bonaccini renzi

NEL PD NESSUNO VUOLE IL RENZIANO BONACCINI – IL GOVERNATORE CERCA DI ACCELERARE SUL CONGRESSO PD, MA RISCHIA DI RIMANERE DELUSO PERCHÉ LE PRIMARIE POTREBBERO TENERSI NON PRIMA DI MARZO-APRILE (E NON A GENNAIO-FEBBRAIO COME SPERAVA) – I SINISTRATI PUNTANO A RICOSTITUIRE IL CAMPO LARGO CON IL M5S, CON DE LUCA E’ SALTATA L’INTESA E ANCHE FRANCESCHINI CERCA CANDIDATI DIVERSI. MA ORA L'UNICO ALTRO NOME È ELLY SCHLEIN, CHE PERÒ…

Alessandro Di Matteo per “la Stampa”

 

BONACCINI

Stefano Bonaccini scalpita, cerca di accelerare sul congresso, ma rischia di rimanere deluso perché alla fine le primarie potrebbero tenersi non prima di marzo-aprile, e non a gennaio-febbraio come sperava il presidente dell'Emilia Romagna. Bonaccini su Facebook rilancia, criticando la scelta di mettere in discussione nome e simbolo e proponendo piuttosto un radicale cambio di classe dirigente («Va rinnovata nella sostanza, non per slogan»), qualcosa che ricorda un po' la "rottamazione".

 

Il tema del ricambio generazionale, peraltro, attraversa trasversalmente il partito e complica il congresso. Di sicuro anche il capodelegazione a Bruxelles Brando Benifei chiede un rinnovamento della «prima fila, perché non possono essere i protagonisti degli ultimi dieci anni a spiegarci come rifare il Pd». Senza contare il "partito dei sindaci" che da giorni chiede spazio e che Bonaccini infatti chiede di valorizzare.

bonaccini renzi

 

Il fatto è che la «costituente» è stata chiesta a gran voce da Articolo 1, «se sarà un percorso costituente serio noi ci saremo», ha detto Roberto Speranza. Ma anche tanti esponenti Pd, a cominciare da Andrea Orlando, chiedono di aprire le porte a chi non è nel partito. Un percorso del genere però allunga i tempi e Bonaccini però avverte: «Se ci mettiamo a discutere non di possibili soluzioni ai problemi, ma di nomi, simboli, alleanze e costituenti non ci capirà nessuno». I tempi sono importanti.

 

La sinistra Pd e Articolo 1 non vogliono Bonaccini segretario e anche Dario Franceschini cerca candidati diversi. Ma allo stato l'unico altro nome forte è Elly Schlein, che però non convince tutta la sinistra: non tutti apprezzano l'idea del ricambio generazionale. Senza contare che in questo momento non ha nemmeno la tessera Pd. Serve più tempo, insomma, per organizzare le altre candidature.

ORLANDO GIOCA A CALCIO

 

Ma serve più tempo anche per decidere cosa deve essere il Pd. Dice Federico Fornaro di Articolo 1: «Non può essere il congresso del Pd, deve essere una vera costituente». Non è un caso che tra i dem siano in molti quelli che brontolano di fronte all'idea di aprire il congresso Pd agli esterni già dalle prime fasi. «La linea non può essere dobbiamo scioglierci tutti», dice un dirigente dem.

 

«Non prendo lezioni da chi mi dice che Conte è progressista». Orlando, intanto, dice «da dove partire nella discussione per rinnovare il Pd». Il ministro elenca una serie di punti, dall'aumento dei "lavoratori poveri" alla crescita del divario salariale tra uomini e donne. Ma va già al vero nodo: «Il progetto del Pd, a mio avviso, è fallito - dice Cesare Damiano -. Se vogliamo andare oltre dobbiamo avere il coraggio di scelte radicali». Al contrario, Enrico Borghi, della segretaria e vicino a Letta, dice che «bisogna cambiare politica, non nome, come hanno fatto i socialisti spagnoli, la Spd e il Partito laburista britannico».

