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I NOSTRI DRONI FINISCONO IN MANI CINESI? - LA GUARDIA DI FINANZA HA DENUNCIATO SEI MANAGER (TRE ITALIANI E TRE CINESI) DELLA FRIULANA ALPI AVIATION PER VIOLAZIONE DELLA LEGGE SULL’EXPORT MILITARE E DELLA NORMATIVA GOLDEN POWER - LA SOCIETÀ ERA PASSATA NEL 2018 CON “MODALITÀ OPACHE” NELLE MANI DI DUE SOCIETÀ STATUALI DI PECHINO SENZA LE NECESSARIE COMUNICAZIONI - L’AZIENDA NEGA, ORA PALLA ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, CHE POTREBBE ANCHE...

Gabriele Carrer per www.formiche.net

 

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Violazione della legge 185/1990, che disciplina l’export di armamenti, e possibili violazioni della normativa cosiddetta Golden power, che tutela le aziende strategiche italiane.

 

Sono questi i reati contestati dalla Guardia di finanza di Pordenone all’azienda Alpi Aviation di San Quirino, eccellenza nella produzione di droni militari, aeromobili e veicoli spaziali (figura anche tra i fornitori delle Forze Armate e di Leonardo spa) che recentemente è stata rilevata attraverso una società offshore da due importanti società statuali cinesi. Le Fiamme gialle hanno denunciato sei manager (tre italiani e tre cinesi).

 

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I RAPPORTI CON L’IRAN

Come raccontato a marzo su Formiche.net, l’azienda friulana è già stata oggetto di indagine della stessa Guardia di finanza di Pordenone per una presunta violazione dell’embargo internazionale nei confronti dell’Iran per una vendita di droni militari strix, quelli impiegati dai nostri militari in Afghanistan, alla Repubblica islamica.

 

 E sempre su queste pagine avevamo raccontato di un cablo della diplomazia statunitense che nel 2009 avvertiva l’Italia di possibili triangolazioni con l’Iran da parte di Alpi Aviation: il dipartimento di Stato americano invitava l’ambasciata statunitense a Roma a chiedere alle Dogane italiane di verificare una segnalazione dell’intelligence arrivata dal Giappone; per tre mesi le autorità italiane monitorano l’azienda ma non trovano prove di traffici illeciti; agli inviti statunitensi a continuare la sorveglianza, le autorità italiane risposero spiegando la necessità di una richiesta formale.

 

LE INDAGINI SULL’AVIOSUPERFICIE

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L’operazione delle Fiamme Gialle era stata originariamente avviata con accertamenti su un’aviosuperficie, ricompresa nell’area del Demanio militare, che vedeva una sinergica occupazione, in assenza di autorizzazioni, da parte di un aeroclub privato (formalmente una onlus operante in inesistenti attività di Protezione civile) e di una società industriale operante nella fabbricazione di aeromobili e di veicoli spaziali, nonché nella progettazione e produzione di sistemi U.A.V. di tipo militare e certificati per tale impiego in ossequio agli standard “stanag” NATO. Si tratterebbe dell’area “La Comina”, molto vicina alla base Usaf di Aviano che la società avrebbe utilizzato grazie alla “schermatura” garantitale dalla onlus pordenonese.

 

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L’ACQUISIZIONE NEL 2018

Successivi approfondimenti hanno accertato che l’azienda, nel 2018, fu acquistata, per il 75 per cento, da una società estera di Hong Kong (Mars Information Tecnology Co, come spiegavamo su Formiche.net), costituita ad hoc prima dell’acquisto delle quote e autonomamente priva di risorse finanziarie.

 

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Alpi Aviation fu valutata con un valore delle quote notevolmente rivalutato rispetto a quello nominale (90 volte superiore: 3.995.000 euro contro 45.000 euro). Regista dell’operazione fu Dentons, tra gli studi legali più importanti al mondo. Nel curriculum vitae di Pei Qiu, senior partner di Dentons, figura in bella mostra la consulenza per l’acquisizione di Alpi Aviation, “la prima transazione del suo genere, in cui una holding cinese ha acquisito un’impresa nel settore dell’aviazione high tech in Europa”.

 

 

attuale schema di partecipazione e controllo della societa?? pordenonese (guardia di finanza)

LE SOCIETÀ STATUALI CINESI

L’acquirente, mediante complesse partecipazioni societarie, sarebbe riconducibile a due importanti società governative della Repubblica popolare cinese, spiegano le Fiamme gialle. Ma il subentro societario sarebbe stato perfezionato in modo da non far emergere il nuovo socio, con ritardi nelle comunicazioni amministrative e omettendo di informare preventivamente la presidenza del Consiglio dei ministri dell’acquisto della maggioranza dell’azienda, violando la normativa Golden power che attribuisce speciali poteri alle autorità italiane sugli assetti societari di realtà strategiche in vari settori.

 

“MODALITÀ OPACHE”

La Guardia di finanza ha spiegato che il subentro risultava “perfezionato con modalità opache tese a non farne emergere la riconducibilità del nuovo socio straniero”. Infatti l’azienda ha comunicato soltanto due anni dopo l’acquisto e su sollecito dei funzionari ministeriali, la variazione della compagine societaria al ministero della Difesa; e ha omesso di comunicare preventivamente alla presidenza del Consiglio dei Ministri l’acquisto del 75% del capitale sociale dell’azienda italiana, in violazione delle prescrizioni Golden power.

