renzi zingaretti di maio conte

PIÙ CHE VERSO IL VOTO, SI VA VERSO IL VUOTO! - PRONTI PER GODERVI LO SPETTACOLO? CONTE PUR DI RIMANERE AGGRAPPATO ALLA POLTRONA CEDERÀ SU TUTTO: I GRILLINI NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI ANDARE A ELEZIONI RISCHIANDO DI TORNARE DISOCCUPATI E “GIUSEPPI” CERCA LA MEDIAZIONE CON RENZI - COME DAGO-RIVELATO, IL PD E I GRILLINI HANNO FATTO CAPIRE CHE AVREBBERO TOLTO L’APPOGGIO SE FOSSE SCATTATA L’OPERAZIONE RESPONSABILI – GLI SCENARI: CONTE TER, UN DEM AL POSTO DEL VOLPINO DI PALAZZO CHIGI O UN GOVERNO DRAGHI...

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

CONTE IN UN CUL-DE-SAC: SE SOSTITUISCE I VOTI DEI RENZIANI CON I “RESPONSABILI”, IL PARTITO DEMOCRATICO TOGLIE L’APPOGGIO AL GOVERNO. ANCHE ZINGA E BETTINI D’ACCORDO

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoreport-conte-cul-de-sac-se-sostituisce-voti-renziani-257019.htm

 

1 - CONTE CEDE E TRATTA SU SERVIZI E RIMPASTO DISPOSTO ANCHE AL TER

conte franceschini

Tommaso Ciriaco per "la Repubblica"

 

Un centimetro alla volta cede la diga eretta da Giuseppe Conte in difesa del suo governo. Perde forza la minaccia elettorale, anche a causa del collasso strutturale dei gruppi parlamentari 5S nelle ultime ore. E così, in una domenica grigissima, il premier accoglie l'invito alla prudenza del Pd e accetta di promuovere un vertice tra leader di governo. Che si faccia, o che partecipi anche Matteo Renzi, è tutto da dimostrare. Ma l' avvocato deve provarci. L' idea è tenerlo oggi stesso. L' obiettivo è aprire a un maxi rimpasto, senza escludere neanche il Conte ter.

conte zinga di maio speranza

 

Sperando che arrivi al termine di una crisi pilotata. Facendo finta di fidarsi del capo di Italia viva, sapendo in cuor suo di non poterlo fare. Ora che tutto sembra complicarsi, Conte cerca strade alternative. Sostiene di aver sempre offerto disponibilità a sentire le forze di governo.

 

conte renzi

Giura di voler favorire qualsiasi iniziativa - questo il senso dei suoi ragionamenti - utile a rafforzare «la coesione della maggioranza e la solidità della squadra di governo». Apre dunque a sostituzioni mirate di ministri - considerate la soluzione ottimale dai vertici dem - ben sapendo però che Renzi chiederà dimissioni e prometterà di ragionare su un "ter". Ma c' è di più: il capo dell' esecutivo ricorda di aver avviato qualche settimana fa il confronto politico che mirava a «rafforzare» l' azione di governo. Come a dire: va bene anche un nuovo programma, se c' è la volontà di andare avanti.

 

goffredo bettini gianni letta. giuseppe conte

In questo modo, però, si restringe un centimetro alla volta lo spazio vitale del "Conte due". Ne è consapevole anche premier. Nelle ultime ore si è sfogato con i dirigenti più fidati, consapevole di essere diventato il bersaglio della caccia renziana, preoccupato dal fatto di non riuscire a divincolarsi dalla morsa di chi ha sondaggi pessimi, ma senatori a sufficienza per affossare l' esecutivo.

 

Convinto del suo gradimento in caso di elezioni, ma anche consapevole delle fortissime spinte per evitare le urne. È così, sottotraccia, è partita una mediazione, attraverso ambasciatori. Si ipotizzano già cambi di ministri, non si esclude un passo indietro di Conte per la delega ai Servizi. Ma non è proprio la trappola che ha in mente Renzi?

