IL PD, ANGELO STERMINATORE DI TESTATE GIORNALISTICHE - CADE ANCHE ''DEMOCRATICA'', COME UN ALBERO IN UNA FORESTA DESERTA, PER DECISIONE DEL SEGRETARIO ZINGARETTI. IL DIRETTORE ANDREA ROMANO TACE, IL VICEDIRETTORE LAVIA IERI TWITTAVA: ''NON SO PERCHÉ NON ESCA PIÙ'' - C'È CHI DICE CHE FINIRÀ NELLA FONDAZIONE A CUI LAVORA CUPERLO. I GIORNALISTI SARANNO RIASSORBITI NEGLI UFFICI STAMPA DEL PARTITO

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Stefano Caviglia per www.lettera43.it

 

democratica consip democratica consip

Ci chiedono perché non esca più. È stata chiusa e non so dire le ragioni». Con questo tweet Mario Lavia, vicedirettore della testata online del Pd Democratica, ha annunciato mestamente l’addio alle armi dell’ultimo quotidiano dem. Formula tipica della Prima Repubblica, che negli ultimi 30 anni ha “bruciato”, uno dopo l’altro, protagonisti storici del giornalismo italiano a partire da l’Unità (organo del Pci che per un lungo periodo ha avuto tirature maggiori di molte testate indipendenti). Ma quel tempo è solo un ricordo. Neppure le loro versioni esclusivamente digitali ormai reggono più. «Peccato», ha aggiunto l’ex vicedirettore, «perché era un piccolo ma utile strumento».

 

LA CHIUSURA DECISA DA ZINGARETTI

SARA MANFUSO ANDREA ROMANO SARA MANFUSO ANDREA ROMANO

Forse. Ma evidentemente non abbastanza utile per la strategia del segretario del Pd Nicola Zingaretti, a cui si deve la decisione di chiudere i battenti. «Fra i contatti del sito e quanti scaricavano il pdf del quotidiano», dice a Lettera43.it il deputato dem Andrea Romano, che di Democrtatica era il direttore e ne è stato il fondatore in piena epoca renziana, «avevamo circa 100 mila lettori, quindi non si può dire che si tratti di una scommessa persa. Tuttavia la chiusura è una scelta del tutto legittima della segreteria, con cui non voglio assolutamente polemizzare».

 

 

 

carlo calenda andrea romano carlo calenda andrea romano

IL FUTURO DEI GIORNALISTI DELLA TESTATA

I giornalisti che ci lavoravano (cinque a parte il vicedirettore) sarebbero stati già riassorbiti nell’ufficio stampa dem, in attesa che il gruppo possa ricomporsi, forse, nella nuova fondazione del Pd a cui sta lavorando da tempo l’ex deputato (membro della Direzione) Gianni Cuperlo. Questo almeno è quello che si riesce a sapere, per quanto in modo non ufficiale, dal Nazareno. Ma la faccenda suscita chiaramente un certo imbarazzo nel partito. «Di Democratica non so assolutamente nulla», risponde seccamente lo stesso Cuperlo, senza aggiungere altro.

 

mario lavia mario lavia

Inoltre la nuova funzione immaginata per Democratica all’interno della fondazione non sarebbe quella di una testata giornalistica. Piuttosto uno strumento di raccordo fra militanti e dirigenti di partito o gruppi parlamentari, che difficilmente potrà piacere ai giornalisti che ci hanno lavorato finora. Comunque si tratta di qualcosa ancora ben lungi dall’essere definito.

 

 

LA DECISIONE DI CHIUDERE I BATTENTI PRESA A LUGLIO

Quel che sembra da escludersi è che la decisione abbia a che fare con le ultime novità politiche, essendo stata presa in luglio, prima dell’apertura della crisi politica che ha portato imprevedibilmente il Pd al governo. Anzi, nella nuova congiuntura Democratica avrebbe potuto forse essere più efficace di prima, sia perché i rapporti fra la segreteria di Zingaretti e Matteo Renzi, che aveva messo in pista la testata, sono nel frattempo migliorati, sia per le prevedibili battaglie mediatiche che vedranno impegnato nei prossimi mesi il Pd con l’opposizione di destra e anche con l’alleato di governo. Ma per questo scopo si punta evidentemente su strumenti che sappiano meno di antico. In ogni caso la decisione era già stata presa e a nessuno è venuto in mente di cambiarla.

 

 

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