 

2 - SUL PD IL VETO DELL'AREA SUD CHE PUNTA ALL'ASSE CON I 5S

Pasquale Napolitano per “il Giornale”

 

LETTA BONACCINI

Il Pd è alle prese con tre passaggi cruciali: l'avvio del congresso, la definizione delle future alleanze e la scelta dei capigruppo di Camera e Senato. Tre partite incrociate tra loro, che indicheranno la rotta nel dopo Letta.

 

Sul terreno della battaglia congressuale (giovedì c'è la direzione nazionale che apre le danze verso il congresso) si registra lo strappo tra il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini e quello campano Vincenzo De Luca. I due presidenti avevano un accordo: De Luca avrebbe dovuto garantire l'appoggio a Bonaccini in caso di candidatura alle primarie dem. L'intesa è saltata. Il motivo è la posizione assunta dal presidente dell'Emilia Romagna in favore della battaglia leghista per l'introduzione dell'autonomia differenziata.

 

STEFANO BONACCINI ENRICO LETTA

Il feeling tra Bonaccini e Zaia non è andato giù allo sceriffo salernitano che ha deciso di ritirare il sostegno al collega del Pd. L'autonomia differenziata è un tema spinoso, difficile da digerire da Roma in giù. Il presidente della Campania valuta altre opzioni in campo. Si segnala nelle ultime ore un avvicinamento tra De Luca e Francesco Boccia. Dal proprio canto, il governatore dell'Emilia è a un passo dall'annuncio della candidatura: «La classe dirigente va rinnovata nella sostanza, non per slogan: abbiamo donne e uomini nel partito dei territori, amministratrici e amministratori che hanno dimostrato sul campo di saper vincere. Smettiamola di tenerli in panchina», rilancia dal suo profilo Facebook.

 

La seconda partita si gioca sul campo delle alleanze. Una partita destinata a condizionare anche la scelta dei due capigruppo nella prossima legislatura. L'idea è di puntare su due profili graditi a Giuseppe Conte.

 

DE LUCA EMILIANO LETTA 3

L'obiettivo è chiaro: far rifiorire il campo largo sepolto dalla gestione Letta. I due nomi che avrebbero chance di riallacciare i fili del dialogo con i Cinque stelle sono Nicola Zingaretti alla Camera e Francesco Boccia al Senato. L'altra opzione è una reggenza con gli attuali Simona Malpezzi (Senato) e Debora Serracchiani (Camera) fino alla scelta del nuovo segretario del Pd. A Palazzo Madama l'ipotesi Boccia sembra però aver perso quota. I senatori bocciano il nome dell'ex ministro per gli Affari regionali. Si fa largo, invece, Cecilia D'Elia.

 

dario franceschini e michela di biase

A Montecitorio l'alternativa a Zingaretti sarebbe Peppe Provenzano, il numero due del Partito con una posizione filo-grillina. Si ragiona già anche sul nome del presidente del Copasir: il favorito in casa Pd è Enrico Borghi. Archiviato Letta, al Nazareno la priorità è ricostituire l'alleanza con i Cinque stelle per evitare una disfatta bis alle prossime elezioni regionali. Pericolo che Boccia evoca in modo lucido: «Io penso che sia assolutamente inevitabile l'alleanza con chi si rivede nel campo progressista, come il M5s, e con chi si vede alternativo alla destra. Farò di tutto per tenere insieme quelle forze politiche che credono nel campo largo, che c'è già in molte Regioni e in molte città che stiamo amministrando bene. Nella Regione Lazio, probabilmente fra due mesi, si dovrà parlare della nuova campagna elettorale.

sergio mattarella con bonaccini e i sindaci a ravenna

 

Ci troveremo a dover discutere quali alleanze fare: il 25 settembre il campo largo nel Lazio ha raggiunto il 55%. Dobbiamo decidere se vincere o se regalare la Regione Lazio alla destra».

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