maurizio molinari giorgia meloni emiliano fittipaldi marco travaglio

POVERA GIORGIA MELONI, VA CAPITA: IN ASSENZA DI UN QUALSIASI PROGETTO POLITICO ED ECONOMICO PER IL PAESE, CON L’UE CHE LA METTE ALL’ANGOLO DOPO IL SUO NO A URSULA, HA UN DISPERATO BISOGNO DI UN NEMICO, E L’HA TROVATO NEI GIORNALISTI DI “REPUBBLICA”, “FATTO QUOTIDIANO” E “DOMANI”  – IL CDR DEL QUOTIDIANO DI ELKANN REPLICA ALL’ATTACCO DELLA DUCETTA DALLA CINA, FORSE ISPIRATA AL TRATTAMENTO RISERVATO DA XI JINPING AI MEDIA : “LE SUE CONSIDERAZIONI TRADISCONO LA SUA IDEA ILLIBERALE DEL GIORNALISMO” – TRAVAGLIO: “PENSO CHE LA LIBERTÀ DI STAMPA FOSSE PIÙ MINACCIATA AI TEMPI DI RENZI E DI DRAGHI, NON POSSO CREDERE CHE SIA INCORSA IN UNA GAFFE COSÌ” – FITTIPALDI: “VUOLE SCREDITARE CHI PROVA A FARE INFORMAZIONE LIBERA E HA SCELTO LA STRADA DEL COMPLOTTISMO, FREGANDOSENE ALTAMENTE DEL MONITO DI MATTARELLA…”

RELAZIONE UE, MELONI: 'GLI ACCENTI CRITICI NON SONO DELLA COMMISSIONE, MA DI PORTATORI DI INTERESSE COME REPUBBLICA, DOMANI, FATTO QUOTIDIANO'

 

 

 

MELONI, LETTERA NON CONTRO UE, RAPPORTI NON PEGGIORANO

giorgia meloni punto stampa in cina 1

(ANSA) -  "Non vedo ripercussioni negative per l'Italia, non ritengo che i rapporti con la Commissione europea stiano peggiorando. Io e la Commissione europea abbiamo discusso" del report sullo stato di diritto "e del resto la lettera che io ho inviato non è una risposta alla Commissione europea o a un momento di frizione con la Commissione europea, è una riflessione comune sulla strumentalizzazione che è stata fatta di un documento tecnico nel quale mi corre l'obbligo di ricordare che gli accenti critici non sono della Commissione Europea".

 

Così la presidente del Consiglio interpellata sui rapporti con Bruxelles nel corso di un punto con la stampa italiana a Pechino. Nel rapporto "la Commissione Europea riporta accenti critici di alcuni portatori di interesse, diciamo stakeholder: il Domani, il Fatto Quotidiano, Repubblica... Però la Commissione europea non è il mio diretto interlocutore, ma chi strumentalizza quel rapporto che tra l'altro non dice niente di particolarmente nuovo rispetto agli anni precedenti, anche questo varrebbe la pena di ricordare".

 

LE TRATTATIVE EUROPEE DI GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY LELE CORVI - IL GIORNALONE - LA STAMPA

La governance Rai, ha ribadito, "è definita da una legge del 2015 che ha fatto il governo Renzi" e "dicono che ci sono delle intimidazioni alla stampa perché ci sono degli esponenti politici che querelano per diffamazione alcuni giornalisti ma non mi pare che in Italia vi sia una regola che dice che se tu hai una tessera da giornalista, che ho anche io in tasca, puoi liberamente diffamare qualcuno e dire che gli esponenti politici se avviano una causa per diffamazione stanno facendo azioni di intimidazione, vuol dire non avere neanche rispetto dell'indipendenza dei giudici.

 

 Viene ad esempio preso in considerazione anche alcune querele che ho fatto io, le ho fatte quando ero all'opposizione, non quando ero al governo. Capisco il tentativo di strumentalizzare, cioè conosco il tentativo di cercare il soccorso esterno da parte di una sinistra in Italia che evidentemente è molto dispiaciuta di non poter utilizzare per esempio il servizio pubblico come fosse una sezione di partito, però su questo non posso aiutare proprio perché credo nella libertà di informazione e di stampa"

giorgia meloni punto stampa in cina 4

 

MELONI, UN’IDEA ILLIBERALE DEL GIORNALISMO

Comunicato del cdr di “Repubblica”

 

In modo tanto puerile quanto confuso, la Presidente del Consiglio continua ad evitare di rispondere nel merito delle osservazioni sollevate dal rapporto sullo Stato di diritto dalla Commissione europea, ritenendo più utile abbandonarsi a considerazioni sul ruolo di "Repubblica" e, più in generale di quella parte dell'informazione italiana non politicamente arruolata. Considerazioni che tradiscono la sua idea illiberale del giornalismo e del ruolo che il giornalismo ha in una democrazia compiuta. Confermando in questa maniera le obiezioni che il rapporto di Bruxelles le ha sollevato.

