cecilia d elia anna ascani paola de micheli donne dem pd

NON UNA INCAZZATA DI MENO - PIÙ CHE LA LEADERSHIP FEMMINILE, NEL PD MANCA LA SORELLANZA. SENTITE L'EX MINISTRA PAOLA DE MICHELI:  "QUANDO MI HANNO ATTACCATO NESSUNA DI VOI MI HA DIFESA" – IL CONTENTINO DI QUALCHE POSTO DA SOTTOSEGRETARIA NON BASTA A PLACARE LE DONNE DEM LASCIATE FUORI DAL GOVERNO: LA ZINGARETTIANA CECILIA D'ELIA PROVA A BUTTARE ACQUA SUL FUOCO, MA ALTRE COME TITTI DI SALVO E ANNA ASCANI CHIEDONO UNA DIREZIONE PER FARE UNA RESA DEI CONTI

Annalisa Cuzzocrea per "la Repubblica"

 

ZINGARETTI

Neanche lo choc di ritrovarsi tutti maschi al governo riesce a suscitare nelle donne Pd un moto d'orgoglio, la voglia di far pagare a caro prezzo l'onta subita. Dal partito tutto, non solo da loro: ostaggio di capicorrente che hanno azzerato la rappresentanza femminile, restituendo l'immagine di una forza retrograda e antistorica.

 

zingaretti

«Un gravissimo problema a cui troveremo una soluzione», ha promesso ieri Zingaretti. Aggiornata a oggi per le conclusioni, il primo round della Conferenza delle democratiche finisce con un nulla di fatto. Consolidando la spaccatura tra chi, per fare un favore al segretario, preferisce annacquare il dibattito, buttandola sui posti di sottogoverno che vanno presi per attutire il colpo; e chi invece spinge per allargarlo, convocando subito la Direzione: il danno prodotto è troppo grave, non si può far finta di niente.

 

la zingarettiana cecilia d elia

Appartiene alla prima scuola la portavoce Cecilia D'Elia, zingarettiana di ferro. Dopo aver spiegato che «il pluralismo delle correnti ha prevalso, mettendo tra parentesi la questione di genere: una terribile sottovalutazione, una ferita, una battuta d'arresto», D'Elia ha incalzato sulle compensazioni.

 

«Bisogna che qualcosa succeda subito. Non per risanare la ferita, o compensare l'assenza. Il tema della sottosegretarie o viceministre non è questione di risarcimento, non ci accontentiamo delle retrovie. È un dato di fatto, ci sono donne competenti, il Pd dia un segnale subito e netto su questo».

 

cecilia d elia

Senza dimenticare gli incarichi di partito, dove però, attenzione, i maschi non devono fare un passo indietro, sono le donne che devono affiancarsi. «Non ho chiesto le dimissioni di Orlando, a cui rinnovo la mia stima», precisa infatti D'Elia, reduce da una ramanzina dei vertici. «Però penso che ci possa essere una vice donna, come aveva fatto Zingaretti all'inizio con la vicesegreteria duale di Orlando e De Micheli».

 

la dem titti de salvo

E comunque se ne potrà parlare, propone, alla prossima assemblea. Parole che però fanno indignare Titti Di Salvo, numero 2 della Consulta che - come pure Marta Leonori e tante altre lì dentro - pensa che «quanto è accaduto è una sconfitta e un errore», altro che battuta d'arresto. «In un partito che ha tre luoghi per le donne - Conferenza, Dipartimento pari opportunità, Women new Deal - e zero ministre qualcosa non torna. Si dimostra l'inefficacia di questo assetto».

 

paola de micheli

Specchietti per le allodole, mentre i maschi si prendono tutto. «Noi abbiamo bisogno di ingaggiare una battaglia politica negli organismi di vertice per riaffermare l'idea di un Pd contemporaneo fatto di donne e uomini», che devono vedersi entrambi. Perciò va convocata la Direzione. Per parlarne tutti, guardandosi in faccia. Come ha fatto ieri, sfogandosi, l'ex ministra De Micheli.

 

anna ascani

«Io al Mit ho sempre lavorato a testa bassa, senza preoccuparmi di intessere rapporti che potessero proteggermi», ha raccontato. «E forse è stato uno sbaglio. Quando mi hanno attaccato, anche nel mio partito, nessuna di voi mi ha difesa. Mi sono sentita sola». Perché nel Pd non è solo la leadership femminile che manca, come denuncia Anna Ascani. A mancare, fra le donne dem, è innanzitutto la sorellanza.

anna ascani del pdPAOLA DE MICHELIpaola de micheli – ritiro del pd all'abbazia di contigliano 36paola de micheli a cernobbiopaola de micheli 2paola de micheli 1PAOLA DE MICHELIpaola de micheli – ritiro del pd all'abbazia di contigliano 18 paola de micheli. paola de micheli ritiro del pd all'abbazia di contigliano 19paola de micheli ritiro del pd all'abbazia di contigliano 35paola de micheli ritiro del pd all'abbazia di contigliano 37paola de michelipaola de micheli. paola de micheli 2PAOLA DE MICHELI ROBERTO SPERANZApaola de micheli 1anna ascani pdANNA ASCANIanna ascani in una scuola di tor bella monacaANNA ASCANI anna ascani ANNA ASCANIANNA ASCANI LUCIANO NOBILIanna ascani 1ascani annaanna ascaniANNA ASCANI 1ANNA ASCANIanna ascaniANNA ASCANI ALLA OBAMA FOUNDATIONanna ascanianna ascanianna ascani 4anna ascani 5anna ascani

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)