetta che i partiti hanno sempre incoraggiato: la riconferma a tempo di Mattarella scongiurerebbe le elezioni anticipate e permetterebbe al presidente del Consiglio Mario Draghi di completare il lavoro al governo. Nel 2023, se ce ne saranno le condizioni, l'ex banchiere centrale potrebbe salire al Colle, nominato dal nuovo Parlamento. Inutile dire che la mossa dei senatori Pd ha un valore anche perché è un segnale inequivocabile.

 

dario franceschini

Di chi fino a ieri sussurrava e oggi chiede invece esplicitamente un sacrificio a Mattarella, in nome della stabilità. Lo fa il costituzionalista e deputato dem Stefano Ceccanti: «Ritengo che sia la soluzione migliore». Nel Pd c'è grande agitazione. E il clima è lo stesso dentro Forza Italia e nel M5S. Anche perché le indiscrezioni sulla volontà di Draghi di trasferirsi al Quirinale si fanno sempre più diffuse. Quanto le voci su chi dei ministri lo sostituirebbe a Palazzo Chigi, per assicurare continuità al governo e placare i timori dei peones: oltre ai ministri Vittorio Colao e Daniele Franco, nel M5S e nel centrodestra si parla della titolare della Giustizia Marta Cartabia. «Io mi auguro che Draghi resti a Chigi - dice il senatore Andrea Marcucci - Aspetto che lo dica anche Enrico Letta».

 

zampetti

Sono tanti a chiedere che il segretario spenda una parola in questo senso. Temono che i contraccolpi delle elezioni del Quirinale possano destabilizzare il sistema e portare dritti al voto, garantendo a Letta la possibilità di rinnovare i gruppi. Un epilogo che non piace al ministro Dario Franceschini: «Al di là delle singole convenienze del voto - dice - la legislatura deve continuare, sarebbe irrazionale interromperla ancora in pandemia». Nel frattempo, i leader cominciano delineare ognuno una propria strategia. La riapertura dei contatti tra il presidente del M5S Giuseppe Conte e il leader della Lega Matteo Salvini serve anche a ribilanciare in chiave interna i rapporti e a spezzare l'asse che hanno costruito proprio sul Colle il ministro degli Esteri del M5S Luigi Di Maio e il ministro dello Sviluppo economico del Carroccio Giancarlo Giorgetti.

 

Nell'incontro avvenuto tra Di Maio e Conte a casa di Pietro Dettori, collaboratore del ministro grillino, è stata siglata una tregua tra i due in vista del Colle. A una condizione, chiesta dall'ex premier: che sia lui a guidare le trattative, coordinandosi sulla linea con Di Maio, ma senza più interferenze. Il ministro degli Esteri però non sembra aver messo da parte la sua capacità di tessitore.

 

Mattarella Amato

Lo provano le frequenti chiacchierate sul Colle con i ministri del Pd Lorenzo Guerini e Franceschini, e lo prova che appena qualche giorno fa Di Maio ha avuto un colloquio a tre con Giorgetti e Massimo D'Alema. Quest' ultimo interessato al pensiero del titolare della Farnesina, ma da sempre vicino a Conte, con cui condivide l'idea di non avere il nome del commissario europeo ed ex premier del Pd Paolo Gentiloni in cima alla lista delle preferenze per il Colle.

 

Nelle preferenze di D'Alema ci sarebbe il giudice costituzionale Giuliano Amato, lo stesso nome al centro di due cene. Quella in pizzeria tra Giorgetti e Di Maioa. E un'altra tra il leader di Leu Roberto Speranza, il vicesegretario del Pd Beppe Provenzano e il ministro Andrea Orlando.

 

2 - COLLE, LA MOSSA DEL PD PER IL BIS DI MATTARELLA

Alberto Gentili per "il Messaggero"

 

MATTARELLA LUZI

Enrico Letta martedì scorso si era limitato a lanciare un appello-allarme: «Sono convinto che l'elezione del presidente della Repubblica sarà a larga maggioranza. Se così non fosse, cadrebbe il governo immediatamente».

 

Ebbene ieri, per mano di Luigi Zanda, Gianclaudio Bressa e Dario Parrini, il segretario del Pd è passato ai fatti. Con un disegno di legge di riforma costituzionale firmato dai tre senatori dem, Letta ha compiuto la prima mossa concreta rivolta a scongiurare a metà gennaio - in occasione del voto per il nuovo capo dello Stato - il Big Bang della maggioranza di unità nazionale che sostiene il governo di Mario Draghi.

