sergio mattarella mario draghi

OBIETTIVO: INCHIAVARDARE DRAGHI A PALAZZO CHIGI – “MARIOPIO” HA DETTO CHIARAMENTE DI NON ESSERE DISPONIBILE A GUIDARE UN ALTRO GOVERNO IN QUESTA LEGISLATURA. MA È DAVVERO COSÌ? SE CONTE OGGI DECIDESSE DI STRAPPARE, È IMPROBABILE CHE MATTARELLA NON PROVI A CONVINCERE IL “GRANDE GESUITA” A RIMANERE – I NUMERI CI SONO, L’UNICA INCOGNITA È COSA FAREBBE LA LEGA DI SALVINI. LETTA NON VUOLE SACRIFICARE UN’ALTRA VOLTA IL PD SULL’ALTARE DELLA RESPONSABILITÀ (REMEMBER MONTI?): O TUTTI O NESSUNO - LE MOSSE DEL "PARTITO DI DRAGHI"

Ilario Lombardo e Francesco Olivo per “la Stampa”

 

mario draghi sergio mattarella

Il Draghi bis è uno scenario più concreto di quello che potrebbe sembrare. Non ci sono approdi certi, ma basta seguire i piani inclinati della politica, e nella mareggiata di questi giorni orientare le previsioni in direzione dei pochi punti fermi emersi. Ci sono dichiarazioni, tentazioni, movimenti tattici e abbozzi di strategie.

 

Ma il Draghi bis è lo scoglio a cui si potrebbero aggrappare i partiti ben prima del 2023. Se la crisi fosse questione di ore o di settimane, e il M5s di Giuseppe Conte dovesse dire addio alla maggioranza, davvero Mario Draghi concluderebbe in anticipo la sua missione a Palazzo Chigi, come ha detto lo scorso giovedì in conferenza stampa?

 

INCONTRO DRAGHI CONTE - VIGNETTA BY ROLLI

È stato esplicito, il premier, va detto: «È l'ultimo governo che guiderò in questa legislatura. Ed è un governo di cui deve continuare a far parte il M5S». Indubbiamente, non si può dire che Draghi non abbia lasciato una bella responsabilità a Conte. Ma davvero quella del premier è la sua ultima parola? Chi ha modo di frequentare il Quirinale consiglia prudenza.

 

Perché è vero che anche Sergio Mattarella, durante il loro colloquio di mercoledì, ha fatto capire al leader del Movimento che, caduto questo governo, non ci sarebbe altro che il voto anticipato.

 

Ma in tanti ricordano come non fu troppo diverso con gli ultimi giorni del Conte II, quando dal Colle filtrava che, senza l'avvocato, si sarebbe scivolati verso le elezioni anticipate.

Ora, nessuno scommette sullo strappo del M5S.

 

giuseppe conte enrico letta 2

Ma in caso accadesse, nei partiti in molti considerano improbabile che Mattarella, nel mezzo della guerra, con il costo dell'energia che rischia di trascinare il Paese in una crisi sociale, non convinca Draghi a tornare alle Camere per verificare l'esistenza di una maggioranza senza il Movimento (ma con i parlamentari di Luigi Di Maio) o di quello che ne resterebbe in piedi. Nuova fiducia e nuovo governo, dunque. Unica incognita è cosa farà la Lega di Matteo Salvini.

 

L'effetto domino va tenuto in considerazione: se il Carroccio scegliesse di seguire il Movimento, trovare una maggioranza credibile sarebbe arduo. In caso contrario, il Draghi Bis si realizzerebbe già in questa legislatura, una sorta di terreno di prova per le geometrie future di chi sogna di tenere Draghi a Palazzo Chigi anche dopo il voto.

 

CONTE SALVINI

Già a febbraio, all'indomani dell'elezione del presidente della Repubblica, dopo che il presidente del Consiglio vide sbarrarsi la strada per il Colle, si parlò del «partito di Draghi». Un partito che ha l'ambizione di rivaleggiare con altri, senza formalizzare la sua leadership, e magari anche senza ridursi a un unico logo, ma come piattaforma per garantire continuità dopo le elezioni del 2023.

