mattarella

PARALISI ITALIA - MATTARELLA NON DARÀ ALCUN DISCO VERDE A MAGGIORANZE RACCOGLITICCE E PRECARIE, NON IN GRADO DI RISOLVERE TUTTE LE QUESTIONI APERTE: DALLA GESTIONE DEL RECOVERY AL CONTROLLO DEGLI APPARTI DI SICUREZZA; QUESTIONI CHE NON SI RISOLVONO OFFRENDO UN PAIO DI POLTRONE MINISTERIALI - IN ALTRI TEMPI CONTE AVREBBE GIÀ RIMESSO IL MANDATO PERCHÉ LA CRISI DEL SUO GOVERNO È NEI FATTI. MA OGGI, IN PIENA EMERGENZA SANITARIA E ALL'INTERNO DI UN QUADRO SFILACCIATO, UN'ALTERNATIVA ALL'ATTUALE MAGGIORANZA NON C'È. SI PUÒ COSTRUIRLA, FORSE…

1 - MATTARELLA AVVISA PREMIER E PARTITI: ORA SERVE UN PATTO DI LEGISLATURA

Marzio Breda per il “Corriere della Sera”

roberto de simone mattarella

 

Già in tempi normali la gente non capisce i tatticismi dei partiti, figuriamoci che cosa capirebbe in un momento come questo, con centinaia di persone uccise ogni giorno dal Covid e con il sistema economico in sofferenza, di fronte a nuovi scossoni o tempeste politiche che magari si trascinassero fino a gennaio inoltrato.

 

E soprattutto chissà come reagirebbero, gli italiani, se la prova di forza nella maggioranza sfuggisse di mano e si aprisse una crisi al buio, che fatalmente sfocerebbe in elezioni anticipate e produrrebbe dunque un lungo vuoto di potere. Ecco le domande sulle quali il presidente della Repubblica si arrovella, e che gira a tanti suoi interlocutori, mentre Giuseppe Conte ha avviato un cruciale chiarimento con i propri alleati di governo.

giuseppe conte sergio mattarella 1

 

Definirlo «molto preoccupato» non è un'espressione rituale, stavolta. Lo è davvero. E se pure bada a non pressare di consigli il premier (il metodo scelto per il confronto non riguarda Sergio Mattarella, perché lui non è il regista di questa fase ma sarà il garante dell'esito), alcune condizioni le ha però poste.

 

E non solo all'inquilino di Palazzo Chigi. La principale è che a cose fatte, se saranno trovati dei nuovi equilibri per una ripartenza dell'esecutivo, siano state affrontate e risolte tutte le questioni aperte, a partire dalle più urgenti: dalla cabina di regia per il Recovery plan alla connessa struttura della task force per la ripartizione dei fondi europei. Altrimenti rischieremo di trovarci fra qualche mese con un quadro politico ancora in fibrillazione.

de mita lama agnelli craxi

 

Serve insomma un patto di legislatura. E sta alla capacità di mediazione di Conte, e al senso di responsabilità dei partiti della maggioranza, costruirlo. Sciogliendo in primo luogo l'ipotesi, un po' appassita, di un rimpasto. Scenario sul quale è noto che, qualora si intendesse avvicendare più di un ministro, il Quirinale giudicherebbe indispensabile un passaggio parlamentare, con le incognite del caso.

 

Non basta. Resta aperto, e neanche sottotraccia, il «problema del premier». Matteo Renzi, dopo aver vestito per mesi i panni della sfinge esprimendosi in modo ondivago e sibillino sulle proprie intenzioni, non fa mistero di volere un cambio della guardia.

renzi de mita

 

Infatti, quando dice che Conte (da lui accusato di gestione personalistica e smanie di potere) dovrebbe compiere una «pubblica ammenda dei propri errori», lancia una pretesa stellare, fa una provocazione.

 

Lo sa perfettamente. Come sa di richiamare alla memoria di chi ha i capelli bianchi la famosa sortita del Craxi-Ghino di Tacco, quando intimò a De Mita, allora a Palazzo Chigi, che se avesse voluto durare alla guida del governo avrebbe dovuto «portare il caffelatte a letto tutte le mattine ai socialisti». Un modo per buttarla in caciara, come si dice a Roma.