 

Lo scopo di Letta, al di là delle smentite di rito: cercare di aprire uno spiraglio alla rielezione di Sergio Mattarella, l'unica strada e l'unica personalità a detta praticamente di tutti (esclusi Matteo Salvini e Giorgia Meloni), che potrebbe portare a centrare due obiettivi: garantire la sopravvivenza della maggioranza, lasciando Draghi a palazzo Chigi a gestire il Recovery Plan, e portare la legislatura al suo termine naturale (il 2023). Per poi, magari, prendere il testimone del Colle da Mattarella per quella staffetta che ormai sembrava impraticabile.

mattarella universita di siena

 

E che potrebbe essere solo ipotizzata, non certo stabilita ab origine. Anche se in molti ritengono che le dimissioni del Presidente sarebbero «costituzionalmente motivate», dopo la riforma costituzionale e l'elezione nel 2023 di un Parlamento modificato nella sua composizione a causa del taglio del numero di deputati e senatori. Di certo, c'è che a temere lo sbriciolamento dell'attuale maggioranza non è solo Letta. Anche Draghi paventa un epilogo drammatico - in piena pandemia e con il Recovery Plan da oltre 200 miliardi ancora (quasi) tutto da realizzare - visto che l'implosione della maggioranza nella partita decisiva del Quirinale vorrebbe dire precipitare il Paese verso la crisi e le elezioni.

 

UGO ZAMPETTI

«Perché è scontato e innegabile», dice chi ha parlato con il premier nelle ultime ore, «che se la maggioranza di unità nazionale si compattasse su un nome, la faccenda del Quirinale si svolgerebbe in modo ordinato e non si manderebbe in rovina il Paese. Se invece un pezzo di maggioranza eleggesse il nuovo Presidente contro l'altro pezzo della maggioranza, sarebbe il caos. Vorrebbe dire la fine del governo di tutti». Insomma l'imperativo è arrivare a metà gennaio, quando si apriranno le votazioni per il Quirinale, con un nome bipartisan individuato e gradito dalle forze che sostengono il governo.

 

«E ci sono solo due personalità che hanno queste caratteristiche: Draghi e Mattarella», dice chi è a stretto contatto con entrambi, «ma il primo tutti vogliono lasciarlo a palazzo Chigi per il Recovery e per scongiurare il voto anticipato, mentre il Presidente ha più volte detto e ripetuto che non intende essere rieletto, in quanto considera una sua eventuale rielezione una forzatura costituzionale e ritiene utile abolire il semestre bianco».

 

mattarella 1

GARANZIE PER IL PRESIDENTE Ebbene, il ddl firmato da Zanda, Parrini e Bressa punta proprio a rimuovere questa obiezione, garantendo a Mattarella che il suo bis non consoliderebbe una prassi da lui giudicata incostituzionale: sarebbe l'ultimo, dopo quello concesso da Giorgio Napolitano nel 2013.

 

Il ddl infatti propone la modifica gli articoli 85 e 88 della Costituzione, stabilendo che il capo dello Stato «non è rieleggibile» e abrogando il divieto per il Presidente di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del mandato. Basterà a convincere Mattarella, descritto irritato dai tatticismi e dalla litigiosità dei partiti di maggioranza, ad accettare il bis? Nel Pd sperano di sì:

joe biden sergio mattarella 1

 

«Naturalmente questa riforma non può essere approvata entro gennaio, ma se riusciremo ad assicurare al Presidente un patto tra le forze di maggioranza volto a modificare la Costituzione abolendo rieleggibilità e semestre bianco da qui al 2023, è possibile che Mattarella possa accettare di restare al Quirinale. E questo perché il Presidente avrebbe la garanzia che il suo sì non contribuirebbe a consolidare una prassi di dubbia incostituzionalità».

 

mario draghi sergio mattarella

Però non sembra che questa proposta di riforma, secondo i bene informati, possa far cambiare idea al Presidente. Ci sono infatti altri due tasselli che dovrebbero andare al loro posto per rendere ipotizzabile un bis. Il primo sarebbe un precipitare della situazione. Il secondo, un appello bipartisan.

 

«Premesso che il Presidente proprio non ci pensa», spiega chi lo conosce bene, «se dovesse scoppiare il caos dopo diversi candidati bruciati, con la pandemia in crescita, l'innesco di una tempesta valutaria, e se tutti i leader della maggioranza dovessero salire al Quirinale chiedendogli di restare, Mattarella potrebbe dire di sì per mettere in sicurezza il Paese. Ma è difficile, estremamente difficile». Si vedrà, la partita non è neppure cominciata.

sergio mattarella

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...