GIUSEPPE CONTE - MATTEO RENZI

Prevale l' angoscia, in queste ore.

 

Nasce dalla consapevolezza di quanto accaduto venerdì sera, quando ancora i big 5S pensavano di poter tenere i gruppi del Movimento sulla linea del "Conte o elezioni". E invece si è capito che non sarebbe così semplice e che le resistenze davanti a una fine prematura della legislatura non potrebbero che venire fuori.

 

D' altra parte, anche Luigi Di Maio continua a sostenere l' avvocato, ma considera una sciagura il voto anticipato. Non ufficialmente, ma non sarà lui - se i gruppi lo consentiranno - a far precipitare tutto verso elezioni che potrebbero finire in una disfatta per la coalizione attualmente al governo.

Giuseppe Conte Lorenzo Guerini Dario Franceschini

 

Il premier capisce che la trincea è debole. Certo, ci sarebbe Nicola Zingaretti. Il segretario del Pd appare fermo sulla sua personale mattonella, disponibile a sostenere al massimo un Conte ter, oppure elezioni. Il segretario non vuole mettersi nelle mani di Renzi, a maggior ragione in vista delle elezioni per il Colle.

 

Ma chi può scommettere che non si ripeta lo schema dell' estate 2019, che lo portò ad accettare - per ultimo - il bis di Conte? Chi può giurare che non pesi, alla fine, la necessità di risolvere almeno la pandemia e il Recovery? E d' altra parte anche dal Quirinale sembra spirare un' aria che invita a una certa cautela. Che sconsiglia una conta parlamentare alla cieca.

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME BUGO E MORGAN

 

Che fare, allora? L' idea è quella di tentare la strada del vertice. Oggi, al limite domani. Ci sono solo 48 ore prima del consiglio dei ministri preannunciato per il 6 gennaio. In quella sede, Conte non porterebbe un testo blindato, ma un documento da inviare al Parlamento e alle forze sociali.

 

Vorrebbe evitare un voto dei ministri, rimandandolo a quando arriveranno le controdeduzioni dei gruppi parlamentari. Ma le ministre renziane annunceranno comunque le loro dimissioni. A quel punto, il premier sarebbe rimandato alle Camere. Certo, potrebbe evitare la conta, salendo al Colle per dimettersi dopo il dibattito e prima del voto parlamentare. Oppure, e sembra il tentativo di queste ore, concordare con i leader una crisi pilotata, se non un rimpasto. Tutto troppo facile e troppo indolore, secondo Renzi.

LUIGI DI MAIO RE SOLE

 

2 - RENZI SEGNA UN PUNTO MA AGITA ANCORA LO SPETTRO DELLA CRISI

Annalisa Cuzzocrea per "la Repubblica"

 

Matteo Renzi pensa di aver messo Giuseppe Conte in un angolo. Forse non lo hanno seguito, il Pd e Luigi Di Maio, nella sua battaglia solitaria contro il premier. Ma certo non l' hanno ostacolata tanto da farla fallire. Non vede strade diverse dalla fine del Conte bis, il leader di Italia Viva. E di una cosa appare certo più che di ogni altra.

 

conte renzi

L' ipotesi del voto anticipato non esiste e la prova sarebbe il fatto che nessun gruppo di "responsabili" si sia fatto avanti per sostenere il governo in caso di crisi. Che ci siano parlamentari che si sono piuttosto affrettati a negare che questo potrà davvero accadere.

 

Non è successo perché tutti sanno che la prospettiva delle urne non è concreta, è la convinzione dell' ex premier in queste ore. Condito dalla battuta di un vecchio sketch in cui Corrado Guzzanti imitava Walter Veltroni: «Lo dico ai compagni della mozione Amedeo Nazzari... Amedeo Nazzari è morto! Il voto non esiste».