 

I nomi sono rimasti un po' gli stessi. Ci sono gli spin off, perché tutte le scissioni portano a Draghi. Carlo Calenda con Azione, Matteo Renzi con Italia Viva, Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, ex soci di Coraggio Italia. A loro si è aggiunto Di Maio.

conte draghi grillo 4

 

L'operazione di addio al M5s covava già lo scorso febbraio, quando spuntarono le prime indiscrezioni sulle ambizioni di Beppe Sala, i contatti del sindaco di Milano con Mara Carfagna, Beppe Grillo e Vincenzo Spadafora, co-regista della scissione grillina. E poi ci sono le "quinte colonne" del draghismo dentro i partiti, i fedelissimi del premier come il leghista Giancarlo Giorgetti o il forzista Renato Brunetta, che in un'intervista ha detto: «Perché affannarsi in coalizioni "bastarde", quando esiste già un programma di cinque anni e oltre? » .

 

Carfagna Draghi a Sorrento

Di questo scenario c'è chi parla con disinvoltura, chi sussurra e allude, chi tace ma, alle strette, acconsentirebbe, e chi si indigna. Alla prima categoria si sono iscritti i cosiddetti centristi: «Noi lo diciamo prima, gli altri si aggiungeranno più avanti», sintetizza con efficacia Osvaldo Napoli, ex forzista oggi deputato di Azione, sempre attento ai movimenti parlamentari, come quello di Di Maio, che in molti vedono come la base di un polo centrista che aprirebbe il cammino all'estensione di un governo di larghe intese.

 

Ma al cantiere Draghi bis, (o persino ter) sono interessati in tanti, molti più di quel che sembra. Le ministre del centrodestra non si espongono, ma hanno mandato diversi messaggi in questi mesi. Carfagna ha sottolineato più volte il concetto: «Non sprechiamo il lavoro fatto». Mariastella Gelmini ha chiesto, polemicamente, al suo partito di allontanarsi dai sovranisti, senza indicare approdi.

 

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - MARIO DRAGHI - BY EDOARDO BARALDI

Al centro i più attivi sono i parlamentari di Toti. Paolo Romani, senatore di Italia al centro, spiega che il tema di fondo è la legge elettorale: «Se restasse il Rosatellum sarebbe difficile rompere le coalizioni. E se una delle due dovesse vincere, difficile che sia disposta a rinunciare. In ogni caso serve».

 

Con attenzione vengono poi analizzate le manovre del deputato di Iv Gianfranco Librandi, molto più attivo di Renzi nel cercare di mettere insieme «le forze razionali». Nei partiti più grandi nessuno si espone, dirsi a favore della prosecuzione dell'esperienza Draghi vorrebbe dire di fatto vanificare qualsiasi argomento in campagna elettorale. Così, sia Matteo Salvini che Enrico Letta hanno sottolineato come questa sia l'ultima volta che debbano sopportare il fardello di governare assieme.

giuseppe conte enrico letta 1

 

Ma se la Lega ha pagato a sufficienza la presenza in maggioranza, per il Pd il discorso è diverso: le chance del "campo largo" di vincere le elezioni sono scarse, soprattutto per la debolezza del M5S, e dopo il voto, il tema di un governo di larghe intese potrebbe tornare sul tavolo del Nazareno.

 

Forza Italia resta ancorata al centrodestra, almeno così la pensa Silvio Berlusconi. Eppure Lega e Fratelli d'Italia, guardano con perenne sospetto gli azzurri, anche per un'attitudine governista dura a morire. «Vogliono i miei voti per farci altro?» , si chiede spesso in questi giorni Giorgia Meloni, ripetendo come un mantra, «noi non abbiamo piani B».

 

giuseppe conte mario draghi

Ovvero, o si governa con il centrodestra o niente. Parole nette, che qualcuno però, negli altri partiti, comincia a mettere in dubbio.

 

Il suo rapporto personale con Draghi è solido e si è rafforzato con l'atteggiamento tenuto da FdI sulla crisi ucraina. E nel Pd qualcuno sussurra che se Fratelli d'Italia ottenesse un grande risultato, ma il centrodestra non vincesse, le elezioni, potrebbe entrare con forza nel governo Draghi, ovviamente.

 

Articoli correlati

DAGOREPORT! DOMANI SALTA IL GOVERNO DRAGHI? PROBABILE, PROBABILISSIMO, ANZI NO

 

 

 

 

 

MARA CARFAGNA E MARIO DRAGHI 2giuseppe conte enrico letta

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...