alessandro orsini giuseppe conte vladimir putin

PANICO TRA I “COMPLESSISTI” – SONO ORE DIFFICILI TRA I FILO-PUTINIANI DE’ NOANTRI: IL GENERALE FABIO MINI NON CE LA FA A PARLARE DI VITTORIA UCRAINA, E MINI-MIZZA. MA IL CLOU LO RAGGIUNGE CONTE, CHE IN UN GIORNO È RIUSCITO PRIMA A CONFERMARE CHE BISOGNA SMETTERE DI MANDARE ARMI A KIEV, POI A DIRE CHE È ORGOGLIOSO DEI RISULTATI RAGGIUNTI DALLE TRUPPE UCRAINE CON LE FORNITURE OCCIDENTALI. E ORSINI? PER ORA, NON PERVENUTO. SARÀ SVENUTO NEL VEDERE GLI SCHIAFFONI SUBITI DA “MAD VLAD”?

Estratto dell’articolo di Stefano Cappellini per “la Repubblica”

 

salvini putin conte

Li chiameremo: gli spiazzati. Sono giorni difficili, quelli dei successi militari ucraini, per i "complessisti". Quel fronte di politici, storici, professori e ospiti tv, in alcuni casi le qualifiche coincidono, che dal giorno dell'invasione dell'Ucraina si è speso per parificare le responsabilità delle parti in conflitto, per contestare la strategia degli aiuti militari a Kiev e soprattutto per negare che la condizione basilare della pace fosse il ritorno alla situazione del 23 febbraio, cioè il ritiro della Russia.

 

FABIO MINI NATO

Gli articoli del generale Fabio Mini, una delle personalità che più si è distinta in quest' opera, sono sempre stati grande fonte di ristoro per l'ambasciata russa in Italia. L'ufficio stampa dell'ambasciatore Sergej Razov deve aver apprezzato anche l'interpretazione orale che Mini, ospite l'altroieri della festa del Fatto quotidiano, ha dato dell'avanzata delle truppe di Kiev: «Quello che è successo in questi ultimi giorni non la vedo come la vittoria di una controffensiva ucraina. La Russia non ha subito una débâcle, ha lasciato dietro qualcosa e le forze ucraine sono riuscite ad andare avanti».

 

VLADIMIR PUTIN BAMBINO

[…] Ma è certo anche sulle analisi di esperti come il generale che alcuni leader politici si sono appoggiati per chiedere di interrompere il flusso delle forniture a Kiev. Giuseppe Conte, per esempio.

 

In primavera il capo del Movimento 5 Stelle si spese per introdurre la distinzione tra armi offensive e difensive ("Non voteremo - disse - per l'invio di armi che travalichino il diritto alla legittima difesa"), poi è la realtà del terreno bellico ad aver travalicato la posizione dell'avvocato, costretto a esibirsi in un numero spericolatissimo.

 

A distanza di poche ore nello stesso giorno, Conte ha prima confermato che bisogna interrompere gli aiuti militari a Kiev ("Non ci sono più le condizioni economiche") e si è quindi detto orgoglioso dei risultati raggiunti dall'esercito ucraino, intestandosi cioè il merito di aver appoggiato la strategia da cui dissente.

VLADIMIR PUTIN ALLE ESERCITAZIONI MILITARI VOSTOK

 

Più lineare, in apparenza, la svolta di Matteo Salvini che nelle settimane successive all'invasione russa scoprì una improvvisa repulsione per le armi […]. Salvini, forse dopo le ultime notizie da Kharkiv, non è più sulla posizione dello stop agli aiuti militari: «Il governo di centrodestra - ha detto ieri - continuerà a inviare le armi». Prima dell'estate la linea era ben diversa: «All'inizio - disse Salvini - come la stragrande maggioranza degli italiani ho detto sì all'invio di aiuti economici e militari. Sono passati due mesi, è servito? A chi vanno queste armi?».

 

[…] Si attende la performance del professor Alessandro Orsini, che in tv ha sempre insistito sulla teoria che "la Russia può sventrare l'Ucraina quando vuole" e che il 7 giugno sul Fatto scriveva: "La strategia del governo Draghi è fallita sul campo, è il Lukashenko di Biden".

alessandro orsini

 

Solo una delle sue numerose previsioni da martire del libero pensiero, molto libero, da ricordare insieme al pilastro del suo personale piano di pace, la fondazione nel Nord Italia dell'ospedale Gesù di Mariupol. Una serie di pronostici sballati che rende inquietante quello formulato in aprile: "Ecco perché in Ucraina l'atomica è improbabile". […]

GAS N ROSES - MEME BY CARLI alessandro orsinialessandro orsini da massimo giletti 8ALESSANDRO ORSINI AL GIFFONI conte putin TETTO LA QUALUNQUE - BY CARLI VLADIMIR PUTIN KIM JONG UN

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?