giorgia meloni nomine poltrone

IN NOMINE GIORGIA – DA QUI ALLA PRIMAVERA VANNO IN SCADENZA PIÙ DI 70 INCARICHI TRA PARTECIPATE E MINISTERI – COME DAGO-ANTICIPATO, MELONI DEVE GIÀ FARE I CONTI CON LE RICHIESTE (UN PRESIDENTE E UN AD DI UN COLOSSO PARASTATALE) DI BERLUSCONI. E POI ARRIVERÀ SALVINI – CERTA LA CONFERMA DI DESCALZI ALL'ENI, STARACE APPARE IN USCITA DA ENEL, CINGOLANI SEMBRA DESTINATO A LEONARDO, DEL FANTE IN POLE PER CDP – LA PRIMA DECISIONE DELICATA PER LA DUCETTA RIGUARDA IL DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, IL PIÙ IMPORTANTE DEI FUNZIONARI DI STATO: LA MAGGIORANZA CHIEDE LA RIMOZIONE DI ALESSANDRO RIVERA, MA GIORGETTI GLI FA SCUDO…

berlusconi meloni salvini alle consultazioni

DAGO-FLASH

Esaltata dal 30% che le danno i sondaggi, Giorgia Meloni pensava di essere il deus ex machina delle nomine ad aprile delle aziende statali (Enel, Eni, Poste, Leonardo, Terna, Ferrovie, etc.). Ma è già arrivata la richiesta di Berlusconi: un presidente e un ad in un colosso parastatale. Poi toccherà a Salvini. In caso contrario, "pronti a sfilarci dal governo"...

 

NOMINE, IL RIBALTONE

Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

LE POLTRONE IN SCADENZA NEL 2023 -LA STAMPA

La prima decisione delicata per Giorgia Meloni riguarda il direttore generale del Tesoro, forse il più importante dei funzionari dello Stato: la maggioranza chiede all'unisono la rimozione di Alessandro Rivera, ma il ministro Giancarlo Giorgetti gli fa scudo. A gennaio, allo scadere dei novanta giorni previsti dalla legge sullo spoil system, si conoscerà il suo destino.

 

POLTRONE IN SCADENZA NEL 2023 - LA STAMPA

Chiusa la legge di Bilancio e rispettata la scadenza per ottenere la terza rata del piano nazionale delle riforme, di qui a primavera per la premier si apre la stagione delle nomine: almeno settanta, per citare le più importanti. Per Meloni, prima donna e primo leader della destra alla guida del governo, sarà uno stress test di tenuta politica, dentro e fuori il palazzo. Il caso di Rivera è emblematico perché fin qui a suo favore ha prevalso la difficoltà a trovare un'alternativa valida.

 

 

ALESSANDRO RIVERA

Gianni Letta, gran ciambellano di Berlusconi e tessitore dei rapporti con il cosiddetto "deep State" non c'è più. Fatta eccezione per il ministro della Difesa Guido Crosetto, nella cerchia stretta della premier nessuno ha confidenza con le elite dell'industria e della finanza.

 

L'unico nome fin qui circolato per la successione a Rivera è quello di Antonino Turicchi, nel frattempo (e non a caso) scelto da Giorgetti per la presidenza di Ita. «Se va in porto l'operazione di vendita a Lufthansa, lo liberiamo in fretta», spiega un esponente della maggioranza sotto la garanzia dell'anonimato.

 

ernesto maria ruffini foto di bacco (1)

Il passaggio successivo in ordine di tempo saranno i vertici di quattro enti pubblici: Agenzia delle Entrate, delle Dogane e del Demanio, la presidenza dell'Inps. Ernesto Ruffini, signore delle tasse dai tempi del governo Renzi, è uno dei pochi che potrebbe salvarsi dal gran rimescolamento. Gode della stima di Giorgetti e del suo vice (di Fratelli d'Italia) Maurizio Leo, ma soprattutto del Quirinale, non invece di Matteo Salvini che vuole ovviamente dire la sua nelle nomine. Se quest'ultimo si impuntasse, potrebbe essere scelto uno fra i vice di Ruffini, Paolo Savini o Valerio Barbantini.

 

marcello minenna

Sono invece scontate le sostituzioni di Marcello Minenna e Alessandra Dal Verme. Il primo, lambito da un'inchiesta giudiziaria, è considerato troppo vicino ai Cinque Stelle. Potrebbe essere sostituito da Benedetto Mineo, che tornerebbe sulla poltrona occupata durante il governo gialloverde. Fra aprile e maggio dovrebbe scadere invece il mandato del presidente dell'Inps Pasquale Tridico, noto come il padre del reddito di cittadinanza. Anche in questo caso la sostituzione è quasi certa, salvo che per un problema non banale di forma.

