tajani badoglio

NON DITE A GIORGIA MELONI CHE ANTONIO TAJANI E’ PARENTE DI BADOGLIO! “ERA FRATELLO DELLA MIA BISNONNA. LO CONOBBI POCO, MORÌ CHE ERO MOLTO PICCOLO: "ABITAVA AI PARIOLI, IN VIA BRUXELLES” (IN QUELLA CHE OGGI È L’AMBASCIATA DELLA CINA). "MI RICORDO ATMOSFERE RAREFATTE, ABAT-JOUR, TAPPARELLE ABBASSATE” - MA LO SANNO I SUOI COLLEGHI DI FRATELLI D’ITALIA DI QUESTA PARENTELA COL GENERALE CHE SOSTITUÌ MUSSOLINI? – LE PIZZE AL LICEO TASSAO E IL CEFFONE DEL DEPUTATO FASCISTISSIMO DEL MSI ALFREDO PAZZAGLIA: “SCRISSI CHE AVEVA ZERO POSSIBILITÀ DI DIVENTARE SEGRETARIO DEL MSI”. MA LA MENAVANO SEMPRE TUTTI? “SONO UNA SPECIE DI GANDHI”

Michele Masneri per “il Foglio” - Estratti

 

antonio tajani a quarta repubblica

Siamo al Circolo degli Esteri, forse il più chic di quegli avamposti fondamentali a Roma, dove le élite si ritrovano a seconda del censo e della casta, mentre scorre giallo e placido il Gange, pardon il Tevere. Passano degli ambasciatori e delle signore di ambasciatori, che stanno a chiacchierare e a guardare il robottino che pulisce la piscina. Siamo in “Youth” di Sorrentino ma anche in “Kaputt” quando Malaparte descrive gli svaghi dei diplomatici italiani mentre incombe la Seconda guerra mondiale.

 

Il circolo Mae fu fondato nel ’37 da Galeazzo Ciano, del resto. Oggi, primavera quasi estate, eccoci qui con Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri, capo di Forza Italia e ragazzo prodigio, a settant’anni compiuti, della politica italiana. Mentre si celebrano i 30 della gloriosa discesa in campo, e a quasi un anno dalla morte del Cav., lui è fresco di vittoria (dieci per cento alle regionali in Abruzzo) e punta più in alto, e soprattutto ha realizzato l’irrealizzabile: è riuscito a essere quello che molti volevano, il delfino di Berlusconi.

 

matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani

Tajani è delfino tonnato, marinato in Europa da trent’anni esatti, e oggi in formissima mentre tutti gli altri contendenti hanno rinunciato all’impresa (Fini, Alfano, Frattini, Casini, la lista è interminabile). Lui invece eccolo guizzante e immarcescibile e oltretutto con una certa gravitas data dalla lunga marcia in Europa. Ha l’energia di un ragazzo ma l’esperienza di un uomo, come l’Alberto Sordi dei “Complessi”.

 

Lui però complessi non ne ha, Tajani con la j è sempre perfetto, giacca blu, cravatta a piccoli disegni, pantalone grigio. E’ berlusconiano prima di Berlusconi. “Io lavoravo al Giornale, ed ero abituato alle chiamate di Paolo, il nostro editore, così quando mi dissero ‘c’è Berlusconi al telefono’ risposi: ‘pronto, Paolo!’, ‘No, sono Silvio’, e lì cominciò tutto”, dice Tajani mentre mangiamo a bordo piscina. Comincia un trentennio di viaggi ad Arcore e pastasciutte tricolori ma soprattutto un periodo “far away so close”, perché Tajani c’è e non c’è: candidato vincente alle gloriose elezioni del 1994, l’esito viene annullato per “irregolarità formali”, e lui, dopo una breve parentesi come portavoce di Berlusconi premier, subito riciccia in Europa, dove rimarrà per sempre.

 

tajani lollobrigida nepi foto mezzelani gmt89

Esiliato speciale, farà un carrierone pazzesco, due volte commissario, presidente del Parlamento. Nel 2001 ci riprova, a tornare a Roma, corre da sindaco, ha quasi vinto, ma niente, battuto da Veltroni al ballottaggio. “E’ stato un bene”, dice oggi davanti a un calice di vino bianco e al sottopiatto silverplate con lo stemma del circolo mentre passano diplomatici (“Omaggi ambasciatore!”, “Ciao Ministro!”).

