mario draghi giuseppe conte

NIENTE ALLARMI SULLE ARMI - CONTE BATTE IN RITIRATA SUL NO DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALL’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE E L’ACCORDO PER AUMENTARLE AL 2% DEL PIL ORA APPARE PIÙ PROBABILE - IL GOVERNO PER ANDARE SUL SICURO POTREBBE METTERE LA QUESTIONE DI FIDUCIA AL SENATO. A QUEL PUNTO PEPPINIELLO AVRÀ IL CORAGGIO DI STACCARE LA SPINA ALL’ESECUTIVO? E SOPRATTUTTO, QUANTI PARLAMENTARI M5S GLI ANDRANNO DIETRO?

 

 

giuseppe conte mezzora in piu 6

 

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

Dopo l'orazione meno muscolare di Giuseppe Conte in tivù «sembra ci siano le condizioni per trovare un punto di convergenza che tenga conto delle ragioni di tutti», dice Enrico Borghi, coordinatore della segreteria di Enrico Letta.

 

GIUSEPPE CONTE VITO PETROCELLI

 

 

 

Se pure i 5 stelle tengono il punto, tutti sperano che si arrivi ad un accordo sulla crescita delle spese militari fino al 2% del Pil, decisa in sede Nato. Ma la maggioranza ha un problema grosso: deve arrivare compatta giovedì in aula sul decreto Ucraina e la settimana prossima quando si voterà il Def, che contiene anche le spese militari.

 

Per questo, gli sherpa di Pd e 5stelle - la presidente della commissione Difesa, Roberta Pinotti, ex ministro dem e i suoi omologhi grillini, ma non Vito Petrocelli che guida la commissione Esteri - provano in tutti i modi a sciogliere i nodi sul tappeto.

 

L'arma della fiducia sul piatto

MARIO DRAGHI GIUSEPPE CONTE

Ma resta l'arma di un voto di fiducia che il governo potrebbe porre in aula al Senato sul decreto Ucraina, per assorbire gli ordini del giorno. Se ne discuterà stasera, in una riunione tra capigruppo delle commissioni Esteri e Difesa, convocata dal ministro per i rapporti col parlamento, Federico D'Incà dei 5stelle, insieme al titolare degli affari europei, Enzo Amendola.

 

Ieri dalla Annunziata, Conte ha ripetuto «no ad un massiccio aumento di spese militari, il governo non forzi la mano»; ma in quel «massiccio» i dem intravedono spazi di mediazione, così come nella frase ripetuta a più riprese che «il M5s non vuole assolutamente una crisi di governo».

luigi di maio lorenzo guerini

 

Condita però dalla minaccia che «se forza, è il governo che mette in fibrillazione la sua tenuta». Il capo M5s ha chiarito di voler rispettare gli accordi Nato sul 2 per cento, chiedendo tempi più lunghi rispetto al 2024 per raggiungerlo, perché «la tempistica immaginata otto anni fa non può essere un dogma indiscutibile».

 

A un Conte che dice no «a un riarmo indiscriminato» fanno eco le voci maliziose del Pd di chi pensa si debba «spendere fino al termine delle votazioni on line sulla sua leadership». E quelle più pacate di chi prova a costruire l'intesa.

 

I tre punti dell'accordo

enrico borghi

«Va chiarito il principio che la difesa europea non è un'operazione solo sul piano di armamenti e personale - spiega un dirigente impegnato nella trattativa - ma anche sul piano della cybersicurezza e della tecnologia; che ci sarà una gradualità nello stanziare i fondi, con un aumento progressivo.

 

Dunque, ci sono margini per scrivere un ordine del giorno comune». Anche sulle modalità di reperire i fondi necessari, che «non avverrà per sottrazione di risorse dal welfare», ci può essere sintonia tra Pd e 5stelle, magari anche con Lega e Forza Italia.

 

Il coordinatore di Base riformista, area del Pd guidata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è fiducioso: «Da qui a giovedì quando si voterà in aula, ci sarà modo per superare problemi, lo spazio per trovare una soluzione c'è. Insomma se si va sul concreto è possibile discutere».

giuseppe conte mezzora in piu 4

 

Ed è lecito pensare che Alfieri non parli a totale insaputa del ministro. «Le spese militari non sono per i blindati, le mitragliatrici, le armi. Anche nella parte sulla Difesa del Pnrr si parla di spazio, di satelliti, che sono sia per uso civile che militare, di innovazione e cybersecurity, di peacekeeping e di sanità militare, di "caserme verdi". Di questo stiamo parlando, non di armi». Se ci sarà un odg comune di maggioranza di indirizzo al governo, parlerà in primis di spesa europea. «Non si tratta di rafforzare gli arsenali dei singoli stati, ma di costruire una difesa comune a livello Ue». -

MARIO DRAGHI LORENZO GUERINIenrico borghi

giuseppe conte mezzora in piu 2vito petrocelli 7giuseppe conte mezzora in piu 5

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...