enrico letta giuseppe conte

NON FATE GLI STRONZI: QUI COMANDA MATTARELLA - SOLO CONTE E QUALCHE KAMIKAZE GRILLINO PUO’ PENSARE DI FAR SALTARE IL GOVERNO E PORTARE L’ITALIA AL VOTO A OTTOBRE, A POCHI MESI DALLA FINE DELLA LEGISLATURA - IL QUIRINALE NON HA NESSUNA INTENZIONE DI AVALLARE UN DELIRIO SIMILE: SI MARCIA ALLINEATI E COPERTI FINO AL 2023 - LETTA HA AVVISATO CONTE: SE STACCHI LA SPINA AL GOVERNO, L’ALLEANZA PD-M5S E’ MORTA…

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

conte letta

Il disastro di Conte, lo chiamano dietro le quinte i dem più alti in grado. Presidenza della commissione esteri persa, una roccaforte in meno per il campo progressista; maggioranza spaccata; Draghi indebolito, governo in bilico e M5s scosso dalle convulsioni. Un bel risultato. Che potrebbe anche portare dritto ad elezioni anticipate, poco gettonate nei palazzi, ma temute assai.

 

Il premier schiva le accuse E per il premier era proprio quel che ci voleva, uno strappo della maggioranza sulla commissione Esteri, alla vigilia di una giornata foriera di tensioni come quella di oggi, con l'informativa sulla guerra in aula.

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

 

Basterebbe questo per immaginare quale sia l'umore di Mario Draghi: di fronte all'ennesima spaccatura dei partiti che lo sostengono, ha replicato con un'alzata di sopracciglio meno algida del solito. La reazione all'accusa di Conte («Draghi era avvertito, doveva pensare lui alla tenuta della maggioranza») è un laconico «non spetta al governo intervenire sulle presidenze di commissione», trapelato dalle stanze di palazzo Chigi.

draghi conte

 

Nessun riverbero sulla tenuta del governo, almeno fino a prova contraria. Ma la questione viene analizzata con attenzione: stavolta tocca un fronte più delicato, vista l'importanza della posta in palio; e viste le conseguenze imprevedibili che possono scaturire dal franoso fronte pentastellato. Che esprime nel governo il ministro più esposto, il titolare degli Esteri, Luigi Di Maio. Protagonista «occulto» della singolar tenzone sulla commissione Esteri: visto che «se Conte candidava la Nocerino, vicina a Di Maio, anche il centrodestra l'avrebbe votata...», sussurra uno dei massimi dirigenti del Pd alla Camera.

 

andrea marcucci.

In ogni caso, il premier sceglie di non rispondere al leader M5s. Quindi il caso non si pone. E per quel che riguarda un qualche effetto sulla tenuta del governo, la considerazione è che in questi quindici mesi la maggioranza si è spaccata spesso. Insomma, la questione «potrebbe divenire delicata solo se i 5stelle facessero scelte di un certo tipo...».

 

Proprio quelle che Letta prova a scongiurare. Le sue parole tradiscono grande preoccupazione, «perché il mondo ci guarda: spero non vi siano conseguenze sulla maggioranza, però è stato proprio un grande errore della destra». Il segretario non dice altro, ma i suoi uomini sì e con lui condividono grande agitazione.

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI A PALAZZO CHIGI

 

E se Matteo Renzi bistratta Conte, «incapace di fare politica», il dem a lui più vicino, Andrea Marcucci, si incarica di dire ciò che pensano tutti: «Sarebbe irresponsabile far cadere il governo. Quello che e' successo per la commissione Esteri era prevedibile, soprattutto perché Forza Italia non aveva presidenze. Eppure si e' scelto di andare avanti». Fatta la frittata, i dem temono davvero che i 5stelle si possano sfilare dal governo a luglio millantando «un appoggio esterno».

 

E spiegano che «un minuto dopo Salvini farebbe lo stesso. E noi pure. Del resto, a quel punto cosa potremmo fare? Versare da soli il sangue per gli altri?». Ecco che si profila di nuovo lo spettro di urne a ottobre. Letta stesso non lo può escludere: «Troppi incidenti si stanno accumulando e possono far deragliare una macchina di Governo, anche se non si vuole. Richiamo tutti gli attori, a partire da noi stessi».

mattarella draghi

 

Si teme dunque un precipitare della situazione e i politici si sporgono sempre avanti, come attirati dal baratro: se Conte dovesse sfilarsi dal governo, a quel punto per i dem sarebbe difficile stringere un'alleanza con i 5stelle. Per questo Letta ha avvisato il leader M5s che le conseguenze di un tale gesto sarebbero devastanti: il segretario Pd faticherebbe a reggere le spinte a sganciarsi dai grillini della metà dei suoi gruppi parlamentari, capitanati dal ministro Lorenzo Guerini. Gli ex renziani insomma.

 

mario draghi e sergio mattarella all altare della patria

E la pur esile speranza di una vittoria su una destra alta nei sondaggi, sempre pronta a ricompattarsi nel momento clou delle politiche, verrebbe meno. Del resto, sui divani di Montecitorio c'è già chi si lascia scappare la domanda con i colleghi: «Nella democrazia dell'alternanza possiamo pure andare una volta all'opposizione, o no?». E chi viceversa ragiona sulle opportunità che si aprirebbero con urne in ottobre: «Sarebbe un modo per separare il turno elettorale delle politiche di marzo da quello per le regionali del 2023 in Lombardia e Lazio: l'election day favorisce sempre la destra...».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…