donald trump xi jinping giuseppe conte

NON ESISTONO INVOLTINI PRIMAVERA GRATIS - PELANDA: ''LA LOBBY PRO-CINA IN ITALIA STA FACENDO GRANDI PASSI, MA DOVREBBE CONFRONTARSI CON WASHINGTON, CHE HA DICHIARATO UNA GUERRA COMMERCIALE A PECHINO. SE LA CINA BLOCCA LE IMPORTAZIONI DALL’ITALIA ABBIAMO UN PICCOLO DANNO, SE LO FANNO GLI STATI UNITI SIAMO FINITI - LA CDP NON BASTA, SERVE UN NUOVO FONDO SOVRANO. IN EMERGENZA VANNO BENE ANCHE LE NAZIONALIZZAZIONI, POI SI FA IN TEMPO A TORNARE INDIETRO''

 

 

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

Geopolitica e finanza sono parte di uno stesso intreccio, e le crisi globali come quella innescata dal Covid-19 lo dimostrano puntualmente. Carlo Pelanda, economista e analista geopolitico, ne è convinto: ora che l’Italia è gravemente esposta sui mercati internazionali e lo spread è alle stelle la prudenza è d’obbligo. Prima di saltare l’asticella dei rapporti atlantici con un balzo verso la Cina, “dovrebbe confrontarsi con Washington: senza gli Stati Uniti l’economia italiana è finita”.

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

 

Professore, a cosa si riferisce?

L’emergenza sanitaria sta dimostrando che in Italia la lobby pro-Cina è sempre più forte. Per il momento prevale quella filoatlantica. Roma dovrebbe confrontarsi con Washington per capire fin dove può spingersi, perché fra Stati Uniti e Cina è in corso una guerra, non solo economica.

 

Qual è la linea rossa?

Bisogna stare molto attenti. L’Italia ha bisogno dei turisti cinesi, che in media quando arrivano lasciano 2300 euro a testa, ma deve anche evitare strappi. Non si possono chiudere le porte alla Cina ma neanche spalancare. Se la Cina blocca le importazioni dall’Italia abbiamo un piccolo danno, se lo fanno gli Stati Uniti siamo finiti

 

Anche sui mercati ci possono essere ripercussioni?

L’Italia senza l’ombrello americano è economicamente morta. Un anno fa è stato commesso l’errore di portare la relazione con la Cina oltre la soglia politica. Washington è intervenuta, e Roma ha tirato il freno. Rimane, come ho detto, una forte pressione di una lobby filocinese, con alcuni esponenti del mondo politico a libro paga di Pechino, e oltre Tevere una continua attività diplomatica del Vaticano, che ha bisogno di trovare un accordo per la Chiesa cattolica in Cina.

 

conte xi jinping

Come si spiega l’esposizione delle aziende italiane quotate andata in scena a Piazza Affari giovedì scorso?

Non credo sia in corso un complotto contro l’Italia, né che la temporanea fragilità del Sistema Paese sui mercati finanziari apri a una svendita immediata dei nostri asset. Vedo piuttosto, da parte di Stati europei e soprattutto della Francia, un tentativo di mettere all’angolo l’Italia in alcuni settori strategici come Aerospazio e Difesa, ma è un movimento avviato da tempo e non legato al coronavirus.

 

La turbolenza dei mercati è destinata a durare?

Sì, gli attori di mercato fiutano il rischio e reagiscono di conseguenza: fuggono, shortano o speculano. L’Italia paga una debolezza al pari degli altri Stati europei: la Bce è un’istituzione incompleta, perché non ha la garanzia di ultima istanza, è l’unica al mondo a non funzionare come prestatore di ultima istanza. Ora i grandi speculatori hanno iniziato a bussare, per vedere fin dove la Bce può spingersi.

il presidente cinese xi jinping, il ministro degli esteri wang yi, il vicepremier di maio e il premier conte

 

Goldman Sachs per l’Italia ha una previsione particolarmente nera: -3,4 punti percentuali di Pil in un anno.

Hanno ragione, forse sono un po’ ottimisti. Tutti i grandi istituti formulano sempre tre scenari, e questo mi sembra a metà fra quello intermedio e quello peggiore. Se contiamo che il 13% del Pil e il 12% dell’occupazione italiana derivano dal turismo ci rendiamo conto della gravità del momento. Un crollo fra il 3 e il 4% del Pil non è il worst scenario.

 

Il decreto “Cura Italia” basta a tamponare?

Cose da ridere, secondo le nostre stime per uscire dal guado servono 220 miliardi di euro. Se immetti liquidità le aziende resistono anche sei mesi, con 25 miliardi neanche per sogno. La Germania ha annunciato crediti per 550 miliardi per le imprese sotto il ferro della crisi, di cui 100 a debito. E il governo tedesco si è detto disposto a nazionalizzare le grandi aziende in difficoltà, come Lufthansa e Volkswagen. C’è chi dice che questo primo stanziamento è una prima leva per arrivare a 300 miliardi di euro, non è chiaro come. La prudenza italiana è dettata dal fatto di non avere alle spalle un prestatore di ultima istanza europeo per il suo debito. Se alza la posta, il mercato la fa saltare.

trump xi jinping

 

Si discute di un possibile ruolo di Cdp a sostegno delle imprese in crisi, e delle aziende quotate esposte. Lei è d’accordo?

Io sono un liberista. Ma di fronte a una crisi del genere ripongo in bacheca la statuetta della dea libertà e dico: usiamo tutti gli strumenti che possiamo adoperare. Se servono, ben vengano anche le nazionalizzazioni, si penserà in un secondo momento come fare un passo indietro.

 

Cdp ha i requisiti per operare come fondo sovrano?

Cdp purtroppo non ha la struttura e la mission della sua equivalente tedesca, la Kwf, ma ha il vantaggio di poter spendere soldi al di fuori del perimetro di bilancio dello Stato. Da sola però non ha il capitale per svolgere questo compito. Dovrebbe essere affiancata da un nuovo fondo sovrano italiano, che raccoglie il risparmio con la garanzia di capitale e interviene in periodi d’emergenza, ovviamente offrendo remunerazioni ai risparmiatori. Con una macchina di questo tipo potremmo davvero sventare gli scenari peggiori.

luigi di maio domenico arcuri fabrizio palermo

 

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...