giuseppe conte luigi di maio

UNA POLTRONA VAL BENE UNA MES - I GRILLINI PREPARANO AD INGOIARE IL BOCCONE AMARO PUR DI SALVARE IL GOVERNO: “SIAMO CONTRARI, MA SE CAMBIA NOME...” - IL M5S SPOSA LA LINEA DELLA FORZISTA GELMINI PUR DI SCONGIURARE IPOTESI DI GOVERNISSIMO E GIÀ SI INDIVIDUA IL CAPRO ESPIATORIO: “È COLPA DI GUALTIERI”…

Carlo Tarallo per la Verità

 

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

La poltrona val bene una Mes. La sceneggiata del M5s rispetto all' utilizzo del Fondo ammazza Stati prosegue, ed è destinata a intrattenere gli italiani fino al momento in cui il Mes approderà in Parlamento, dove se ne vedranno delle belle. I grillini sanno benissimo che, se sul Mes si dovesse giocare la tenuta del governo, non ci sarà altro da fare che ingoiare il boccone amaro, l' ennesimo di questi due anni di legislatura. Però, c' è un problema: come si fa a giustificare quest' altra piroetta, dopo tanta propaganda noMes?

 

Semplice: il Mes verrà chiamato in un altro modo. Pippo?

Paperino? Tav? Non si sa.

 

Quello che si sa, è che, come confida alla Verità una fonte pentastellata di primissimo piano, «la trattativa con l' Europa è ancora lunga, e se al Mes verranno tolte le condizionalità, non sarà più il Mes, ma un' altra cosa, e allora». Ma allora che? Il Trattato sul funzionamento dell' Unione europea, all' articolo 136, comma 3, recita esattamente così: «Gli Stati membri la cui moneta è l' euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell' ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità». Possiamo cambiare il nome del Mes, ma non il testo del Trattato.

giuseppe conte luigi di maio

 

Curiosamente, quella del cambio di nome al Mes è la stessa linea portata avanti da Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Siamo pronti», dice la Gelmini al Quotidiano Nazionale, «a votare un Mes che privo di condizionalità non sarebbe più il Mes, come ha già detto il presidente Berlusconi». Nel M5s, però, c' è anche chi sa benissimo che, come ci spiega un altro parlamentare penta stellato, «la fonte primaria resta il Trattato che istituisce il Mes, e lì le condizioni ci sono. Certo, vediamo che cosa ci arriva alla fine della trattativa, ma per come stanno le cose, sembra difficile che si arrivi a uno stravolgimento, perché se non si modifica il trattato, le condizioni restano». Grillini divisi, quindi, tra falchi e colombe. Spaccatura in vista anche quando il Parlamento italiano sarà chiamato a esprimersi?

 

roberto gualtieri giuseppe conte luigi di maio

L' ipotesi è tutt' altro che fantasiosa, considerato quanto accaduto due giorni fa a Bruxelles. I parlamentari europei del M5s, avevano comunicato l' astensione sulla risoluzione sul coronavirus, ma al momento del voto la delegazione è andata in frantumi: 10 eurodeputati grillini si sono astenuti, tre (Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D' Amato) hanno votato contro, una (Eleonora Evi) non ha partecipato alla votazione. La stessa cosa potrebbe accadere anche alla Camera e al Senato.

 

Su una cosa, però il M5s è sostanzialmente compatto: nessuno si fida più del ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri. «È stato Gualtieri», sussurra un parlamentare grillino, «a deviare dalla linea del no, che era del resto anche quella del premier Giuseppe Conte. Una operazione che ci fa capire quanto Gualtieri sia in realtà molto più sensibile alle istanze dell' Europa che alle necessità dell' Italia».

 

ignazio corrao 1

Gualtieri ha messo Conte in enorme difficoltà, tanto è vero che, lunedì scorso, mentre Pd e M5s si azzuffavano sul Mes, il premier ha dovuto scrivere un lunghissimo e fumoso post su Facebook in cui sostanzialmente apriva alla possibilità di utilizzare il fondo: «Se vi saranno condizionalità o meno», ha scritto Conte, «lo giudicheremo alla fine, solo allora potremo valutare se questa nuova linea di credito pone condizioni, quali condizioni pone, e solo allora potremo discutere se quel regolamento è conforme al nostro interesse nazionale».

 

ignazio corrao

Lo stesso Conte viene guardato con sospetto da molti parlamentari del M5s, che lo vedono appiattito sulle posizioni del Pd, spinto tra le braccia di Nicola Zingaretti dall' ala sinistra del M5s. È bene leggere in controluce quanto ha affermato ieri il presidente della Camera, Roberto Fico, leader dell' ala sinistra dei pentastellati: «Il premier Conte», spiega Fico ad Accordi & Disaccordi, sul Nove, «ha detto che il Mes, così come lo conosciamo, cioè reduci dall' esperienza greca, non sarà attivato». Così come lo conosciamo, ma se venisse presentato in modo diverso? Il punto è questo. «Noi», dice a Repubblica l' ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, «dobbiamo essere duri, che non ci siano condizioni e che abbia una certa durata. Perché se ti prestano soldi per due o tre anni non è un gran vantaggio. Ma l' Italia dovrebbe dire il Mes mi va bene, ovviamente senza condizionamenti e che ci sia una certa durata».

 

Ignazio Corrao

Sulla stella linea il presidente del Consiglio europeo Charles Michel: «Il Mes», dice Michel a Repubblica, «risponde alle richieste dell' Italia. Il Mes è un meccanismo già esistente, fruibile subito e le proposte dell' Eurogruppo che spero verranno approvate dai leader vanno nella direzione chiesta dall' Italia: evitare condizionalità macroeconomiche con una distinzione tra debito accumulato in passato e misure per fronteggiare questa crisi». Il trappolone è servito.

 

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