roberto gualtieri

I PIENI POTERI DI GUALTIERI PURE PER LE PARTECIPATE - SPUNTA UN DPCM CHE PARE SCRITTO DAL MINISTERO DEL TESORO: ACCRESCE IL SUO POTERE TRASFORMANDOLO DA AZIONISTA IN SOCIO DELLE AZIENDE PARASTATALI. LA RIFORMA CONFERISCE ANCHE NUOVE FUNZIONI AL DG RIVERA: LE SUE SCELTE INFLUENZERANNO I FUTURI GOVERNI, IN BARBA AL PARLAMENTO

Claudio Antonelli per ''la Verità''

 

roberto gualtieri 1

Mentre il Parlamento, soprattutto la maggioranza, martedì stoppava il tentativo di emendare il decreto Rilancio inserendo una clausola in grado di dare al Tesoro i super poteri di allocazione della spesa, in altro luogo - Palazzo Chigi - si vergava il testo di un Dpcm. Il documento è sulla scrivania del premier pronto per essere vistato, ma sembra scritto direttamente dal Mef. Non a caso l'obiettivo dichiarato è quello di modificare il decreto del giugno 2019 con cui si definiscono organigramma, funzioni e responsabilità del ministero dell'Economia e delle finanze, soprattutto del dipartimento del Tesoro, guidato dall'agosto del 2018 da Alessandro Rivera.

 

Verranno inserite due figure apicali nuove, di cui una alle dirette dipendenze del direttore generale con lo scopo di fungere da luogotenente e controllare anche in modo trasversale gli altri dipartimenti. boiardi senza concorsoIl numero totale dei dipendenti del Mef salirà da 604 a 606 senza concorso, ma ciò che conta è proprio il potenziamento di Rivera, che in questo modo si conferma plenipotenziario di scelte economiche e finanziarie che impatteranno sulle scelte dei governi a venire. La riorganizzazione si basa su dettagli che sfuggono ai più, ma che nei palazzi sono fondamentali.

 

alessandro rivera

 Ad esempio il comma 4 dell'articolo 5 del decreto del 2019 viene modificato sopprimendo le parole «la Banca europea per gli investimenti (Bei) e altre». Il riferimento è alla direzione IV e alle funzioni di rappresentanza finanziaria internazionale. Il dirigente si chiama Gelsomina Vigliotti, stimata professionista che da anni rappresenta l'Italia in consessi come la Banca mondiale, l'Fmi o il G7. Quando entrerà in vigore il Dpcm non si occuperà più della Bei. Una piccola rivoluzione che farà scattare parecchi malumori, ma che al contempo allarga le responsabilità e quindi il potere di Rivera.

 

Stesso discorso vale per attività di valutazione d'impatto economico, per i rapporti con l'Istituto poligrafico della Zecca e il ruolo di monitoraggio e analisi dei risultati finanziari di enti e organismi pubblici. Ma ciò che più balza all'occhio è il cambio di passo sulle partecipate pubbliche. Bastano pochi cambi al decreto del 2019 per alzare il livello di invasività nelle decisioni delle partecipate. L'articolo 4 vede la sostituzione di «gestione finanziaria delle partecipazioni azionarie dello Stato» con «gestione delle partecipazioni societarie dello Stato». Inoltre ogni volte che il vecchio decreto prevedeva il termine «azionista» il nuovo inserisce la parola «socio».

stati generali gualtieri

 

E così dove era previsto il potere di controllo e gestione delle logiche di dividendo si passa ad attività molto più corpose. Per essere chiari, il dipartimento si occuperà di «valorizzazione delle partecipazioni societarie dello Stato, anche tramite operazioni di privatizzazione e dismissione, e relativa attività istruttoria e preparatoria». Allargando lo sguardo, il Dpcm affiderà all'Ispettorato generale per gli Affari economici anche «l'attività normativa e consultiva in materia di programmazione e attuazione degli investimenti pubblici e relativo monitoraggio».

 

Al di là dei dettagli tecnici, appare chiaro che con l'intervento sul tavolo di Palazzo Chigi i poteri del Mef e del suo direttore generale crescono e non di poco. A luglio è attesa una nuova infornata di nomine. Si va dal Gse fino alla controllate della Rai fino alle partecipate di Cdp che ancora mancano all'appello e a tutte le partecipate dei colossi. Ben più di 200 nomi. È chiaro che Rivera e il ministro Roberto Gualtieri avranno più voce in capitolo anche per valutare le singole scelte di consiglieri e per dire la parola finale su strategie.

 

Insomma, sembra la seconda puntata del braccio di ferro che si è avuto su Sace in occasione del decreto Liquidità. Al termine del quale il Mef ha ottenuto di controllare la filiera pur lasciando la Sace sotto il controllo di Cdp. D'altronde è un vecchio pallino di Rivera già ai tempi del ministro Giovanni Tria, che gli diede l'aumento di grado. Rivera però non è certo un uomo scelto dai 5 stelle, anche se l'apparenza del momento sembrava portare in quella direzione.

ALESSANDRO RIVERA

 

Tutt' altro. Quando l'avvocato Giuseppe Guzzetti fece il suo discorso d'addio il 14 aprile dello scorso anno, dedicò un ringraziamento speciale proprio al dirigente che negli anni precedenti si era occupato di fondazioni bancarie. Conosciuto per passione per gli infiniti negoziati (dai Tremonti bond, nel 2001, ai salvataggi bancari di Banca Etruria, delle Popolari venete passando per l'aumento precauzionale di Mps), il civil servant abruzzese si è distinto nella trattativa sul fondo Salvastati, dove ha seguito un cammino palesemente diverso da quello indicato da Palazzo Chigi.

 

MESSAGGIO AI 5 STELLE

Adesso ha ancora la partita della Popolare di Bari e a breve la cessione di Mps. Insomma, in questo modo il Tesoro è intenzionato a raddoppiare tutte le poste e a far capire al governo che su certe strade non sarà proprio necessario l'ok della politica. Un messaggio diretto evidentemente al premier, ma soprattutto al mondo dei 5 stelle. Insomma, l'episodio del Mes, in occasione del quale Rivera ha suonato uno spartito accordato dal Colle, può essere solo l'inizio di una nuova sinfonia.

mps titoli di stato 2

Ultimi Dagoreport

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…