 

Droni aerei cinesi

OBIETTIVO: ACQUISIRE KNOW-HOW ITALIANO

L’acquisto, spiegano ancora gli investigatori, non avrebbe avuto scopi di investimento ma l’acquisizione di know-how tecnologico e militare, che ha spinto a pianificare il trasferimento della struttura produttiva nel polo tecnologico di Wuxi, città industriale di 7 milioni di abitanti nella provincia del Jiangsu e meno di 150 chilometri da Shanghai ritenuta il laboratorio dell’intelligenza artificiale cinese. Operazioni non formalizzate, secondo la Guardia di finanza, in atti societari e per le quali non era stata chiesta preventivamente l’autorizzazione ai ministeri italiani competenti.

 

Droni aerei cinesi 2

LE DICHIARAZIONI DI COMMENTUCCI (GDF)

“Gli investimenti da parte di soggetti stranieri nel territorio nazionale, di per sé, presentano riflessi positivi per il sistema economico nazionale, purché siano riconducibili a vere operazioni di investimento, di tipo finanziario o di sviluppo di programmi imprenditoriali. In questo caso, l’acquisto della società pordenonese presentava diverse finalità: verteva sull’acquisizione della sua tecnologia, anche di tipo militare, e sulla sua delocalizzazione all’estero”, ha dichiarato il colonnello Stefano Commentucci, comandante della Guardia di Finanza di Pordenone. “Si tratta di condotte per le quali molti Stati, tra cui l’Italia, hanno posto limiti che derogano ai principi di concorrenza e di libertà di investimento”.

 

LA VIOLAZIONE SULLA VIA DELLA SETA

 

DRONI

Le Fiamme gialle hanno anche accertato l’esportazione per oltre un anno in Cina di un U.A.V. (aeromobile a pilotaggio remoto) militare per la Fiera internazionale dell’import a Shanghai nel 2019. L’apparecchiatura militare era stata dichiarata agli uffici doganali di esportazione non come sistema U.A.V. o drone, ma falsamente come “modello di aeroplano radiocomandato”.

 

DRONI USA

Era novembre del 2019, l’anno della firma tra Italia e Cina del Memorandum d’intesa sulla Via della Seta. Di quella partecipazione si ritrova traccia in un articolo pubblicato sulla piattaforma classxhsilkroad.it, nata dalla partnership tra l’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua e il gruppo italiano ClassEditori, viene pubblicato un articolo (sotto lo pseudonimo di Mauro Romano). “Siamo molto ottimisti sullo sviluppo della megalopoli”, spiegava l’amministratore delegato, Massimo Tammaro, ex comandante delle Frecce Tricolori e poi dirigente della Ferrari.

 

NORD-EST NEL MIRINO DI PECHINO

drone mq 9 reaper

La vicenda di Alpi Aviation aveva riacceso il dibattito nel Nord-Est sulle mire cinesi, già ben evidenti in merito alla Piattaforma logistica Trieste. “L’inchiesta della Guardia di Finanza di Pordenone ha svelato quanto pervasiva sia l’attività della Cina nel sistema economico del nostro Paese, con particolare riferimento a imprese ad alto valore tecnologico e, come si è visto, riferibili ad importanti settori del militare”, ha dichiarato Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, “Resta la preoccupazione per la sorte dell’azienda in questione, ma confidiamo che, con l’aiuto del governo, essa possa ritornare in mani italiane”.

 

drone.

LA PALLA PASSA A PALAZZO CHIGI

E ora che cosa accadrà? Poiché la notifica non è stata effettuata nei tempi richiesti, la situazione si trova ora in campo sanzionatorio e non più autorizzativo. Il meccanismo sanzionatorio va dalla sospensione dei diritti di voto fino alla nullità degli atti (compresa la vendita della società). È anche prevista una sanzione amministrativa di importo fino al doppio del valore dell’operazione e comunque non inferiore all’1 per cento del fatturato realizzato dall’impresa interessata nell’ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio, oltre ad una serie di misure accessorie (come il ripristino dello status quo ante).

 

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Si tratta di una situazione inedita. La decisione spetterà alla presidenza del Consiglio dei ministri con un provvedimento che sarà eventualmente impugnabile al Tar. Intanto, Alpi Aviation, che ha rapporti anche con il nostro ministero della Difesa, rimane nelle mani del governo della Repubblica popolare cinese, Paese che non rientra nel quadro delle alleanze dell’Italia.

 

LA REPLICA DI ALPI AVIATION

Alpi Aviation ha diffuso una nota in cui “nega con fermezza che nella condotta della società si debbano ravvisare violazioni delle norme a tutela del Golden power e alla legislazione che regolamenta il trasferimento di informazioni strategiche o di tecnologia al di fuori del territorio nazionale, si riserva ogni azione a tutela della propria immagine”.

 

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Per quanto attiene alla cessione delle quote di Alpi Aviation, “la stessa è avvenuta in modo trasparente, con riferimento al reale valore dell’azienda e nel rispetto della normativa fiscale”, si legge ancora.

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