mps padoan orcel dalema

MPS-UNICREDIT, IL VERO PROBLEMA SI CHIAMA PIER CARLO PADOAN - LA SCELTA DI UN POLITICO AL VERTICE DI UNA BANCA È UN’ABERRAZIONE PERCHÉ FU L’EX MINISTRO DEL TESORO CHE ACQUISÌ IL MONTE SALVANDOLO DAL FALLIMENTO. COME PREMIO FU ELETTO DEPUTATO DEL PD IN QUEL DI SIENA – LA SUA ASTENSIONE DAL VOTO IN CONSIGLIO NON CANCELLA IL SUO CONFLITTO DI INTERESSI PERCHÉ LA SUA INFLUENZA, COME PRESIDENTE, NON PUÒ VOLATIZZARSI - COME FINIRÀ? ALL’ITALIANA: QUELLO CHE ORCEL RIFIUTERÀ DI MPS FINIRÀ IN CULO A PANTALONE, CIOÈ AL MEDIOCREDITO CENTRALE-BANCA DEL MEZZOGIORNO CHE È STATA ACQUISITA DA INVITALIA CAPITANATA DAL DALEMONE DOMENICO ARCURI NELL’AGOSTO 2017. E IL CERCHIO DI MPS-PD SI CHIUDE…

DAGONOTA

enrico letta piercarlo padoan

Il vero problema nell'operazione Mps si chiama Pier Carlo Padoan. Il presidente di Unicredit è l’ex ministro del Tesoro nonché ex deputato del Pd eletto in quel di Siena, che nel cda di giovedì si è astenuto dal voto. Un’astensione che non cancella il suo conflitto di interessi perché la sua influenza, come presidente, non può volatizzarsi.

 

D ALEMA PADOAN

La scelta di un politico come Padoan al vertice di Unicredit è un’aberrazione che ha due motivi: perché da ministro dell'Economia e prima di essere eletto a Siena aveva fatto acquisire al Tesoro il Monte dei Paschi salvando dal fallimento la banca per antonomasia del Pd. Secondo: perché più di tutti può avere un rapporto con il Ministero dell’Economia, guidato da Daniele Franco e Alessandro Rivera, dal momento che il 60% dei funzionari di via XX Settembre sono del Pd.

 

andrea orcel di unicredit

Ora Andrea Orcel fa il suo mestiere: il duro. Ha detto ufficialmente di essere disponibile a rilevare la banca ma senza accollarsi la montagna di sofferenze e i rischi dell'enorme contenzioso legale: per capirci, una decina di miliardi.

 

Non solo. Scrive Nicola Porro su “Il Giornale”: ‘’Nel mercato tutti sanno, che soprattutto al Sud, ci sarebbero problemi di antitrust sugli sportelli: facile, molto facile, che un buon numero vengano smollati a qualcun altro.

 

monte-dei-paschi-di-siena-sede

Orcel avrebbe dunque fatto bingo? Mica tanto. Oggi uno sportello bancario è un costo, mica un vantaggio. C'è liquidità in abbondanza e le banche non sono così felici di avere sui loro conti miliardi dei risparmiatori parcheggiati in filiale. Alcuni Istituti hanno iniziato a far pagare per depositi sopra una certa cifra.

 

Insomma comprare sportelli oggi serve a poco. Quel che conta per il business bancario è vendere prodotti ai propri correntisti: da fondi a credito industriale, da assicurazioni a gestioni. Insomma non servono le «concessionarie», ma le fabbriche dei prodotti: è lì che si fanno i margini”, conclude Porro.

 

DOMENICO ARCURI

Come finirà? All’italiana: quello che Orcel rifiuterà della banca senese finirà in culo a Pantalone, cioè al Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno che è stata acquisita da Invitalia capitanata dal dalemone Domenico Arcuri nell’agosto 2017. E il cerchio di Mps si chiude. Scrive la Repubblica il 17 febbraio 2017:

 

“Era una caratteristica del Monte dei Paschi. Comprare a scatola chiusa, senza due diligence, a cifre fuori dal normale. E se lo dovrebbe ricordare anche Massimo D’Alema quando pubblicamente sostiene di vergognarsi del fatto che il suo partito non abbia permesso che vengano divulgati i nomi dei debitori insolventi della banca.

