di maio travaglio

OGNI GIORNO DI MAIO SI SVEGLIA E SA CHE PRENDERÀ UN CEFFONE DA TRAVAGLIO: “DOPO LA DÉBÂCLE DELLE EUROPEE E IL CAMBIO DI ALLEANZE DEL CONTE2, UN LEADER ASTUTO AVREBBE COINVOLTO TUTTE LE ANIME DEL MOVIMENTO NELLA SUA GESTIONE: PER CONDIVIDERE ONORI E ONERI E TAPPARE LA BOCCA A CHI PASSA LE GIORNATE A STRILLARE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. INVECE IL MILLE VOLTE ANNUNCIATO "NUOVO ASSETTO" NON ARRIVA MAI. ANCHE PERCHÉ NON CI VUOLE UNO SCIENZIATO PER CAPIRE COSA SERVE…”

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

 

LUIGI DI MAIO NELLA REDAZIONE DEL FATTO CON MARCO TRAVAGLIO

Noi, detestando il potere, non invidiamo nessun politico. Ma, tra i politici che non invidiamo, quello che invidiamo di meno è Luigi Di Maio. È vero che se l'è cercata: nessuno l'ha obbligato nel 2017 a diventare il capo politico dei 5Stelle, poi a cumulare la carica con addirittura tre poltrone governative nel Conte1 (vicepremier, ministro del Lavoro e pure dello Sviluppo economico), né a scegliersi nel Conte2 il dicastero degli Esteri, che lo porta spesso fuori dall' Italia quando dovrebbe presidiarla palmo a palmo per metter ordine in quel casino (dis)organizzato che è il Movimento.

 

Ma non lo invidieremmo neppure se restasse "soltanto" il capo del M5S che, fra tutte le forze politiche in campo, è la più complicata da guidare. Di Maio deve fare i conti ogni giorno con Grillo, Casaleggio jr., Rousseau e i suoi iscritti, e poi Di Battista, Fico, i malpancisti su questo o quel dettaglio, quelli al primo mandato che brigano per il secondo, quelli al secondo che trescano con la Lega per il terzo e così via.

 

DI MAIO E TRAVAGLIO

Invece, nella Lega, Salvini comanda e gli altri obbediscono. Idem la Meloni in Fratelli d' Italia e Renzi in Italia Viva. Il Pd, specie da quando s' è liberato di Renzi e Calenda, va col pilota automatico. Per quanto ammaccato, mantiene una rete territoriale di abitudini e potere che gli garantisce uno zoccolo duro intorno al 20%: tutta gente che ne ha viste troppe e digerisce tutto, anche senza un leader forte, tant' è che Zinga non si vede quasi mai e il partito sopravvive fingendosi morto.

 

I 5Stelle, descritti per anni come un "partito personale" (di Grillo, o di Casaleggio, o di tutti e due), non sono mai diventati né un partito, né tantomeno personale. Ed è la loro fortuna e la loro maledizione. Fortuna perché mantengono una vivacità di dibattito interno sconosciuta agli altri. Maledizione perché, in una politica decisa da 4-5 capi, i 5Stelle appaiono gli unici eternamente rissosi e spaccati.

 

Prova ne siano le demenziali fuoruscite di ieri dal gruppo del Senato verso la Lega, col pretesto di una questione ipertecnica - il celebre Mes - che 4 italiani su 5 non sanno neppure cosa sia e, da quando Salvini s' è accorto che esiste, che la Lega lo battezzò con B. e ci ha investito un mese di strepiti, ha solo perso consensi.

TRAVAGLIO DI MAIO

 

Può darsi che il M5S , una volta realizzato il grosso del suo programma - reddito di cittadinanza, spazzacorrotti, dl Dignità, taglio dei vitalizi e dei parlamentari, e ora (si spera) salario minimo, acqua pubblica, legge sul conflitto d' interessi e sulla departitizzazione della Rai e della sanità - e "grillizzato" la politica, abbia esaurito la sua funzione e sia destinato a rapida estinzione. "Biodegradabili", dicevano Grillo e Casaleggio sr.. Ma può anche darsi che abbiano un futuro, sia pur molto diverso dal passato. Ed è qui che, oltre a non invidiare Di Maio, fatichiamo a capirlo.

 

Dopo la débâcle delle Europee e il cambio di alleanze del Conte2, un leader astuto avrebbe coinvolto tutte le anime del Movimento nella sua gestione: per condividere onori e oneri e tappare la bocca a chi passa le giornate a strillare tutto e il contrario di tutto, salvo poi lamentare la mancanza di democrazia interna. Invece il mille volte annunciato "nuovo assetto" interno somiglia tanto a Godot: tutti lo aspettano, nessuno sa chi sia né che faccia abbia né cosa voglia, lui fa sapere che oggi non verrà ma domani sì, e infatti non arriva mai. Idem per gli "stati generali" che dovrebbero ridisegnare gli obiettivi del nuovo M5S : si parla di marzo, mentre urgono subito.

TRAVAGLIO DI MAIO

 

Anche perché non ci vuole uno scienziato per capire cosa serve: basterebbe ascoltare quel pazzo visionario di Beppe Grillo che, diversamente da chi sta nel palazzo, ha mantenuto le antenne, il fiuto e l' entusiasmo per intercettare gli umori della gente e lo spirito del tempo. Alla festa dei 10 anni a Napoli ha invitato tutti, eletti ed elettori, a guardare avanti con entusiasmo, fino a mandare affanculo chi è fermo ai vecchi schemi e anatemi.

 

E nel recente blitz a Roma non s' è limitato a confermare l' alleanza col Pd e la leadership di Di Maio, ma nella diretta social al suo fianco ha ridettato le parole d' ordine dei nuovi 5Stelle: ambientalismo al passo coi tempi, tecnologie innovative, energie alternative, nuovi modelli di mobilità e produzione, riduzione di scorie, scarti e rifiuti, riconversioni industriali, redistribuzione delle ricchezze. Che sono poi da sempre i suoi cavalli di battaglia, la piattaforma su cui nacque il M5S . Invece ha raccolto altro attendismo e altra afasia.

TRAVAGLIO DI MAIO

 

Nessun' altra forza politica ha la fortuna di aver anticipato di 10 anni (Grillo di 30) i ragazzi di Greta e il boom dei verdi in tutt' Europa. Possibile che Di Maio&C. non avvertano questo vento di radicalità gentile che gonfia le vele ai movimenti di piazza, dai Fridays for Future alle Sardine? Che aspettano a parlare a queste persone, anziché attardarsi in polverose narrazioni da vecchi notabili democristiani del Sud, in difesa di chi paga e incassa in contanti e dei ladruncoli allergici al Pos annidati fra le partite Iva?

 

Ma lo capiscono o no che i piccoli e medi evasori non voteranno mai per loro, perché si fidano molto di più di chi li garantisce da una vita? E che fuori da quel piccolo mondo antico c' è un paio di generazioni post-ideologiche come loro che attendono soltanto un segnale? Hanno la fortuna di esser nati "né di destra né di sinistra", ma si stanno trasformando in un guazzabuglio di gente di destra e di sinistra che ogni giorno litiga sul restare col Pd o tornare con la Lega (auguri). Il tutto mentre la narrazione del Pd muore di noia e quella della Lega perde colpi perché il Cazzaro Verde non sa dire altro che "elezioni subito" e "fuori i negri". I voti che Salvini perde a destra li intercetta la Meloni, ma quelli post-ideologici, più che nel centrosinistra, potrebbero traslocare nei 5Stelle. Se i 5Stelle ritrovassero la parola.

Ultimi Dagoreport

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...