mattarella si vaccina allo spallanzani

NON SIETE STATO, VOI - I POLITICI DOVREBBERO ESSERE I PRIMI A VACCINARSI, PER DARE IL BUON ESEMPIO, E INVECE NELLA LORO POCHEZZA SPECULANO SUL VIRUS IN CHIAVE IDEOLOGICA O ELETTORALE - MATTARELLA E DRAGHI NON HANNO AVUTO PROBLEMI NE' NEL FARSI VACCINARE NE' NEL FARLO SAPERE AI CITTADINI - GIANLUCA NICOLETTI: "E' COMICO OSSERVARE COME UN'AZIONE COSI' SEMPLICE  SIA PERCEPITA QUASI COME UN RITO INIZIATICO, UNA PROVA DI AFFILIAZIONE..."

Gianluca Nicoletti per "la Stampa"

 

MATTARELLA SI VACCINA ALLO SPALLANZANI

La prova del vaccino è diventata il segno di un'appartenenza politica. Sarebbe già un'assurdità che ancora resista un «pensiero magico» basato su narrazioni che affondano le loro radici in epoche ben lontane dall'attuale. Quello che risulta veramente comico è osservare che un'azione così semplice come il vaccinarsi sia percepita quasi come un rito iniziatico, una prova di affiliazione, la marchiatura di un'appartenenza quando tracima dalla pratica di comuni cittadini a quella dei rappresentanti delle istituzioni, di parlamentari, di donne e uomini della scena politica nazionale.

 

SERGIO MATTARELLA SI VACCINA ALLO SPALLANZANI

In realtà già tutta la pandemia e il suo indotto hanno costituito un terreno fertile per una contrapposizione di vecchia matrice, che si è rinnovata sotto nuove fantasiose rappresentazioni. I corvi fiancheggiatori dei segregazionisti sono stati smascherati dagli aperturisti, che non vogliono essere chiamati negazionisti perché si sa che ricorda scenari troppo atroci per chiunque, di fatto però sono convinti che si stia esagerando con l'allarmismo e quindi sono tendenzialmente degli sdrammatisti semplicisti influenzisti, che vorrebbero smascherare i perfidi terrorizzisti che mirano a soffocare i libertisti, persino nelle loro declinazioni più ludiche di movidisti, apericenisti, discotechisti.

 

mario draghi a termini per il vaccino

Possiamo procedere ancora a lungo a coniare neologismi, che rispondono comunque ognuno a una battaglia ideologica realmente intrapresa, con la massima serietà e in varie forme, animando per mesi, attraverso suggestivi «vox populi», veementi zuffe verbali in una gran parte dei talk show televisivi a tema Covid. È senz' altro vero che nelle ultime ore l'attenzione dei media si sia spostata nel fare la conta dei leader non vaccinati, o reticenti all'ammetterlo, o titubanti fino alla supercazzola per barcamenarsi senza correre il rischio di scontentare una parte del loro consenso.

 

Difficile capire come è cominciata la caccia del no vax nascosto, di fatto l'apoteosi scellerata è comparsa ieri nel tweet del deputato leghista Claudio Borghi, con un articolato pensiero che merita esegesi del testo: «Terzo giornalista che mi chiede se sono vaccinato. Finora sono stato gentile al prossimo parte il vaffanculo e la cancellazione dalla lista dei contatti».

 

mario draghi a termini per il vaccino

È un chiaro ammiccare alla generazione «Buongiornissimo Kaffè!» dei maturi frequentatori di social che ogni giorno minacciano «pulizia kontatti». Nel seguito del social messaggio Borghi poi fornisce il suo capolavoro rievocando pregiudizi seppelliti dagli anni 90: «Perché questi eroi la prossima volta che intervistano un LGBT non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi?».