Zinga Renzi

 

Ma, nella frenesia prenatalizia di Montecitorio non manca chi vagheggia addirittura un mutamento di coalizione, che escluderebbe lo spettro del voto anticipato. E qui la linea del capo dello Stato è fermissima: non darà alcun disco verde a maggioranze raccogliticce e precarie, non in grado di assicurare stabilità.

 

Non lo permette, com' è ovvio, l'emergenza della pandemia, che si associa a una serie di impegni fondamentali per il Paese: il piano del Recovery fund ancora da stendere e presentare e il G20 che l'Italia dovrà presiedere il prossimo anno.

 

2 - NON È SOLTANTO UN GIOCO DI POLTRONE

Stefano Folli per “la Repubblica”

di maio zingaretti conte

 

Nonostante le apparenze, non sono molte le analogie tra la cosiddetta Prima Repubblica e lo scenario nel quale siamo calati adesso; non fosse altro per la qualità della classe politica, migliore anni fa sia al governo sia all' opposizione.

 

E nonostante le comprensibili ironie sui rituali che si ripetono, nemmeno la "verifica" del governo Conte - un rapido giro di colloqui con i capi dei partiti - assomiglia ai vertici di un tempo. Allora lo scontro politico era drammatico tra una fase e l' altra della vicenda nazionale (per esempio nel passaggio dal centrismo esausto al centrosinistra).

MARZIO BREDA

 

Ma nei periodi ordinari i vertici tra i capi politici della coalizione raramente venivano a capo dei dissapori né bastavano a puntellare il governo scricchiolante. Servivano per lo più a emettere un comunicato lattemiele di ipocrita concordia: una sorta di indizio definitivo da cui i giornalisti capivano che la crisi si sarebbe aperta di lì a poco con le dimissioni del premier pro tempore nelle mani del capo dello Stato.

 

stefano folli

Di solito, peraltro, i rapporti si ricomponevano poi abbastanza in fretta attraverso un riassetto e un ricambio di ministri, spesso ma non sempre con un diverso premier. Questo accadeva perché il sistema aveva una stabilità di fondo capace di assorbire le tensioni.

 

Ora è tutto diverso. Le crisi vengono soffocate finché è possibile e il governo appare come ingessato; i conflitti si consumano all' interno, in forme paralizzanti, ma evitano le dimissioni del presidente del Consiglio perché nessuno sa bene cosa può succedere dopo. Del resto, il centro di gravità si è spostato: adesso tende a essere a Bruxelles, sede della Commissione europea, che non è ancora un governo sovranazionale ma a tratti gli somiglia. Di conseguenza le beghe domestiche sono meno centrali e cruciali nel gioco del potere.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

In altri tempi Conte avrebbe già rimesso il mandato al presidente della Repubblica perché la crisi del suo governo è nei fatti. Ma oggi, in piena emergenza sanitaria e all' interno di un quadro sfilacciato, tutto diventa più difficile. Il malessere è diffuso e Renzi ha dato voce con più vigore a uno scontento generale.

 

Tuttavia il Pd, che condivide la diagnosi dei renziani su ritardi e inadempienze del governo - è in buona misura anche la sua - poi si ferma sull' orlo dell' abisso che significa, appunto, dimissioni di Conte e ingresso nella zona grigia in cui cercare un nuovo governo e una maggioranza in parte diversa: impresa al momento irrealistica.

 

In poche parole, i problemi posti da Italia Viva - dalla gestione del Recovery al controllo degli apparti di sicurezza - sono reali e non si risolvono offrendo un paio di poltrone ministeriali ai reprobi. Questa volta Renzi non può permettersi di indicare i buchi neri dell' agenda di governo per poi ritrarsi sotto la tenda.

 

conte renzi

La "piccola verifica" di queste ore non è decisiva per le sorti di Conte, ma lo è per la credibilità del senatore di Scandicci. Di certo, egli non potrà ripetere gli errori commessi in Parlamento nel caso Spadafora. Il problema è che nessuno, neanche Renzi, può favorire a cuor leggero la caduta del governo tra qualche settimana, dopo il bilancio.

 

Non siamo appunto nella Prima Repubblica. Oggi ogni mossa è senza paracadute perché il sistema è sconnesso. E un' alternativa all' attuale maggioranza non c' è. Si può costruirla, forse, ma è compito complesso a cui dedicarsi con discrezione, al di fuori della scenografia dei talk show .

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