 

Tridico, voluto da Luigi Di Maio nella primavera del 2019, è rimasto quasi un anno alla guida dell'Istituto di previdenza senza consiglio di amministrazione. Ebbene, la legge che governa la scelta dei vertici Inps non chiarisce se il mandato scada dopo quattro anni dalla nomina, o insieme al consiglio. L'allora ministro Andrea Orlando chiese un parere all'Avvocatura dello Stato, mai reso pubblico. Anche nel suo caso occorre trovare un'alternativa che al momento non c'è: l'unico membro del consiglio in carica vicino al centrodestra era Rosario De Luca, dimessosi un minuto dopo la nomina a ministro della moglie (e già numero uno dei Consulenti del lavoro) Marina Calderone.

pasquale tridico presidente inps foto di bacco

 

Il destino di Tridico sarà uno dei termometri della forza politica di Meloni, perché la presidenza Inps non è sottoposta alla regola dello spoil system che permette al governo entrante di cambiare i vertici della pubblica amministrazione. Un caso simile è quello di Dario Scannapieco, voluto da Mario Draghi alla guida della Cassa depositi e prestiti. La poltrona di Cdp, azionista di alcune delle più grandi partecipate dello Stato, in termini di potere reale vale quattro o cinque ministeri. Ebbene, se Meloni darà retta agli umori che circolano nella maggioranza, sarà sostituito.

 

Due i candidati: Matteo Del Fante, attuale numero uno di Poste, o Alessandro Daffina di Rothschild. Il curriculum di quest'ultimo ha agli occhi di Meloni un grande pregio e un enorme difetto: è stato giovane militante di destra e però è advisor di Vivendi, l'ingombrante socio francese di Tim. Dettaglio di colore, o forse no: Daffina proviene dalla stessa banca d'affari di un altro potente ex di Cdp, Claudio Costamagna.

 

MATTEO DEL FANTE

Attorno a Pasqua verrà il momento delle nomine con la enne maiuscola, ovvero le quattro grandi partecipate pubbliche: Eni, Enel, Leonardo e Poste. Del destino di Del Fante si è detto: se non verrà promosso a Cdp, resterà dov'è, grazie ai buoni uffici a destra, o potrebbe essere dirottato ad Enel. Se si sposterà, potrebbe essere sostituito dall'attuale direttore generale, Giuseppe Lasco.

 

Chi resterà certamente al suo posto è Claudio Descalzi, uno dei pochi fin qui citati ben visti sia a destra che dal Quirinale. A Descalzi poi, uscito scagionato da un'inchiesta giudiziaria, tutti (a destra e a sinistra) riconoscono grandi meriti per aver firmato gli accordi che hanno permesso all'Italia di dimezzare o quasi la dipendenza dal gas russo dopo l'inizio della guerra in Ucraina.

 

Alessandro Daffina

Chi dovrà lasciare il posto nonostante il buon lavoro è il numero uno di Enel Francesco Starace. Lui resterebbe volentieri, ma agli occhi della destra paga un peccato originale – la prima nomina nell'era di Matteo Renzi – e la nomea di manager poco incline a dar retta alla politica. Lo ha fatto nel corso degli anni (e pervicacemente) frenando sulla cessione delle quote di Open Fiber (partecipata da Enel e candidata alla fusione con la rete di Tim), più di recente nei mesi dell'emergenza energetica, scontrandosi più volte con il ministro Roberto Cingolani, su cui torneremo fra poco. Oltre al già citato Del Fante, ci sono altri due candidati: l'attuale numero uno di Terna, Stefano Donnarumma, ma soprattutto il capo di Enel X, Francesco Venturini, uno dei (non tanti) manager italiani con in tasca un master all'Mit di Boston.

 

CLAUDIO DESCALZI OSPITE DI ATREJU

Con gli scontri fra Starace e Cingolani arriviamo al destino dell'ultima poltrona d'oro, quella di Leonardo. Anche in questo caso la sostituzione di Alessandro Profumo è data per certa. E i candidati in corsa sono due. Uno è proprio l'ex ministro della Transizione energetica il quale, poco prima della nomina da parte di Draghi, era stato scelto come capo della ricerca. Un incarico che fu costretto a lasciare in pochi mesi e nel frattempo riassegnato.

 

francesco starace foto di bacco (2)

Nei palazzi si narra che l'ipotesi di mandare Cingolani a Leonardo sia stata oggetto di una conversazione fra lui e Meloni quando quest'ultima, poco dopo l'insediamento, gli chiese di restare come consulente a titolo gratuito per assistere il nuovo ministro (e totalmente inesperto della materia) Gilberto Pichetto Fratin. L'alternativa sul tavolo di Meloni (e per competenza di Crosetto) è quella di Lorenzo Mariani, che oggi guida un'azienda ignota ai più: Mbda, ovvero il più grande consorzio europeo per la produzione di missili e tecnologie per la difesa. 

francesco starace foto di bacco (1)ROBERTO CINGOLANI gilberto pichetto fratin konstas skrekas roberto cingolani

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...