 

conte casalino

Ma dalla trattativa partita nella notte Renzi si aspetta qualcosa di più di un rimpasto o di qualche modifica che consenta a tutti di andare avanti come se niente fosse. Già nelle scorse settimane, gli era stata fatta balenare l' ipotesi di un decreto per allargare i posti di governo oltre i 65 previsti, in modo da poter fare nuovi innesti.

 

enrico borghi

L' idea era di prevedere tre ministeri e due sottosegretari in più. Il senatore di Rignano ha declinato seccamente. A tutti coloro che hanno avuto modo di parlarci, continua a dire che le sue condizioni restano quelle scritte nella lettera al premier: l' accesso alla linea pandemica del Mes, anche solo per 10 miliardi piuttosto che 36; la cessione della delega ai Sevizi segreti al suo Ettore Rosato, o in subordine a un dem come Emanuele Fiano o Enrico Borghi, o al limite a Gianni De Gennaro, che ha già ricoperto quel ruolo durante il governo Monti; infine, il sì di Conte ai rilievi di Italia Viva riguardo al Recovery Plan. Non parla di ministeri, non sarà lui a farlo scoprendosi.

 

MATTEO RENZI TERESA BELLANOVA

Anche per questo, non accetterà nessun vertice dei leader finché le cose non saranno state chiarite a dovere da contatti informali. Quindi non si siederà ad alcun tavolo senza sapere prima cosa il premier è disposto a perdere. «Finalmente si sta iniziando a capire che le nostre questioni sono serie e non strumentali - ha scritto in chat ai suoi parlamentari - adesso giochiamo la partita, come sempre a viso aperto».

 

Gli scenari possibili - per Matteo Renzi - sono tre. Sempre gli stessi.

Il primo è un Conte ter, un governo tutto nuovo che passi per le dimissioni del presidente del Consiglio dopo che le ministre M5S saranno uscite dal governo durante il prossimo Consiglio dei ministri.

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

O dopo che comunque avranno reso esplicito il loro no al Recovery Plan così com' è stato congegnato, visto che l' avvio della trattativa sotterranea ha messo in forse la prima ipotesi. Il nuovo esecutivo potrebbe anche essere ancora guidato da Conte, almeno questa è la tesi ufficiale che circola dentro Italia Viva, ma non potrà che passare per una crisi. Ed essere quindi completamente rinnovato.

 

Prevedendo anche un vicepremier: un esponente del Pd che potrebbe essere o lo stesso segretario dem Nicola Zingaretti (ma è difficile pensare che voglia farlo) o Dario Franceschini. Secondo questa impostazione, non servirebbe un vicepremier M5S perché - questa la tesi renziana - Conte si è ormai messo alla guida del Movimento e non può più rivendicare alcuna terzietà. La seconda ipotesi è un governo a guida Pd: i nomi dei possibili premier sono sempre quelli di Zingaretti o Franceschini, salvo ipotesi istituzionali circolate nelle file di Italia Viva, come Paola Severino o Marta Cartabia. In questo caso, il vicepremier sarebbe uno dei big M5S, probabilmente Di Maio.

 

Zinga di Maio Conte Renzi

Il leader di Iv è certo che dopo un' iniziale resistenza, i parlamentari M5S potrebbero accettare perfino questa ipotesi. La terza è l' arma fine del mondo, un governo guidato da Mario Draghi. L' ex presidente della Banca centrale europea non si è mai mostrato interessato, ma il suo nome è sempre agitato come uno spauracchio che potrebbe decretare la rivincita dei tecnici e il fallimento della politica in una delle crisi più complicate della storia d' Italia.

draghi contestato con i coriandoli 4MURALES A MILANO – MATTEO RENZI E MATTEO SALVINI ACCOLTELLANO GIUSEPPE CONTE GIULIO CESAREConte Casalino meme OshoDOMENICO ARCURI GIUSEPPE CONTE

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?