grillo di maio di battista casaleggio

POLVERE DI 5 STELLE – NEANCHE LA VITTORIA DELLA LINEA GOVERNISTA DI DI MAIO METTE FINO AL CAOS PENTASTELLATO: IN BALLO C' È LA POSSIBILITÀ PER I PARLAMENTARI DI RESTARE IN PARLAMENTO OLTRE I 10 ANNI (O I DUE MANDATI) PREVISTI DALLO STATUTO. QUESTA È LA VERA POSTA IN GIOCO E LA VERA CAUSA DELLE SCHERMAGLIE DI QUESTI GIORNI. ECCO PERCHÉ SI È ARRIVATI AI FERRI CORTI CON ALESSANDRO DI BATTISTA E CASALEGGIO…

Marco Antonellis per Italia Oggi

 

luigi di maio a dimartedi'

Nemmeno la «vittoria» della linea governista rappresentata da Luigi di Maio mette fine al caos pentastellato. E presto a parlare potrebbero essere i tribunali.

 

La posta in gioco è altissima: si parla del blog delle Stelle e del simbolo stesso M5s. L' ultima polemica in ordine di tempo riguarda l' associazione Rousseau: «Il Blog delle Stelle (come riporta anche la privacy policy del Blog) è il blog ufficiale sia del Movimento 5 Stelle che dell' Associazione Rousseau.

 

Pertanto Davide Casaleggio è pienamente titolato a pubblicare i suoi articoli sul Blog», si leggeva in una nota che faceva seguito al lungo post con il quale Casaleggio Jr annunciava il suo addio se i 5 Stelle si fossero trasformati in partito.

casaleggio di maio

 

Ma la vera partita è un' altra, come spiega una «gola profonda»: «In ballo c' è la possibilità per i parlamentari di restare in Parlamento oltre i dieci anni (o i due mandati) previsti dallo statuto. Questa è la vera posta in gioco e la vera causa delle schermaglie di questi giorni.

 

Perché? Perché l' unico modo per ottenere questo risultato è togliere di mezzo il voto degli iscritti che avviene tramite Rousseau, voto che molto probabilmente boccerebbe in toto questo cambiamento 'epocale'.

 

Fico Di Battista Di Maio

Ecco perché i parlamentari vogliono sganciarsi a tutti i costi e nel più breve tempo possibile da Rousseau ed ecco perché si è arrivati ai ferri corti con Alessandro Di Battista e Casaleggio che di Rousseau sono i più strenui difensori; l' uno perché era appositamente rimasto in panchina per espletare il secondo mandato senza ritrovarsi di mezzo gli altri 'big' e l' alto per mantenere la presa sulla creatura del padre». Persino Beppe Grillo (spiegano fonti molto bene informate) starebbe lavorando con Casaleggio ad una possibile via d' uscita ma, al momento, nessuno riesce a trovare la 'quadra'.

 

LUIGI DI MAIO MEJO DI VANESSA INCONTRADA

Il garante viene descritto come molto dispiaciuto e amareggiato dalle vicende interne di questi giorni: sia per le liti sia da chi sta tentando di mettere in «minoranza» Casaleggio junior.

 

D' altra parte il 'padre fondatore' ha capito benissimo che la vera posta in gioco è la possibilità o meno di ricandidarsi per la terza volta in Parlamento togliendo di mezzo il vincolo del doppio mandato. Tanto che per tranquillizzare la situazione avrebbe fatto capire di non essere del tutto contrario all' ipotesi.

 

Magari trovando una qualche forma di deroga «una tantum» in nome della stabilità del Conte 2.

Intanto, dal Nazareno fanno sapere che «da oggi in poi si inizierà a discutere su Roma e sulle prossime amministrative. Fino ad ora sono stato impegnato su questa tornata di amministrative, che non mi sembra essere andate male. Non sono stato con le mani in mano, insomma.

Ora si penserà a Roma, Milano, Napoli, Torino e a tutte le altre città».

 

Nicola Zingaretti è stato sempre chiaro con i suoi: della prossima tornata amministrativa di primavera se ne sarebbe parlato solo da ottobre.

DAVIDE CASALEGGIO

 

Ora il momento è arrivato.

Come si muoverà il segretario del Pd? I suoi appelli al senso di responsabilità mosso nei confronti di David Sassoli ed Enrico Letta non hanno avuto successo. Attualmente Zingaretti si ritrova in mano quello che qualcuno ha già cominciato a chiamare «i sette nani», cioè una ridda di nomi di esponenti locali che, soprattutto per una questione di visibilità o magari per 'pesarsi' e tentare così di ottenere in futuro qualcos' altro (magari una candidatura in Parlamento) si stanno proponendo per il Campidoglio.

 

di battista

Carlo Calenda, dopo i disastri di Azione alle regionali, ha fiutato la pista buona, e visto che l' uscente dalle primarie dei «sette nani» non sarà un nome forte, punta a candidarsi contro il Pd per drenargli una parte dell' elettorato. Il rischio è che nè l' elettore di centrosinistra nè lo stesso Calenda arrivino al ballottaggio. Che sarebbe, a questo punto, Raggi contro il candidato della destra. Col rischio che a vincere sia proprio il candidato di Meloni e Salvini, visto l' assoluta repulsione che ormai l' elettorato dem capitolino ha nei confronti della Raggi.

ALESSANDRO DI BATTISTA COMMENTA LA SCONFITTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALLE REGIONALI

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