gas dalla libia 2

POI DICI CHE IN LIBIA NON DEVONO INCAZZARSI: ABBIAMO LASCIATO UN PAESE NEL CAOS PER DIECI ANNI E ORA CHE CI SERVE IL SUO PETROLIO CI RICORDIAMO DI PACIFICARLO - DA APRILE LE ESPORTAZIONI DI PETROLIO SONO SCESE AL LIVELLO PIÙ BASSO DA OTTOBRE 2020, A CAUSA DELLE CHIUSURE ATTUATE DAI MANIFESTANTI IN ALCUNI STABILIMENTI: EPPURE NEL PAESE CI SONO FALDE ANCORA SCONOSCIUTE SIA DI GREGGIO CHE DI GAS - UN TESORO INUTILIZZATO A CAUSA DEGLI SCONTRI TRA LE FAZIONI DEL PRESIDENTE DEL GOVERNO DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA, E QUELLA DEL PRIMO MINISTRO DI TOBRUK, FATHI BASHAGHA...

Cristiana Mangani,Michela Allegri per “il Messaggero”

 

gas dalla libia 3

Favorire in ogni modo le elezioni, anche ipotizzando un rimpasto di governo che accolga entrambe le coalizioni, quella del presidente del Governo di unità nazionale di Tripoli, Abdulhamid Dabaiba, e quella del primo ministro designato dal Parlamento di Tobruk, Fathi Bashagha. L'Italia spinge verso una soluzione in Libia. E torna a mettere in campo ogni mediazione diplomatica per tentare di stabilizzare il Paese, senza, però, inimicarsi alcune delle due fazioni. Anche perché, scopo prioritario di Palazzo Chigi è accelerare l'esplorazione di giacimenti energetici ancora sconosciuti nel Paese africano.

 

gas dalla libia 2

Il piano non è di facile soluzione, soprattutto perché l'obiettivo è trovare un compromesso per riuscire a portare un governo eletto dal popolo liberamente. La consapevolezza del governo italiano è che in Libia, dove da aprile le esportazioni di petrolio sono scese al livello più basso da ottobre 2020, a causa delle chiusure attuate dai manifestanti in alcuni stabilimenti nella Mezzaluna petrolifera, ci sono falde ancora sconosciute. Non solo di greggio, ma anche di gas.

 

gas dalla libia 1

Un tesoro praticamente inutilizzato a causa degli scontri e che ora, con la crisi Ucraina e il gelo nei rapporti con Mosca, diventa fondamentale. Per questo motivo Palazzo Chigi vuole tornare a essere in prima linea nelle operazioni diplomatiche che puntano alla stabilizzazione del Paese. Anche se la cautela è d'obbligo. Mantenere il ruolo di mediatore equidistante delle due fazioni in campo, vorrebbe dire anche poter conferire all'Eni un mandato esplorativo per ricercare - e utilizzare - le nuove risorse, evitando di inimicarsi in partenza uno dei due schieramenti.

FATHI BASHAGHA

 

LE FAZIONI

Per questa ragione, proprio durante la recente visita alla Casa Bianca, il premier Mario Draghi ha chiesto al presidente Joe Biden di entrare a pieno titolo nel dossier. Gli Usa non hanno mai avuto particolare interesse al paese nord africano, se non per tentare di limitare le ambizioni della Russia su quel territorio.

 

Ma la diminuzione della produzione di petrolio, da 1 milione e 200 mila barili al giorno (aveva superato anche 1,7 milioni al giorno prima della guerra civile scattata nel 2011) a un minimo che oscilla tra 800 e 650mila barili al giorno, ha voluto dire anche falsare i costi del greggio. La Libia è membro dell'Opec e un blocco nella produzione incide sui costi: un argomento questo che interessa parecchio all'America.

 

Mario Draghi e Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh

Bisognerà però fare i conti anche con lo scenario politico attuale: a Tripoli continua a regnare, sebbene sempre più isolato e con grande debolezza, Dabaiba, il presidente nominato dall'Onu. Mentre a Tobruk, con alle spalle il sostegno del generale Khalifa Haftar e dell'Egitto, c'è il presidente misuratino Fathi Bashagha. Da settimane è in corso un braccio di ferro costante: il Governo del premier ad interim Dabaiba, dimesso alla scadenza del 2021, è stato sfiduciato dal Parlamento. L'esecutivo del premier uscente controlla la capitale e diverse zone della Tripolitania, la regione più popolosa del Paese. Mentre Haftar e soci comandano sui pozzi petroliferi situati in Cirenaica e nel Fezzan. E sono proprio i manifestanti anti-Dabaiba del Comitato del blocco petrolifero a bloccare la produzione, facendo impennare i prezzi nel resto del mondo.

FATHI BASHAGHA

 

L'INCONTRO

Nonostante le difficoltà da superare, la diplomazia sta continuando a lavorare. A Montreux, in Svizzera, si sta svolgendo un nuovo giro di consultazioni sul processo politico in Libia. L'incontro è stato organizzato dal Centro per il dialogo umanitario, Hd, un think tank con sede a Ginevra. Si tratta della stessa organizzazione che aveva gestito la nomina di Dabaiba. Come scrive Agenzia Nova, si tratta del primo incontro importante dopo il rinvio delle elezioni. Anche perché dovrebbe vedere intorno allo stesso tavolo i leader delle principali milizie e delle formazioni armate della Libia occidentale e orientale.

 

abdul hamid mohammed dbeibah 2

Sarebbero stati invitati, inoltre, i rappresentanti del Consiglio presidenziale, della Camera dei rappresentanti, dell'Alto Consiglio di Stato, ma non dei due esecutivi in scontro per il potere.

 

IL CAIRO

E c'è un altro appuntamento sul quale si punta molto, sebbene anche in questo caso la mediazione sia in salita, ed è quello previsto il 15 maggio al Cairo. Verranno trattate questioni controverse, legate a doppio filo alle elezioni e ad alcuni articoli della Costituzione. Si dovrà decidere se approvare la bozza redatta nel 2017 dall'Assemblea costituente, o se stilare una nuova dichiarazione costituzionale di carattere provvisorio. La prima opzione richiede un passaggio successivo: un referendum popolare che raggiunga il quorum di 50+1 dei voti di ciascuna delle regioni.

eni in libia

 

GLI USA

La Libia custodisce le più vaste riserve petrolifere del continente africano - circa il 40% -, mentre l'estrazione di gas naturale costituisce la seconda più grande ricchezza del Paese, ancora sottostimata a causa della carenza di infrastrutture. Non è un caso, quindi, che il dossier sia stato centrale durante la visita del premier Draghi a Washington: il Paese può essere un enorme fornitore energetico, non solo per l'Italia ma per tutta Europa. E a Biden non dispiace aiutare gli europei a sganciarsi dalla dipendenza energetica russa, oltre che a risolvere la crisi petrolifera che ha provocato un'impennata dei prezzi della benzina negli Usa.

petrolio libia 1produzione petrolio in libiapetrolio libia 2gli affari di eni e total in libia

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...