f35 f-35 mike pompeo giuseppe conte

PEPPINO RINTRO-NATO DA TRUMP: CONTE AVREBBE CEDUTO AL PRESSING, 7 MILIARDI IN PIÙ DI SPESA MILITARE PER AVVICINARSI AGLI IMPEGNI DELL'ALLEANZA ATLANTICA. DOPO IL PASTICCIO DEI SERVIZI, LA MELINA SUL 5G E LE SCENEGGIATE SUGLI F35, DA QUALCHE PARTE DOVEVA PURE FAR CONTENTO GLI AMERICANI - MA SE ANCORA MANCANO 5 MILIARDI PER COPRIRE L'IVA, DOVE NE TROVA ALTRI 7?

 

Federico Capurso per “la Stampa

 

La crisi siriana, l' Isis, e poi la Libia, ma non si è parlato solo di questo nel corso dell' incontro tra il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e il premier Giuseppe Conte, a palazzo Chigi, mercoledì scorso. Il tema più delicato è quello tenuto nascosto ai riflettori: l' incremento delle spese militari italiane.

mike pompeo e giuseppe conte 3

Il presidente del Consiglio - secondo quanto apprende La Stampa -, avrebbe accolto le osservazioni critiche di Stoltenberg assicurando al segretario generale della Nato l' impegno ad aumentare la spesa militare italiana di circa 7 miliardi di euro, a partire dal 2020.

 

Luigi Di Maio non può aver accolto la notizia con favore.

Sarà un problema convincere il Movimento 5 stelle della necessità di aumentare la voce di spesa per la Difesa di quasi mezzo punto di Pil. Di più, sarà impossibile. Sarebbe sufficiente ripercorrere la polemica furiosa, montata pochi giorni fa nelle aule parlamentari intorno alla proposta grillina di rinegoziare il programma di acquisto dei bombardieri F-35, poi bocciata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini. I Cinque stelle, in quell' occasione, riposero la loro «piena fiducia in Conte», ma la linea di palazzo Chigi sembra essere quella di voler mantenere gli impegni presi con gli Usa, così come con la Nato.

 

L' aiuto alle anime pacifiste dei Cinque stelle viene, in questo senso, proprio dal ministro degli Esteri Di Maio, con cui Stoltenberg ha avuto modo di discutere dopo aver lasciato palazzo Chigi. Il titolare della Farnesina, infatti, ha chiesto di calcolare nella spesa militare anche gli investimenti in cyber security e nelle nuove tecnologie come la blockchain che il governo metterà a bilancio. Sono voci di spesa, queste, che ancora non danno la possibilità di alleggerire il peso delle promesse che avrebbe fatto il premier, ma sulla blockchain e sulla sicurezza virtuale il governo ha iniziato a investire già con la passata finanziaria e si promette di incrementare nei prossimi tre anni.

donald trump giuseppe conte

 

L' Alleanza atlantica chiede da tempo all' Italia un maggior sforzo, così da poter mantenere la parola data in occasione del vertice in Galles del settembre 2014, quando i paesi membri della Nato decisero di arrivare a spendere, entro il 2024, il 2 per cento del Pil per la difesa e, all' interno di quel 2 per cento, il 20 per cento per gli armamenti. Attualmente l' Italia è tra i paesi Nato che spendono meno e, secondo i conti fatti proprio dall' Alleanza atlantica, la sua spesa militare si attesta all' 1,15 per cento del Pil.

 

Ma quel che meno è piaciuto ai vertici Nato è stata la battuta d' arresto decisa da Conte. La spesa militare per il 2019 infatti non è cresciuta rispetto al 2018, rimanendo di circa 25 miliardi di euro. Una spesa all' interno della quale rientrano il bilancio della Difesa, pari a 21 miliardi, e gli stanziamenti del ministero per lo Sviluppo economico per l' acquisto di nuovi sistemi d' arma (3 miliardi), oltre ai costi per le missioni militari all' estero (poco meno di 1 miliardo, che però copre solo le spese per i primi nove mesi del 2019, per cui occorre considerare un totale di circa 1 miliardo e 350 milioni).

 

Jens Stoltenberg

Metterci 7 miliardi di euro in più, come avrebbe promesso Conte a Stoltenberg, vorrebbe dire aumentare la spesa di circa un terzo del suo totale. I Cinque stelle non potrebbero mai digerirlo. E l' accoglienza a Napoli, dove Conte parlerà sabato in occasione della festa per i dieci anni del Movimento, potrebbe essere più fredda del solito.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?