 

badoglio

Ma allora disse invece: “Prendo atto della tendenza”, e in questo c’è tutto Tajani, misuratore di parole nell’abito su misura, con cui forse è nato, non esistono infatti foto di lui senza cravatta o addirittura giacca, anche se ne esibisce una (la usa come profilo di WhatsApp), “guardi, guardi”, in cui è addirittura scapigliato, con borsa di Tolfa e barba, ma è chiaramente taroccata, altro che principessa Kate. Lei è l’unico che, invece d’esserne rimproverato, avrebbe potuto rimproverare Berlusconi per la trasandatezza. “Ma lui andava da Caraceni, io ho un sarto molisano”, dice Tajani, precisando, “non sono un uomo ricco”, guardingo. E di nuovo ecco l’understatement che gli è proprio e che gli ha permesso non solo di diventarlo, delfino, ma di far fallire tutti gli altri.

 

Ordine, disciplina e monopetto, quand’era cronista al Giornale la definivano “la caposala”, perché era un po’ precisino, mentre gli altri suoi colleghi erano casinari. Tajani non muove un muscolo, poi, dopo una pausa infinita, riflette. “Ci vuole rispetto, se vai in parlamento vai in giacca e cravatta”. Giornalista prima al Settimanale poi al Gr1 (“me ne andai perché alla Rai facevano il tesseramento del partito comunista”) e poi al Giornale di Montanelli, capo della redazione romana, Piazza di Pietra.

 

antonio tajani e mogol foto mezzelani gmt87

Giancarlo Perna ha scritto che lei era un giornalista emingueiano. “Mah, non so. Fumavo molto, Marlboro rosse. La vita di redazione era bellissima”. La rimpiange? “Mai. A me piace fare quello che faccio al momento, non ho mai rimpianti. Però certo la passione è rimasta. Una volta a Bruxelles chiudemmo un accordo sul canale di Panama e il mio capo di gabinetto disse: adesso teniamo la notizia riservata. Io invece avevo già convocato una conferenza stampa, il senso della notizia mi è rimasto”.

 

Poi, dopo l’entusiasmo momentaneo, si riaccuccia nel suo completo. Tajani più che delfino sembra quei pesci che si mimetizzano nei fondali marini e quando meno te l’aspetti zac. Di sicuro da caposala è riuscito a far fuori l’infermiera Licia Ronzulli e tutti gli altri pesci piloti di Forza Italia che si sono cimentati nell’impresa di diventare i successori di Berlusconi. “Con lui non dovevi mai pensare di essere un numero uno. Ma a me va benissimo essere un numero due”, dice, e tutti concordano che la sua forza sia quella, un’enorme consapevolezza dei suoi limiti: le ambizioni, sa tenerle nascostissime.

antonio tajani silvio berlusconi

 

Altri soprannomi: granduca di Ciociaria, perché lì ha la sua base elettorale e i suoi natali. Come Lollobrigida, dico. Il pesce delfino alza lo sguardo. “Lollobrigida è di Alatri, provincia di Roma. Io sono di Ferentino”. Riabbassa lo sguardo sul prosciutto. Altri soprannomi: Al-Tajani. Lui, zitto. Poi appoggia la forchetta. “Al-Tijani era un famoso profeta dell’Africa nera. E i Tijani sono una corrente filosofica molto importante nell’islam. Corrente moderata”. Perfetto! E poi: “qualcuno mi chiamava anche ‘Intajana Jones’ quando facevo l’inviato”, sibila serissimo, con l’ironia dei romani che hanno viaggiato.

ANTONIO TAJANI.

 

Da Ferentino ad Arcore, è riuscito a stare vicino al sole alla giusta distanza, senza scottarsi, visto che il passatempo preferito (oddio, forse il secondo) del Cav. era illudere e poi bruciare i suoi possibili successori. “Berlusconi è stato il contrario del re Sole. Ha lasciato un’eredità politica che oggi è lì, e gli italiani la riconoscono”. Come la spiega questa ondata di successo postumo per Forza Italia? Dieci per cento in Abruzzo, se lo aspettava? “Così no. Ma il venerdì prima, un noto sondaggista mi disse: ora state al 10, ma siete in crescita costante”.

