cannabis marijuana

NON SI MANDA TUTTO IN FUMO - LO STOP DELLA CASSAZIONE ALLA VENDITA DELLA CANNABIS METTE A RISCHIO 800 NEGOZI - MA IL BUSINESS HA RISVOLTI A LIVELLO INDUSTRIALE OLTRE CHE AGRICOLO - I RADICALI: “SI CANCELLANO DECINE DI MIGLIAIA DI IMPRESE E POSTI DI LAVORO REGOLARI” - LA RABBIA DEL COMMERCIANTE: “STAVO PER ASSUMERE, COSÌ SI ROVINANO DELLE FAMIGLIE” - GOOGLE E APPLE METTONO AL BANDO NEI LORO STORE LE APP CHE “FACILITANO LA VENDITA” DI MARIJUANA E DERIVATI…

1 - «VENDERE CANNABIS LIGHT È UN REATO» SONO OTTOCENTO I NEGOZI IN TUTTA ITALIA

Alessandra Arachi per il "Corriere della sera"

 

 La Corte di Cassazione ha detto: è reato commercializzare i prodotti derivati della cannabis Sativa e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio e resina. Ma poi ha aggiunto: «Salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante». Quali siano i parametri per definire «l' efficacia drogante», però, gli ermellini non lo hanno esplicitato. Non ancora, perlomeno.

 

Quella depositata ieri dai giudici della Cassazione a sezioni unite, infatti, è un'informazione provvisoria e bisognerà aspettare le motivazioni per definire i contorni di questa vicenda che riguarda circa ottocento negozi che commercializzano la cosidetta «cannabis light» e che adesso sono a rischio chiusura.

 

Agli inizi di febbraio sempre la Cassazione aveva stabilito che la cannabis light era lecita, e per definire cosa fosse «light» aveva fissato come parametro il Thc entro lo 0,6%. Adesso bisognerà aspettare per capire cosa succede.

 

dolci alla cannabis 9

Nell' informazione di ieri gli ermellini hanno scritto che saranno i giudici di merito che, caso per caso, dovranno stabilire se sequestrare o meno i prodotti. Un'incertezza che già durante l'udienza aveva spinto il Pg della Cassazione Maria Giuseppina Fodaroni a sollevare dubbi sulla materia. Ha detto infatti il Pg: «Le indicazioni fornite dal legislatore non sono chiare: pertanto non vi è la prevedibilità, da parte del cittadino e del commerciante, sulle condizioni suscettibili di essere sanzionate». E per questo Maria Giuseppina Fodaroni si era espressa per l' invio degli atti alla Consulta.

 

Sono ormai centinaia i negozi che vendono «cannabis light», un business che ha risvolti a livello industriale oltre che a livello agricolo, ed è questo l' unico uso previsto dalla legge 242 del 2016, lì dove si permette in maniera esplicita la coltivazione della canapa per fini medici.

 

dolci alla cannabis 8

La sentenza è stata commentata in modo molto favorevole dal ministro dell' Interno Matteo Salvini: «Siamo contro qualsiasi droga, senza se e senza ma. A noi piace il divertimento sano». Era stato proprio il vicepremier Salvini ad annunciare di voler chiudere tutti i negozi di «cannabis light» sparsi sul territorio e ad emanare il 9 maggio una direttiva ai prefetti con un giro di vite sui controlli. Ieri lo ha appoggiato anche un altro ministro della Lega, quello della Famiglia, Lorenzo Fontana: «Siamo molto soddisfatti».

 

Secondo Fontana, che tra le sue deleghe ha anche quella sugli stupefacenti, nel verdetto della Suprema Corte si può leggere «una conferma delle preoccupazioni che abbiamo sempre manifestato in relazione alla vendita di questo tipo di prodotti e della bontà delle posizioni espresse e delle scelte da noi adottate».

 

cbd 1

I radicali sollevano un dubbio: «Che questa sia una sentenza politica in linea con il volere di un ministro che ha annunciato un' offensiva contro la cannabis light». E Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa: «La decisione della Cassazione è paradossale: si vietano i prodotti a base di cannabis light, prodotti cioè con un bassissimo contenuto di principio attivo. Si cancella o si condanna al mercato nero un settore in espansione. E in tutta la filiera si cancellano decine di migliaia di imprese e posti di lavoro regolari».

 

Esulta invece il popolo del Family Day, con in testa Massimo Gandolfini. E si unisce a loro Annagrazia Calabria, deputata di Forza Italia: «È impossibile tollerare zone d'ombra che in qualche modo legittimino la subcultura dello sballo». Intanto Google, come Apple, mette al bando nel suo Play Store le app che vendono o «facilitano la vendita» di marijuana e prodotti derivati, indipendentemente dal fatto che in alcuni Stati la cannabis sia legale.

 

tilray, il gigante della cannabis

2 - LA RABBIA DEL COMMERCIANTE «STAVO PER ASSUMERE COSÌ ROVINANO DELLE FAMIGLIE»

Stefano Landi per il "Corriere della sera"

 

La sentenza era uscita da una manciata di minuti. «E il mio telefono ha iniziato a squillare. Si è scatenato il panico assoluto. Tutti che si chiedono ora che succede. Se dobbiamo buttar via tutto. Nasconderci. Gente che piange». Marco Dalla Rosa, 35 anni, è un punto di riferimento per gli amanti della canapa nel Nord-est. Nell' aprile del 2014 ha aperto «Canapalpino» a Sedico, nel Bellunese.

 

Affari d' oro, tanto che a dicembre di un anno fa ha raddoppiato con un altro negozio a Feltre. Il suo è business che ruota attorno alla cannabis a 360 gradi. Quindi anche cosmetica, alimentare, bioedilizia, tessuti. Comparti che quanto meno gli consentiranno di andare avanti e sopravvivere. «Ma dovrò ridimensionare i piani. Stavo per assumere, così dovrò cambiare tutto. E soprattutto non sappiamo cosa aspettarci. Da oggi ognuno dirà la sua e amplificherà il caos che si è generato su questa questione».

cannabis light

 

Negli ultimi cinque anni, il numero di negozi di canapa light in Italia è passato da zero a 800. Un mercato che vale circa 50 milioni di euro, in crescita a tassi del 100 per cento annui. Numeri clamorosi che hanno spinto tanta gente, anche culturalmente lontanissima dal mondo della cannabis, a scommettere su questo settore. E a investirci molti soldi.

Facile immaginare l' impatto economico che avrà la sentenza. Ma anche un futuro prossimo fatto di interpretazione e cavilli intorno al cosiddetto «effetto drogante» che ha ispirato la sentenza.

 

cannabis

Da stamattina i negozi apriranno e nessuno sa cosa potrà succedere. Per questo a caldo pochi vogliono parlare. Preferiscono non avere attenzione mediatica. Meglio stare sottotraccia. I più «coraggiosi» andranno avanti, a costo di rischiare sequestri e quindi un processo. Chi si arrende resterà sul lastrico. «Non si rendono conto che così paralizzano un settore in grande espansione. Rovinano la vita di molte famiglie, soprattutto quello degli agricoltori che la coltivano», aggiunge Dalla Rosa.

 

Molti pensavano che fosse una discussione da campagna elettorale. Nessuno immaginava un' accelerata in tal senso. Ora sperano che questa interpretazione non diventi legge scolpita nel marmo. «A questo punto sarebbe responsabilità del Paese almeno ricompensare la gente che ha fatto impresa investendo tutto fino all' ultimo euro in un' attività che fino a ieri era perfettamente legale».

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?