PIER CARLO PADOAN CANDIDATO PD

 

"Le risorse per l'occupazione giovanile sono 15 volte più basse di quelle usate per ricapitalizzare Mps. Il Parlamento ha votato per non pubblicare le liste dei debitori, ricchi signori che non hanno restituito i soldi. Anche il mio partito, di cui ho la tessera in tasca, ha votato. Provo un sentimento di vergogna".

 

In realtà più che rovesciare le responsabilità del disastro Mps solo sui chi non ha onorato i crediti (sicuramente colpevoli), D’Alema dovrebbe ricordare anche come i dirigenti della banca da sempre vicini al Pd abbiano distrutto con acquisizioni dissennate il patrimonio della banca.

 

massimo d'alema con roberto gualtieri

E la prima fu proprio l’acquisto di Banca 121, la banca del Salento, nel cuore della Puglia, regno politico di D’Alema, pagata 2.500 miliardi, offrendo ben 300 milioni in più della concorrente Sanpaolo Imi, che ancora ringrazia. Un’offerta lampo chiusa in un paio di giorni che rivelò presto le truffe legate ai prodotti My way e For you, azzardate scommesse finanziarie spacciate per piani previdenziali.

 

E a guidare Banca 121 c’era Vincenzo De Bustis, noto per i suoi rapporti di amicizia con D’Alema e diventato poi amministratore delegato dello stesso Monte de Paschi. La banca senese invece era guidata da Divo Gronchi. L’ultima acquisizione folle, non serve dirlo, è stata quella di Antonveneta, pagata circa 9 miliardi di euro”.  

vincenzo de bustis

 

GOVERNO, MOSSA DISPERATA PER SALVARE MPS

Camilla Conti per “la Verità”

 

Una mossa disperata. Può definirsi così la trattativa aperta dal Mef con Unicredit sulla parte «buona» del Monte dei Paschi, lasciando indietro crediti deteriorati e cause legali. Lo dimostrano i risultati degli stress test della Bce arrivati ieri: Mps ha registrato il peggior risultato tra le 50 banche europee sottoposte all'esame dall'Eba, l'autorità bancaria europea.

 

L'istituto senese, nello scenario avverso, registrerebbe nel triennio 2021-2023 perdite cumulate per 2,73 miliardi e vedrebbe il suo Cet1 ratio, l'indice di solidità patrimoniale, passare dal 9,86% di fine 2020 a -0,1% del 2023.

GIUSEPPE MUSSARI

 

Intanto il tempo per far scendere lo Stato dal Monte rispettando gli accordi con Bruxelles e Francoforte è quasi scaduto. E davanti alla porta di Rocca Salimbeni per ora si è presentato solo il fondo americano Apollo, non considerato. Quindi il ministro Daniele Franco aveva una sola carta da giocare: convincere l'ad di Unicredit, Andrea Orcel, ad aprire il negoziato.

 

GIUSEPPE MUSSARI E MARIO DRAGHI jpeg

Orcel, che deve però rispondere prima ai suoi azionisti, ha dettato le condizioni per garantire la «neutralità patrimoniale» dell'acquisto di un «perimetro selezionato» della banca (rete commerciale, clienti, depositi e masse gestite) grazie anche al bonus fiscale legato alle Dta. «Compreremo solo le parti che si adattano e sono complementari a noi» ed «evitando esuberi non necessari», ha spiegato ieri Orcel.

 

Quali saranno gli asset da rilevare verrà deciso entro metà settembre. Così come non è ancora chiaro l'impatto sul personale, si parla di 5-6.000 esuberi su base volontaria, tanto che il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha definito «indispensabile avere chiarezza sui presupposti, concordati».

PIERLUIGI BERSANI E MUSSARI

 

L'alternativa, ripetono a Roma, sarebbe stata peggiore per tutti: con la possibile risoluzione della banca, una valanga di licenziamenti e conseguenze imprevedibili a livello di sistema. Ma il punto è: quanto costerà la pulizia dei conti a carico dello Stato, e quindi di noi contribuenti?

 

Giuseppe Mussari

Solo per la gestione dell'organico, il costo per lo Stato dovrebbe aggirarsi intorno a 1-1,2 miliardi. Poi vanno aggiunti i 6,1 miliardi di rischi legali e i 4 miliardi lordi (2,1 al netto delle coperture messe a bilancio) per la pulizia dei crediti deteriorati che potrebbero essere rilevati dalla bad bank pubblica Amco. Senza dimenticare il bonus fiscale di 2,9 miliardi previsto dal governo per le fusioni bancarie finalizzate entro giugno 2022.