 

ANTONIO TAJANI.

Adesso in Basilicata si punta al 15. Com’è possibile? “Gli italiani non sono scappati dopo che Berlusconi è morto, al contrario sono tornati da noi. Un po’ perché mancano alternative, un po’ perché c’è voglia di una forza moderata. Le acque sono burrascose: la guerra, gli attentati… gli italiani sono preoccupati: guardano a persone che non perdono la testa, cercano un comandante che sa cosa fare. Nessun tono roboante, nessuno sbandamento. E il nostro canale di navigazione è tra Meloni e Schlein: perché devo andare a togliere i voti a Salvini?”. Insomma, tutto chiaro, barra al centro e via con la navigazione.

 

Ma lei teme di più Matteo Salvini o Matteo Renzi? “Non temo nessuno. Io non guardo mai gli altri, io guardo quello che faccio io”. Al pesce diventato comandante chiediamo: è esistito mai un altro periodo storico così ansiogeno? “Certo. Mi ricordo la crisi dei missili di Cuba, io avevo meno di dieci anni, mio padre che era ufficiale dell’Esercito era in missione da qualche parte, e chiesi a mia madre, terrorizzato: ma domani scoppia la guerra mondiale? Quella era una situazione molto più pericolosa di oggi. Oggi è tutto enfatizzato dai media. E guardi che io dico media non midia! Sono contro gli inutili anglicismi”.

SILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANI

 

Come Lollobrigida! Mi guarda male. “Io parlo sempre italiano anche in Europa. E’ una delle lingue dell’Unione”. Ma a proposito di ansia, Putin chissà quante volte l’avrà visto, con Berlusconi. “Berlusconi negli ultimi tempi era rimasto molto deluso, lo considerava un uomo di pace, ma è cambiato. Ci era rimasto male anche perché non gli rispondeva più al telefono. Silvio era convinto che la Russia fosse parte dell’Europa, dell’occidente”. Bei tempi. Ha visto palazzo Grazioli tutto ristrutturato e trasformato in coworking minimalista, come sede della Stampa estera? “Eh sì”. Diverso eh? “Eh sì. Tutta un’altra cosa”. E Arcore? Che ne dobbiamo fare di Marta Fascina? Tace.

BERLUSCONI TAJANI

 

E Pier Silvio, scenderà mai in campo? “Se gli va, perché no”. A queste domande Tajani si è già ri-mimetizzato negli anfratti marini. Ricordi di Arcore? “Avevo un ufficietto, e la mia camera. Eravamo io, Niccolò Querci, Paolo Del Debbio, tutta lì quella che chiamavano la macchina da guerra del Cav. E la segretaria Marinella”. Mi hanno raccontato che ogni volta che tornava da Arcore era stravolto dalla fatica. “Be’, i ritmi di Berlusconi erano pazzeschi. Ma sono i miei ritmi di ora”. Chi altri veniva ad Arcore? “Le zie suore”. Ah le famose zie suore. “Suorine, carine”. Ma proprio vestite da suore? “E come dovevano vestirsi, scusi?”.

 

ANTONIO TAJANI PAOLO GENTILONI

Torniamo agli Al-Tajani, gloriosa dinastia originaria di Vietri sul Mare. Il pesce delfino mi osserva, sospettoso, poi si butta. “Diego Tajani fu il primo procuratore antimafia d’Italia, procuratore del Re a Palermo a fine Ottocento, Ministro di Grazia e Giustizia dei governi Depretis, e anche avvocato di Garibaldi”. Secondo il sito nobilinapoletani.it il progenitore della stirpe è un cinquecentesco Mattheus Tajanus. “Ah”, dice, moderatamente contento che io abbia studiato. “Sì, è il primo dei Tajani. San Matteo è anche patrono di Salerno”. Per venire a tempi più recenti, suo padre lavorava alla Nato.