 

xi jinping giorgia meloni

Per Giorgia Meloni un giornale non è infatti un fondamentale strumento di controllo del potere necessario, attraverso la pubblicazione di notizie e opinioni, a mettere un cittadino nelle condizioni di compiere liberamente e consapevolmente le sue scelte, ma uno "stakeholder", un portatore di interessi.

 

Ebbene, consigliamo a Giorgia Meloni di dedicarsi a fare la Presidente del Consiglio, se ne è capace, cercando di non avventurarsi su terreni che evidentemente le risultano assai ostici. Quanto a Repubblica, si rassegni all’esistenza di un giornalismo di qualità, indipendente, e ricordi le parole del secolo scorso con cui un monumento del giornalismo americano, Walter Cronkite, ricordò a Richard Nixon la natura passeggera della vertigine che porta con sé il potere politico: "I presidenti passano, i giornalisti restano".

 

GIORGIA MELONI CON LA FIGLIA GINEVRA IN CINA

TRAVAGLIO A MELONI, 'RISPONDIAMO SOLO ALL'INTERESSE DEI LETTORI'

(ANSA) - "Sono felice che le istituzioni europee si preoccupino della libertà di informazione in Italia. Penso che la libertà di stampa fosse più minacciata ai tempi di Renzi e di Draghi, oltreché di Berlusconi. Infatti allora non ne parlava nessuno".

 

Lo dice il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio, rispondendo alle parole della premier Giorgia Meloni sulla libertà di stampa. "Quanto a Giorgia Meloni - aggiunge - non posso credere che sia incorsa in una gaffe così gigantesca, perché i giornali che ha elencato non sono citati nel rapporto della Commissione europea, ma nel Media Freedom Rapid Response, che è uno dei tanti consorzi europei. Siccome però dice che Il Fatto Quotidiano è portatore di interessi, lo confermo: l'unico interesse che portiamo è quello dei nostri lettori ad essere informati".

GIORGIA MELONI IN EUROPA - MEME BY IL GIORNALONE - LA STAMPA

 

PERCHÉ L’ATTACCO DI MELONI A DOMANI È PERICOLOSO PER TUTTI

Estratto dell’articolo di Emiliano Fittipaldi per www.editorialedomani.it

 

La decisione della premier Giorgia Meloni di ritirare la querela contro Domani ci aveva fatto sperare, appena qualche giorno fa, in un cambio di rotta […].  Speravamo che […] fosse […] un rinsavimento politico verso il necessario equilibrio che il potere deve avere […] nei confronti del giornalismo indipendente.

GIORGIA MELONI XI JINPING

 

Eravamo stati troppo ottimisti. Martedì la presidente in missione in Cina, davanti alle critiche dell’Unione europea e di associazioni indipendenti finanziate dall’Ue sulla disastrata situazione della stampa in Italia, ha attaccato di nuovo Domani, insieme al Fatto Quotidiano e Repubblica.

 

Il nostro giornale sarebbe infatti reo di aver di fatto «indirizzato» le critiche al governo delle destre rivolto dai due report. E lo avremmo fatto in quanto «portatori di interessi» specifici. Parole gravi, false e soprattutto pericolose. A cui sono seguiti a ruota articoli da parte dei giornali di destra e sedicenti fogli liberali, che hanno fatto una sorta di lista di proscrizione dei colleghi […] “colpevoli” di aver interloquito con gli osservatori di Media Freedom […]. […]

 

faccetta buffa meme by emiliano carli il giornalone la stampa

Meloni, invece di entrare nel merito della gestione della Rai e relative censure e propagande, invece di spiegare come mai inchieste e articoli vengono sistematicamente querelati da ministri e sottosegretari […], ha scelto la sua arma preferita: quella del vittimismo. Provando, per l’ennesima volta, a delegittimare chi continua a fare il proprio dovere e che non accetta l’appeasement che Palazzo Chigi […] si aspetta dal quarto potere.

 

Definire Domani e le altre due testate «portatori d’interesse» serve esattamente a questo: screditare chi prova a fare informazione libera, facendo credere alla pubblica opinione che le notizie su uno dei peggiori governi della nostra repubblica non siano frutto di attività autonoma, ma che la critica sia sottomessa a chissà quali interessi opachi. Certamente di parte.

 

GIORGIA MELONI XI JINPING

La cappa calata sui media nazionali è invece realtà evidente a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale. Ci si aspetterebbe da un capo di governo maggiore responsabilità di fronte alle critiche di Bruxelles, soprattutto dopo quanto accaduto con l’aggressione al cronista della Stampa Andrea Joly da parte di CasaPound e le demenziali parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha attaccato il comportamento del reporter massacrato dai fascisti.

 

Ahinoi Meloni ha scelto invece la strada del complottismo, fregandosene altamente anche del monito di Mattarella. Ai nostri lettori promettiamo solo una cosa: di continuare a fare il nostro lavoro. Perché è vero che siamo portatori di interesse. Ma di uno solo: il loro.

GIORGIA MELONI E MATTEOTTI - MEME BY IL GIORNALONE - LA STAMPAgiorgia meloni punto stampa in cina 2

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