franchi tiratori 3

ONOREVOLI CECCHINI - QUASI TUTTI I CAPI DELLO STATO SONO STATI "FATTI" NON DAI LEADER DI PARTITO, MA DAI FRANCHI TIRATORI. DA SALVINI CHE HA CHIESTO AL CAVALIERE (“IO GARANTISCO SUI VOTI DELLA LEGA MA TU LI CONTROLLI TUTTI I TUOI?”), A LETTA CHE PENSA DI TENERE FUORI DALL’AULA I DEM, LA VERA ANSIA CHE ASSILLA TUTTI I LEADER E’ QUELLA DEL TRADIMENTO NEL SEGRETO DELL’URNA – IL COSTITUZIONALISTA: “IL VOTO SEGRETO HA CONSENTITO DI CONSUMARE LA "VENDETTA" DELLE ISTITUZIONI SUI LEADER E SUI PARTITI”

Fabio Martini per “La Stampa”

 

FRANCHI TIRATORI 3

È l'unica, vera ansia che in queste ore assilla tutti i leader, ma proprio tutti. Matteo Salvini ha dovuto chiedere bruscamente al Cavaliere: «Silvio scusami: io garantisco sui voti della Lega ma tu li controlli tutti i tuoi?».

 

Dall'altra parte della barricata, la stessa angustia dei franchi tiratori preoccupa Enrico Letta, che per le prime votazioni previste per il capo dello Stato ha ipotizzato: «Decideremo più avanti, ma sinché i giochi non sono chiari, potremmo restare fuori dall'aula». Il che, detto con altre parole, è l'unico modo per controllare i propri "grandi elettori" e impedirgli di fare di testa propria.

 

Come la giri, sempre lì si torna: il terrore del nemico in casa, che ti colpisce dalla tua stessa trincea. Già, perché persino in anni di memoria corta, i leader si ricordano che in 76 anni di elezioni presidenziali, quasi tutti i Capi dello Stato sono stati "fatti" non dai leader di partito, ma dai franchi tiratori. Mica per modo dire: dal 1948 i candidati-Presidente voluti dai più importanti leader sono stati bocciati in prima battuta dai grandi elettori grazie all'arma concessa dalla Costituzione: «L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto».

FRANCHI TIRATORI

 

Ed ecco il paradosso della storia: il franco tiratore è sempre stato associato (spesso a ragione) col tradimento, ma i tanti voti segreti per il Quirinale hanno finito per temperare lo strapotere dei partiti e della partitocrazia, portando al Quirinale outsider che hanno poi costruito sul Colle il proprio carisma.

 

La legge del voto segreto ha costretto al ripensamento, se non alla resa, fior di leader, da Alcide De Gasperi fino a Giulio Andreotti. La prima volta risale al 1948. De Gasperi aveva appena vinto contro il Fronte popolare la sfida più importante nella storia repubblicana e dunque spettava a lui scegliere il primo candidato alla presidenza della Repubblica. De Gasperi indica il suo ministro degli Esteri Carlo Sforza, un laico poco amato dai peones Dc.

 

franchi tiratori

Non piace ai "professorini" della sinistra, perché Sforza è un tombeur de femmes e d'altra parte per la sua altezzosità non piace neppure ai deputati della destra di cultura provinciale. Morale della storia: alla prime votazioni Sforza ottiene meno voti (353) rispetto ad Enrico De Nicola, candidato dello sconfittissimo Fronte popolare. Uno smacco per De Gasperi che però tiene su Sforza.

 

Ma niente da fare: non sfonda neppure al secondo giro. De Gasperi capisce l'antifona: fa ritirare Sforza e il candidato del centrismo vincente diventa Luigi Einaudi. L'esito della "prima" è chiaro: persino il gigante De Gasperi è stato costretto ad arrendersi ai franchi tiratori. Sette anni dopo il leader emergente della Dc, Amintore Fanfani, scommette su un altro laico: Cesare Merzagora, presidente del Senato, benvisto dal mondo imprenditoriale, ma assai meno dentro la Dc.

 

prodi amato

Il primo scrutino ha esiti disastrosi: Merzagora ottiene 228 voti, nientedimeno che 80 in meno del candidato delle sinistre, Ferruccio Parri. La fronda Dc è stata imponente. Si insiste su Merzagora ma con effetti disastrosi: il candidato "ufficioso" di mezza Dc, Giovanni Gronchi ottiene più voti (281) rispetto ai 245 di quello "ufficiale". Morale della storia: Merzagora è costretto a ritirarsi e viene eletto Gronchi, il candidato dei "cecchini" Dc. Imparata la lezione? Per nulla. Nel 1964 la maggioranza della Dc è schierata al fianco di Giovanni Leone, che però è osteggiato da Fanfani, che guiderà i franchi tiratori ad una guerra di logoramento memorabile.

 

prodi d alema

Una battaglia raccontata dal numero di voti ottenuti da Leone nelle varie votazioni, un'altalena che diventerà memorabile e (da quel momento) irripetibile. Una striscia che merita di essere ripercorsa. Leone ottiene 319 voti al primo scrutinio e poi 304, 298, 290, 294, 278, 313, 312, 305, 299, 382, 401, 393, 406 e 386. Sfinito dai franchi tiratori, Leone si ritira e viene eletto Giuseppe Saragat.

 

Per il professor Paolo Armaroli, costituzionalista e storico del Quirinale, «il voto segreto ha consentito di consumare la "vendetta" delle istituzioni sui leader e sui partiti, che in Costituzioni sono citati una volta sola». Imparata la lezione? Non dal Pd. Nel 2013 il segretario Pierluigi Bersani, d'accordo con Berlusconi, mette in campo Franco Marini: più di 100 franchi tiratori dem non lo votano e il Pd lo fa ritirare precipitosamente, nonostante l'ex presidente del Senato abbia ottenuto 521 voti, che alla quarta votazione, se ripetuti, sarebbero stati sufficienti per essere eletto.

 

 

FRANCO MARINI 44

Marini commenta amaro: «Una cosa volgare e ingiusta». Ma il Pd in poche ore fa il bis: calcola di nuovo male le forze in campo e lancia Romano Prodi, che ottiene addirittura 126 voti in meno di Marini. Da quel momento, col Napolitano-bis e con Mattarella, ai franchi tiratori non sarà più consentito di toccar palla. Ma dal 24 gennaio si riaprono le danze e loro sono pronti.

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…