 

Riuscendo a strizzare l'occhio anche a chi teme che il ddl Zan possa preparare il terreno allo sterminio degli eterosessuali doc. È pur vero che ancora non sia dimostrato se anche Matteo Salvini abbia sottratto il braccio al «Pic Indolor» per rispetto dei turni di priorità, come lui afferma, o per non urtare quello zoccolo sovranista antiscientista che ancora impugna calamite per cercare il microchip attivabile con il 5G che ci renderà tutti sudditi di Bill Gates, o di qualche malvagio che complotta nell'ombra.

mario draghi e la moglie a termini per il vaccino

 

Come è pur vero che Giorgia Meloni, messa alle strette a margine della presentazione del suo libro all'Arenile di Bagnoli, ha praticamente detto di non preoccuparsi che lei si vaccinerà... Siccome è tosta se non avesse voluto vaccinarsi l'avrebbe detto, anche se di fatto però non l'ha ancora fatto. Chi ama esprimere un giudizio affrettato potrebbe quindi affermare che oggi il vaccino discrimina il collocarsi a destra piuttosto che a sinistra.

 

Classificando, di contro, una sfilza di avambracci denudati e immortalati che si offrivano impavidi al dardo vaccinatore, per poi ostentare il selfie con il cerottino con la stessa fierezza che animava gli studenti tedeschi di un secolo fa, quando si affettavano la faccia incrociando le lame nella virile prova del Mensur. Il capostipite fu Vincenzo De Luca che, sfidando ogni priorità per sanitari e anziani, bruciò tutti sui tempi producendosi in anteprima con la manica della camicia arrotolata sin dalla prima giornata di vaccinazione a fine di dicembre.

 

MARIO DRAGHI E LA MOGLIE ATTENDONO DI FARE IL VACCINO

Per l'occasione aveva allestito un set vagamente imbarazzante, per conferire rango di solennità alla scena dietro alla sua testa spuntava una pianta simile al ficus fantozziano. In completa antitesi al governatore della Campania la sindaca capitolina Virginia Raggi. Ancora oggi tergiversa sul suo non essersi ancora vaccinata, nascondendosi dietro alla giustificazione ufficiale del suo staff: «Dopo aver contratto il virus ha seguito il protocollo. Ha gli anticorpi ancora alti».

MATTEO RENZI SI VACCINA AL MANDELA FORUM DI FIRENZE

 

Si immagina che probabilmente si vaccinerà quando le si abbasseranno gli anticorpi, quanti prelievi dovrà fare nel frattempo? Quanti buchi su quel braccio le imporrà il protocollo prima di dare l'ok al vaccino? C'è molta confusione in realtà, se volessimo fare liste l'incertezza impedirebbe una corretta classificazione tra rappresentanti dell'orgoglio vaccinista e cripto novax. Spesso lo zelo dei classificatori di noti vaccinati ha creato infami sospetti: per qualcuno non è una prova che Enrico Letta si sia fatto fotografare dallo sterno in su e con la giacca, davanti alla tenda della Croce Rossa annunciando l'avvenuto vaccino.

 

la vaccinazione di vincenzo de luca

Altri incorrono, per fretta o approssimazione, in singolari equivoci; Nicola Zingaretti sembrava addirittura essersi vaccinato per il Covid tre volte, oltre ogni limite umano. In realtà la trimurti iconografica del suo braccio trafitto era una impropria raccolta di immagini scattate rispettivamente durante la campagna vaccinazioni dell'influenza stagionale, del 2015, 2018 e 2019.

 

Di certo sappiamo solo che il Presidente Mattarella si sia vaccinato, a lui dobbiamo l'iconica istantanea del 9 marzo che ne suggellò l'esempio istituzionale; il Capo dello Stato si fece immortalare insieme ad altri anziani nella sala dedicata dello Spallanzani di Roma. Suo malgrado però creò anche un format; solo due settimane dopo anche Mario Draghi si produsse in una location simile, persino lievemente più pop come l'hub di Roma Termini, anche lui a dimostrare che nell'incombere della salvifica siringa non ci si rifugia in un privè se si vuole essere d'esempio.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO/1 –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…