 

“Destino, perché anche io feci il militare nella Nato. Controllore della difesa aerea. E oggi la Nato è all’ordine del giorno”. Ma suo padre “aveva fatto l’accademia militare a Torino, e poi era finito in campo di concentramento in India, dove era stato sei anni durante la fine della battaglia di Tobruk nel ‘41: è tornato che sapeva perfettamente l’inglese. Che fai del resto in campo di concentramento? Studi”.

 

Poi, la famiglia si trasferisce a Parigi, dove il nostro, di Tajani, passa i primi 4 anni di vita.

 

(...)

letizIa moratti antonio tajani

A Parigi dove abitavate? “Vicino alla Madeleine, dove c’era la tomba di Luigi XVI. La Francia è il paese a cui sono più legato dopo l’Italia”. In quali altri posti avete vissuto? “Dopo Parigi, Roma e poi Bologna, che mi sembrava piccolissima. A Bologna in prima media avevo una professoressa, la signorina Rosmo, che dette un tema: ‘come avete passato il Natale’, io scrissi che ero stato in Ciociaria dal nonno, e lei quando riconsegna i temi corretti mi fa: ‘ah, ciociaro, come quelli che chiedono la carità sotto i portici’, confondeva i ciociari con gli zingari, capisce? Questa era l’Italia di quegli anni”.

 

Ma in Ciociaria come c’è finita la nobile stirpe degli Al-Tajani? “Mia nonna materna veniva da una vecchia famiglia piemontese; insegnava francese e vinse la cattedra appunto a Ferentino. Pensi, dal Piemonte a Ferentino! E si innamorò di mio nonno, un proprietario terriero un po’ impoverito, molto affascinante. Un personaggio, io ero pazzo di lui. Quando è morto è stato uno dei più grandi dispiaceri della mia vita. Certo era molto severo. Certi sganassoni”.

 

letizIa moratti antonio tajani

Tramite la famiglia materna, “ambiente liberale monarchico piemontese, juventini”, Tajani finalmente conferma la leggenda che aleggia da anni: è nipote del maresciallo Badoglio. “Certo. Era fratello della mia bisnonna. Lo conobbi poco, morì che ero molto piccolo: abitava ai Parioli, in via Bruxelles”, in quella che oggi è l’ambasciata della Cina (siamo, chiaramente, di nuovo in Malaparte). “Mi ricordo vagamente atmosfere rarefatte, delle abat-jour, delle tapparelle abbassate…”

 

Ma lo sanno i suoi colleghi di Fratelli d’Italia di questa parentela col generale che sostituì Mussolini, il traditore per eccellenza da quelle parti? (anche, un altro successore imprevisto, a pensarci bene). A Giorgia Meloni chi vuole darle della traditrice della nobile fiamma la chiama proprio “la Badoglia”. Il pesce non risponde. Ma andiamo avanti coi parenti. Da parte di padre c’è Raffaele Guariglia, ministro degli Esteri sempre nel governo Badoglio, e segretario del Partito nazionale monarchico, “che era figlio di una Tajani e fu testimone di nozze di mio padre” (adesso un ambasciatore Guariglia è Segretario generale della Farnesina). E poi via, in una famigliona molto fedele a casa Savoia. “Il bisnonno piemontese morì di infarto quando assassinarono re Umberto”. Ah, qui si spiega tutta la passione monarchica di Tajani.

matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani 2

 

Al liceo anzi regio liceo Tasso, di Roma, si dice che lei fosse già appassionato di reali. “Credevo in Vittorio Emanuele II, per il ruolo che aveva avuto nella unificazione del Paese. Il Risorgimento è da sempre il mio periodo storico preferito, per il resto le vicende monarchiche non è che mi appassionino troppo. Io come tutti i funzionari dello Stato ho giurato fedeltà alla Repubblica”. Dicono che quando faceva il giornalista, in redazione si portava sempre Sergio Boschiero, segretario generale dell’Umi, unione monarchica italiana. “Be’, non sempre, qualche volta”. Pare che lei tifasse per il ramo Aosta. “Non mi sono mai impicciato”.

