luigi di maio dario franceschini

UNA POLTRONA PER TROPPI - NEI 5 STELLE E’ GUERRA PER I SOTTOSEGRETARI: “NON SIAMO AL COLLOCAMENTO” - PER L’ECONOMIA TESTA A TESTA BUFFAGNI-CASTELLI, FRANCESCO D’UVA GAREGGIA COME VICE ALL’INTERNO – AL M5S SPETTANO UNA VENTINA DI POSTI. GLI ASPIRANTI SONO IL QUADRUPLO E DI MAIO HA TROVATO UN ESCAMOTAGE PER NON FARSI TRITURARE DAGLI ESCLUSI. ECCO QUALE

Monica Guerzoni per corriere.it

 

giuseppe conte luigi di maio

Ministri gialloverdi a caccia di un posto da sottosegretario, ex sottosegretari che bramano per essere promossi viceministri, risse verbali a porte chiuse, presidenti di commissione che trattano i parlamentari come disoccupati all’ufficio di collocamento. E Giuseppe Conte che accelera, per chiudere il sipario dell’imbarazzante teatrino delle poltrone: «Dobbiamo fare il prima possibile». Venerdì al massimo, o perfino domani, con tanto di via libera del Consiglio dei ministri.

 

luigi di maio

Alla buvette del Senato, Dario Franceschini si cuce la bocca: «Siamo ancora in alto mare». Il capo delegazione del Pd è nel pieno delle trattative con Vincenzo Spadafora, che ha in mano il dossier per il M5S. Ma se i dem si orientano nel bosco delle pretese grazie alla bussola delle correnti, i 5 Stelle sono nel caos.

 

Al M5S spettano una ventina di posti. Gli aspiranti sono il quadruplo e Di Maio ha trovato un escamotage per non farsi triturare dagli esclusi. «Io avrò l’ultima parola e sceglierò in base alle competenze — è stato il messaggio del leader ai presidenti delle 28 commissioni di Camera e Senato — Ma voi dovete propormi i candidati». Un po’ come dire, scannatevi tra di voi. È nata così l’idea di una «rosa» di cinque nomi da individuare tra i commissari, perché il capo politico possa poi pescare dal mazzo. Il rodeo dell’«autopromozione» ha prodotto 14 riunioni.

 

VLADIMIR PUTIN LUIGI DI MAIO

I presidenti Grande, Gallinella, Ruocco, Brescia, Lorefice, Rizzo e Gallo hanno promesso «discontinuità anche nel metodo», peccato che poi hanno cominciato ad azzuffarsi tra loro e con i colleghi. E quando hanno capito che Di Maio non manderà i presidenti di commissione al governo per non scatenare la guerra di successione col Pd, hanno sbottato: «Non siamo un ufficio di collocamento».

 

Dentro la Affari costituzionali se le sono date, a parole, di santissima ragione fino a notte. «Un metodo folle», commentava un deputato stravolto all’uscita. In compenso ecco i magnifici quattro per l’Economia: Stefano Buffagni, Laura Castelli, Alessio Villarosa e Marco Pellegrini.

 

luiigi di maio.

A Palazzo Madama alcuni parlamentari 5 Stelle si sono azzuffati per via XX Settembre, dove Buffagni e Castelli sono testa a testa. A chi toccherà l’onere e l’onore di marcare stretto il ministro dem Roberto Gualtieri e il numero due in pectore del Pd, Antonio Misiani? Ed è vero che la ex ministra Barbara Lezzi sarebbe disposta a tornare al governo come vice?

 

francesco d'uva

Al Nazareno il tema è quanti renziani entreranno. «Se saranno cinque il governo durerà», è il pronostico di un senatore. Dal Pd arriveranno Maria Sereni e Lia Quartapelle agli Esteri, Lele Fiano all’Interno, Gian Paolo Manzella all’Innovazione, Walter Verini alla Giustizia e Anna Ascani all’Università: la vicepresidente del Pd già si scambia messaggini con Lucia Azzolina del M5S. Per l’Editoria dovrebbe spuntarla Andrea Martella, che avrebbe il delicato compito di portare il Pd a Palazzo Chigi. Al premier Conte sarebbe piaciuto assegnare la delega ai rapporti con la stampa al fidatissimo tecnico Roberto Chieppa.

 

Ma Riccardo Fraccaro smentisce l’intenzione di affiancargli un altro sottosegretario: «L’ho letto sui giornali». È dunque molto probabile che Chieppa resti segretario generale, con le mani più libere sull’organizzazione della presidenza. Francesco D’Uva gareggia come vice all’Interno. Luca Carabetta andrà al Mise e Giancarlo Cancelleri ai Trasporti. Nicola Morra resterà all’Antimafia, per non lasciare una casella così importante a Pietro Grasso di Leu o al dem Franco Mirabelli.

giuseppe conte luigi di maio alfonso bonafedeconte di maio

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…