operai

PERCHÉ L’OPERAIO OGGI VOTA A DESTRA E IGNORA I SINISTRATI ALLA  FRATOIANNI? - L'ANALISI DI DARIO DI VICO: “LA SINISTRA DEL DISAGIO È LEGATA ALLO SCHEMA IDEOLOGICO DELLA CENTRALITÀ DEL CONFLITTO REDISTRIBUTIVO, PERÒ LE MANCA UN RETROTERRA ANTROPOLOGICO. QUINDI TROVA PIÙ SPAZIO TRA GLI INTELLETTUALI GAUCHISTI E TRA I DOCENTI UNIVERSITARI CHE TRA GLI OPERAI. NON È PRESENTE NEI LUOGHI DELLA VERA MARGINALITÀ. RESTA AL DI QUA DELLA DIMENSIONE IDENTITARIA CHE ANIMA I CONFLITTI CENTRALI DI QUEST’EPOCA COME IL DIVARIO CITTÀ-CAMPAGNA”

Estratto dell’articolo di Dario Di Vico per “il Foglio”

 

nicola fratoianni 2

[…] Quel che sembra però assodato è che l’operaio sindacalizzato e tutelato dalla Cig se ha il figlio cameriere e senza tutele si orienta a destra […] Ciò che terrorizza i ceti produttivi che votano a destra è un tratto caratteristico dell’agenda liberal ovvero la concorrenza, sia essa quella di Uber o delle catene alberghiere che vogliono gestire le spiagge sia quella più palpabile dei minimarket bengalesi o dei superstore cinesi.

 

Questa non-piazza chiede protezione e l’istanza ha preso dei tratti identitari, si è fatta antropologia e porta le partite Iva ad apprezzare l’ambiguità della destra italiana, la sua capacità di stare al di qua e al di là del “sistema”. […]

 

operaio 5

Del tutto differente è invece quella che per comodità chiameremo “l’area Fratoianni”, ovvero la galassia delle formazioni politiche e dei circoli intellettuali che contestano da sinistra il Pd di Palazzo […] questa posizione è che ha pochissimo pescaggio sociale, persino tra gli operai le formazioni a sinistra del Pd messe tutte assieme – secondo gli studi di Nando Pagnoncelli – racimolano circa 4 punti di consenso. Un quinto dei consensi della sola Lega e un sesto della sola Meloni.

 

operaio 6

Se un operaio contesta il sindacato per la chiusura della sua fabbrica o per la scarsa attenzione agli appalti si sposta a destra e non verso “l’area Fratoianni”, che appare incapace di fare proseliti persino tra i Cobas. Come mai? Probabilmente perché la sinistra del disagio è legata allo schema ideologico della centralità del conflitto redistributivo e però le manca un retroterra antropologico. Quindi trova più spazio tra gli intellettuali gauchisti e tra i docenti universitari expat negli atenei di mezzo mondo che tra gli operai in carne e ossa.

 

nicola fratoianni enrico letta 2

Potrà sembrare paradossale ma “l’area Fratoianni” contesta il Pd per gli scarsi legami sociali e poi alla prova dei fatti ne vanta ancora di meno. Non è mai piazza, è tutt’al più tinello. […] Scommette su una redistribuzione contabile e comunque non è presente nei luoghi della vera marginalità. Resta di conseguenza al di qua della dimensione identitaria che anima i conflitti centrali di quest’epoca come il divario città-campagna che caratterizza e determina, dalla Brexit in poi, le prove elettorali di tutti i paesi dell’occidente.

 

operaio 4

Una variante della politicizzazione delle diseguaglianze è stata sicuramente rappresentata dai Cinque stelle che avevano la prerogativa e il vantaggio rispetto all’“area Fratoianni” di non provenire dal marxismo, pur nelle sue infinite varianti. E quindi di essere mentalmente sgombri rispetto alla necessità di operare una radicale discontinuità. I grillini si sono imposti sulla scena politica italiana grazie al successo del movimento della critica della politica (“la casta”) e solo successivamente si sono aperti alle questioni sociali realizzando di fatto un’Opa sulla diseguaglianza e chiudendo il ciclo dell’egemonia rossa.

 

operaio 2

Da qui la battaglia sul Reddito di cittadinanza, i provvedimenti contro i contratti a termine (il decreto “Dignità”) e la teoria dell’Inps del popolo sostenuta da Pasquale Tridico.

 

Questo mix di antipolitica e di attenzione alle basse frequenze della società ha funzionato nell’occasione delle elezioni del 2018 ma poi la sua spinta propulsiva si è esaurita e il consenso che i 5s avevano accumulato è stato progressivamente cannibalizzato dalla protesta di destra, rivelatasi più coriacea e dotata di un maggiore retroterra antropologico. Ovvero di un’idea di protezione più antica, più incardinata nelle debolezze del carattere nazionale e quindi decisamente più efficace della retorica comunisteggiante dell’uno vale uno. [...]

operaio 1operaio 3

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…