 

RENZI TAJANI 34

Al regio liceo Tasso, la Harvard romana, il giovane Al-Tajani si presentava col cappottino di loden, e aveva queste passioni risorgimentali mentre fuori impazzava l’aria di rivoluzione, dunque lo menavano. “Sì, vero”. Pare che Paolo Gentiloni, specie di suo gemello diverso (famiglia aristo, frequentatore anche lui del Tasso, poi commissario europeo) assistette a una rissa contro il giovane Tajani senza intervenire. “No, è falso, lui non c’era quel giorno”.

 

Altre botte quando, già giornalista, il deputato fascistissimo del Msi Alfredo Pazzaglia le diede un gran ceffone, e qui esistono varie versioni della vicenda. “Quali versioni?”. Una secondo cui lei aveva scritto che una deputata del Msi aveva una relazione con un sindacalista. L’altra che lui, il Pazzaglia, era sotto sotto un democristiano. “Né l’una né l’altra. Scrissi che aveva zero possibilità di diventare segretario del Msi, e lui mi prese a schiaffi”. Ma la menavano sempre tutti.

 

“Sono una specie di Gandhi”, dice Al- Tajani impassibile. Il gandhismo in monopetto di Tajani gli ha spianato la strada anche in Europa: tra Bruxelles e Strasburgo è l’italiano che ha più esperienza, due volte commissario, presidente del Parlamento. “L’Europa è stata un bene, non era nei miei piani ma poi mi sono appassionato, è stato un grande amore”.

 

tajani

Le piace Bruxelles? “Preferisco Parigi”. Come spiegava l’Italia all’Europa? “Non sempre capivano”. Tra Bruxelles e Strasburgo c’è tutta una mitologia su Tajani: c’è la via intestatagli alle Asturie quando da commissario europeo risolse una complicata crisi economica, c’è la storia meno nota che mi raccontano ed è degna di quei fantastici ministri interpretati da Ugo Tognazzi nella commedia all’Italiana. A un certo punto un pezzo grosso europeo, il segretario generale del Parlamento Klaus Welle, chiede udienza a Tajani e gli propone un piano per riammodernare tutti gli edifici delle istituzioni europee. Costo, tre miliardi. Proposta peregrina, rischiosa, difficile da spiegare agli elettori, insomma la classica patata bollente.

ANTONIO TAJANI LICIA RONZULLI ALESSANDRO CATTANEO SILVIO BERLUSCONI AL QUIRINALE PER LE CONSULTAZIONI

 

Al-Tajani non dice nulla, ma rimanda il pezzo grosso ad altri appuntamenti, che si susseguono, sfinendo l’interlocutore, e dove Tajani si fa trovare sempre in compagnia di testimoni, e lasciando la porta aperta. Alla fine il piano verrà ridimensionato fino all’inconsistenza. “Bisogna sempre riflettere prima di decidere”, dice lui oggi confermando; insomma lei Tajani è una forza tranquilla. “Sì però in francese, tranquille, che ha un significato più ampio… vuol dire rassicurante… perché tranquillo sa un po’ di sfigato.

 

antonio tajani silvio berlusconi convention di forza italia

E poi con quello slogan Mitterrand è diventato presidente”. Ah, ecco, a proposito, ambizioni future? Il pesce si ritrae nel suo fondale. “Ah, ma figuriamoci, vorrei stare un po’ con la mia famiglia, fare il nonno”. Ministro, ma quando uno dice che farà il nonno… “non lo fa mai, lo so”. Adesso Al-Tajani però deve andare. La navigazione è ancora lunga, mentre il robottino continua inesorabile il suo avanti e indietro, e tutti stanno a guardare il fondo del mare-piscina.

ANTONIO TAJANI antonio tajani congresso forza italia antonio tajani congresso forza italia badoglioantonio tajani LA FOTO DI GRUPPO LEGA FORZA ITALIA A CASA DI BERLUSCONIberlusconi tajani 12PIETRO BADOGLIOANTONIO TAJANI berlusconi tajani 8ANTONIO TAJANI AL COMIZIO PER PAOLO TRUZZUgiorgia meloni antonio tajani sergio mattarella sergio mattarella antonio tajani guido crosettoMELONI TAJANI SALVINI AL COMIZIO PER TRUZZUmanfred weber antonio tajani congresso forza italia antonio tajani. congresso forza italia

Ultimi Dagoreport

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…