clinton zapatero tsipras blair

PAPA STRANIERO CERCASI – CECCARELLI FA IL BESTIARIO ESTEROFILO DELLA SINISTRA ITALIANA, DA GORBACIOV A TSIPRAS, PASSANDO PER CLINTON E BLAIR: “GIÀ CON ZAPATERO S’INTUIVA QUALCOSA DI MOLTO SERIO DIETRO LA FOGA CON CUI SI CERCAVA ALL’ESTERO QUELLO CHE NON RIUSCIVA PIÙ AD ESSERE A CASA. UN DESERTO DI PROGETTI…”

elezioni in grecia alexis tsipras

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

Cantaci, o Tsipras, tutte le volte in cui la sinistra italiana, nelle sue varie terminazioni nervose, si è appiccicata a qualche leader vincitore nel vasto mondo; e quante volte, dopo la sua sconfitta, si è ritrovata più sola, malmessa, vuota, svergognata e in definitiva inutile. Accade infatti piuttosto spesso, per non dire sempre.

 

E adesso è un gioco crudele ricordare che qualche anno fa nacque addirittura un partito, nel nome dell' incolpevole Alexis Tsipras, e pure che parte della pubblica opinione ne venne a conoscenza nel modo che segue: «Ciao. È iniziata la campagna elettorale e io uso qualsiasi mezzo. Votate l' Altra Italia con Tsipras», appunto; e la giovane portavoce accluse su Fb una bella foto di se stessa in bikini, accucciata di sedere sulla spiaggia, acque turchine e barche come fondale. Qualche mese dopo, era il gennaio 2015, i compagni italiani, autobattezzatesi "la Brigata Kalimera", volarono ad Atene a festeggiare la vittoria del leader primigenio e a «fumarsi - sintetizzò Luciana Castellina - una canna di buona politica ».

PAOLA BACCHIDDU

 

Ora, a parte il fatto che la graziosa portavoce in bikini, Paola Bacchiddu, si è da poco sistemata nella Rai sovranista, comparto Comunicazione, verrebbe anche il dubbio: si può riassumere un' esperienza politica andando dietro a storie del genere? E onestamente tocca rispondere: beh, un pochino sì.

 

Perché il sospetto è che nella memoria collettiva della sinistra, bombardata di inezie, si è perso il numero delle appropriazioni indebite e inopportune, delle scopiazzature, dei pappagallismi, degli scimmiottamenti, dei bamboleggiamenti, delle trepide cotte e delle chiassose sbandate per questo o per quel Tsipras di turno, in un' unica, superficiale, ma continuativa degenerazione messianica ad alto tasso di usa e getta - come d' altronde è nei codici di quello che a Roma si definisce: "accollo".

fausto bertinotti con george clooney e michail gorbaciov

 

Con sommaria risolutezza si può dire che l' originaria frenesia del super- leader straniero risale alla fine degli anni 80 quando il comunismo italiano - un tempo più che saldo nelle sue radici ideali e culturali - cominciò sotto la guida di Occhetto a dare i numeri e anche i nomi, timidamente oscillando fra Gorbaciov (già "Gorby" per l' Unità ), la prima premier donna della Norvegia, Greg Harlem Brutland, e nientemeno che il sindaco di Manaus, Brasile, di cui si è dimenticato il nome, ma non il volto in quanto materializzatosi in qualità di visitor attraverso uno dei primissimi video-congressuali sugli schermi del Palasport.

massimo d'alema cocn gerhard schroeder, tony blair e bill clinton

 

Quindi nei primi 90 la vittoria di Clinton si riverberò con maggiore slancio - guarda che bello, facciamo come lui! - soprattutto sul piano di una emulazione e requisizione di stile, anche coniugale, appetibile, adattabile e comunque vantaggio dei nuovi leader di quella promettente stagione, a cominciare da Mario Segni e Francesco Rutelli.

 

RENZI E TONY BLAIR

Solo in seguito il modello Clinton e il clintonismo ispirarono D' Alema, che pure tentò di coinvolgere l' ex presidente americano in un improbabile "Ulivo mondiale" di cui non resta impresso molto più che un principesco banchetto a Firenze, by Vissani, trancio di ragno con ravioli di finocchi al profumo di arancio e così via. Nel frattempo, Mandela: eroico. Qua e là Ségolène Royal: telegenica, Ena, tre figli. Quindi la lezione spagnola, il premier gentile, il leader cerbiatto: todos Zapatero.

ZAPATERO

 

E di nuovo si perdoni il tono irrispettoso e le apparenti futilità, ma già allora s' intuiva qualcosa di molto serio dietro la foga un po' furbastra o nella nevrosi emulativa con cui la sinistra cercava all' estero quello che non riusciva più ad essere a casa. Un deserto di progetti, una fragilità rispetto al dominio delle emozioni (e del marketing), un allontanamento da se stessi. O peggio.

 

CLINTON BLAIR

La figura di Blair, ad esempio, non servì solo a lanciare la moda della camicia bianca e scravattata, ma anche la svolta securitaria: manganelli ai vigili urbani, ordinanze contro i lavavetri, cani lupo anti-droga nei licei, ovviamente all' italiana. Vero anche che Renzi, "il Blair italiano", si tenne stretto all' ingombrante alias fuori tempo massimo, quando cioè l' ex premier britannico era entrato nel mondo non molto riformista del business e tra una conferenza e l' altra svolazzava attorno alla moglie cinese di Murdoch. Poi, sia pure per poco, all' insegna dell' intercambiabilità, Matteo passò per "il Macron italiano", ma senza avere la medesima fortuna.

 

BARACK OBAMA

Poco prima, anche se sembrano decenni, era nato il Pd sotto il segno di Obama, l' ultimo messia. In un mondo sempre più interconnesso, Veltroni, che già era predisposto a un certo suggestivo americanismo, ci diede dentro, e tutti dietro, "Yes, we can", "Yes, we can", "Yes, we can". Ecco, veramente no. «Yes, week end - se ne uscì D' Alema, che qualche volte le azzecca - nel senso che perse le elezioni avremo un sacco di fine settimana liberi». E così fu, in attesa del prossimo Salvatore (astenersi, possibilmente, da Papa Bergoglio).

renzi e obama a washington 4tony blairPRODI ZAPATERObill clinton funerali aretha franklin

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...