 

monti mussari visco interna nuova

La struttura tecnica è ancora tutta da costruire. Ma con questa operazione potrebbe chiudersi un cerchio aperto quasi quattordici anni fa. Il nome di Orcel, per i senesi, resta infatti ancora legato al peccato originale di Antonveneta: fu lui, quando era presidente della divisione «global markets & investment banking» di Merrill Lynch, il regista dello spezzatino di Abn Amro che consegnò la banca padovana al Santander e poi nel 2007 al Monte.

 

Andrea Orcel Ana Botin

Nel comunicato diffuso l'8 novembre di 14 anni fa per annunciare l'acquisto di Antonveneta, Mps precisò di essere assistita da Merrill Lynch international in qualità di lead advisor finanziario aggiungendo che la stessa Merrill avrebbe curato anche gli aspetti relativi al finanziamento dell'operazione.

 

L'ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, trattò anche attraverso Orcel con Emilio Botin, gran capo del Santander che aveva bisogno di denaro per acquisire con Royal bank Scotland e Fortis l'olandese Abn Amro. Così Botin a novembre 2007 vendette a Mussari per 9 miliardi (più 7 miliardi di debiti) quell'Antonveneta che solo quattro settimane prima aveva comprato proprio da Abn Amro per 6,6 miliardi.

 

ana botin andrea orcel in tribunale

Merrill si rifiutò di dare a Mps una «fairness opinion», un parere di equità sul prezzo, e Orcel avrebbe detto chiaramente a Mussari che era troppo caro. Ma la domanda resta: perché Mps offrì così tanto? Così come resta il fatto che il legame tra Orcel e la famiglia Botin in quel periodo viene cementato.

 

Tanto che nel settembre 2018 Ana Botin, la figlia di Emilio poi diventata presidente del Santander, gli promette pubblicamente la nomina al timone del Banco spagnolo con un bonus di ingresso che le cronache dell'epoca dicono sfiorasse i 50 milioni.

 

Nomina mai avvenuta perché i fondi azionisti di Santander arrivano a chiedere la testa del presidente che fa marcia indietro. Quanto a Orcel, scatena un contenzioso legale milionario ancora aperto. Di certo, quella che poteva essere la disfatta del Santander si trasformò nella Caporetto di Mps. E qui arriviamo al secondo intreccio. Perché il presidente di Unicredit oggi è Pier Carlo Padoan, ex ministro del Tesoro nonché ex deputato del Pd, che nel cda di giovedì si è astenuto dal voto.

padoan, ministro dell'economia (d), con il presidente della bce mario draghi

 

Sotto di lui il Mef ha preso il controllo di Rocca Salimbeni con la ricapitalizzazione precauzionale e l'istituto è diventato il «Monte di Stato». E ora il Padoan banchiere tratta con lo Stato per prendersi solo la parte buona del Monte. Tra l'altro, il salvataggio di Mps coincide con la battaglia elettorale a Siena in vista delle suppletive di ottobre per la conquista di quel seggio lasciato libero proprio da Padoan.

 

Ieri Antonio Misiani, responsabile economia del Pd, e Simona Bonafè, segretaria del Pd Toscana, hanno definito «indispensabile che il governo discuta in Parlamento le ragioni dell'operazione». Il leader della Lega, Matteo Salvini, chiede invece di «contrattare più tempo con l'Europa, altrimenti facciamo un regalo a Unicredit».

 

draghi padoan 2

Va, infine, fatto un appunto sul ruolo di Mario Draghi. Fu proprio lui, da governatore di Bankitalia, ad autorizzare l'acquisto di Antonveneta nel 2007 e a monitorare l'istituto senese fino al suo passaggio sotto la Vigilanza europea.

 

Draghi ha sempre visto nella stabilità degli intermediari l'obiettivo prioritario della banca centrale. Ora deve raggiungerlo come capo di un governo che è l'azionista principale del Monte traghettandone l'uscita dal capitale nel rispetto delle disposizioni che lui stesso ha fissato come capo della Bce. Ma anche nel rispetto dei suoi nuovi «azionisti»: gli italiani.

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