di maio casaleggio conte

UNA POLTRONA PER TROPPI, CONTE "INNERVOSITO" PER LO SLITTAMENTO DELLE NOMINE SUI SOTTOSEGRETARI - 3 NODI DA SCIOGLIERE: ECONOMIA, SVILUPPO E INTERNO. SFUMA L' IPOTESI DELL' EX MINISTRA TRENTA VICE AL VIMINALE – MA LA BATTAGLIA CHE PIÙ PREOCCUPA IL PREMIER È QUELLA TRA DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO. UNA GUERRA CHE VA AVANTI DA MESI E CHE SI SAREBBE DI NUOVO INFIAMMATA INTORNO AL RUOLO DI BUFFAGNI…

Federico Capurso per la Stampa

 

giuseppe conte 2

Giuseppe Conte avrebbe voluto chiudere ieri il pacchetto di nomine di viceministri e sottosegretari. Le tamburellanti accuse di «spartizione delle poltrone» arrivate da Salvini e le voci di rissosa confusione che si sono alzate da Pd e M5S in queste ore lo hanno «innervosito», per usare un eufemismo. Restano tre nodi ancora da sciogliere: Economia, Sviluppo economico e Interno.

 

E per fermare la giostra, dopo il nulla di fatto al Consiglio dei ministri, il premier ha chiesto di non tergiversare oltre. Un messaggio, quello di Conte, diretto soprattutto a Luigi Di Maio, perché il freno è stato tirato in casa Cinque stelle. È lo stesso capo del Movimento, infatti, a sbloccare l' impasse con un vertice serale, insieme ai suoi più stretti collaboratori, per mettere il timbro su una lista che già questa mattina potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri.

davide casaleggio luigi di maio

 

 

La battaglia che più preoccupa Conte è quella che si sta consumando all' interno del Movimento tra Di Maio e Davide Casaleggio. «Una guerra che va avanti da mesi», sostengono nel partito. E che in questi giorni si sarebbe nuovamente infiammata intorno al ruolo di Stefano Buffagni, considerato vicino a Casaleggio. Il figlio del fondatore avrebbe voluto vedere Buffagni sulla poltrona di viceministro al posto di Laura Castelli, mentre il leader M5S avrebbe preferito tenerlo fuori dai dicasteri economici, magari come viceministro alle Infrastrutture. Il boccino è caduto a metà strada, perché Castelli rimarrà viceministra e Buffagni sarà sottosegretario, a patto che non si occupi più di nomine. Speculari ci saranno, sponda Pd, Antonio Misiani come viceministro e Luigi Marattin nel ruolo di sottosegretario.

 

LUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO

Si lavora anche per trovare una quadra allo Sviluppo economico. Lì il problema riguarda le proposte fatte dal Pd ai Cinque stelle: Nicola Zingaretti ha chiesto per Antonello Giacomelli la delega alle Telecomunicazioni e per Gian Paolo Manzella quella all' Energia. Il compromesso potrebbe arrivare lasciando l' Energia ai dem e tenendo nelle mani del ministro Stefano Patuanelli le Telecomunicazioni dove si giocano partite strategiche, a partire da quella sulla tecnologia 5G.

 

SIMONE VALENTE STEFANO BUFFAGNI

All' Interno si sta ancora lavorando. Resta in pole, per affiancare il ministro Luciana Lamorgese, il deputato Pd Emanuele Fiano, seguito dal senatore Franco Mirabelli, mentre Di Maio sembra orientato a confermare Carlo Sibilia, anche se nelle ultime ore ha preso quota il nome dell' ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Sarebbe uno schiaffo a Matteo Salvini, visti i dissapori tra i due, ma i vertici M5S non ne sono del tutto convinti. Ecco perché restano in corsa i nomi della deputata Federica Dieni e del senatore Maurizio Cattoi.

 

luigi di maio stefano buffagni riccardo fraccaro danilo toninelli barbara lezzi

Nel Pd ci sono, nel peggiore dei casi, due candidati per ruolo. E i problemi maggiori sono per i pochi posti destinati alla minoranza interna: 6 o 7, di cui appena la metà a esponenti renziani. Il leader grillino, invece, per scaricare sul gruppo parlamentare la responsabilità delle scelte, ha chiesto alle commissioni parlamentari di indicare cinque preferenze per ministero. Ma il meccanismo si è inceppato e - fanno sapere dai vertici - sarà sempre lui che dovrà prendere una decisione finale, anche se non in linea con le indicazioni ricevute. Anche perché sono stati partoriti 200 candidati per 43 posti. Un' enormità. E infatti il 5S Gianluigi Paragone già scommette: «Gli esclusi trasformeranno il Parlamento in un Vietnam e Conte dovrà indossare la mimetica per chiedere i voti in Senato. Sarà un disastro».

 

luigi di maio davide casaleggioSTEFANO BUFFAGNIgiuseppe conte in senatogiuseppe conte luigi di maio davide casaleggio

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…