john phillips

POVERO JOHN PHILLIPS: SI ERA FATTO NOMINARE AMBASCIATORE IN ITALIA (DOPO LAUTI CONTRIBUTI ALLA CAMPAGNA OBAMA) PERCHÉ AVEVA INVESTITO 10 MILIONI DI DOLLARI IN UN BORGO IN TOSCANA. UN RICCO AVVOCATO IN PENSIONE CHE AVEVA TROVATO UNA SCUSA PER GODERSI IL SUO BUEN RETIRO SENESE, ''GIOCARE A BOCCE E GUSTARE I VOSTRI DELIZIOSI PIATTI'' (PAROLE SUE). INVECE ORA SI TROVA INVISCHIATO NELL'OBAMAGATE E NEI TENTATIVI DI FAR FUORI TRUMP PRIMA ANCORA CHE ARRIVASSE ALLE ELEZIONI

 

 

RICORDIAMOCI TUTTI IL VIDEO DI PRESENTAZIONE DI JOHN PHILLIPS: LE SUE CREDENZIALI ERANO CHE AVEVA FATTO TANTE VACANZE IN ITALIA E GLI PIACEVA MANGIARE I TORTELLINI (FEATURING IL GATTO BUDETTI)

 

 

 

1. "IL CREMLINO HA TENTATO DI DESTABILIZZARE LA DEMOCRAZIA IN ITALIA"

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

«Sì, certo», conferma con forza l' ex ambasciatore americano a Roma John Phillips, quando gli chiedo se Mosca aveva un interesse specifico a destabilizzare la democrazia in Italia, durante le amministrazioni Obama e Renzi.

john phillips e il video di presentazione

Quindi aggiunge: «I russi sono terribili, quello che fanno con la loro macchina della propaganda. Quando ero ambasciatore passavo un sacco di tempo a cercare di corregge le informazioni false che mettevano in giro».

 

Il motivo della conversazione è che mercoledì si è aperta una nuova connessione tra l' Italia e il Russiagate. Il generale Flynn, primo consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, è stato al centro dell' inchiesta perché nel dicembre del 2016 aveva chiamato l' ambasciatore russo a Washington, Kislyak, per sconfessare le misure di Obama contro Mosca. Il presidente aveva espulso 35 diplomatici del Cremlino, come ritorsione per le interferenze elettorali nelle presidenziali. Flynn allora aveva contattato Kislyak per chiedergli di non reagire, perché quando Trump sarebbe entrato alla Casa Bianca avrebbe cambiato tutto. Siccome le telefonate di Kislyak erano sempre intercettate dall' intelligence, Obama era stato informato.

 

john phillips e il video di presentazione

Scagionato il generale Il nome del responsabile era stato omesso, perché i servizi non possono spiare i cittadini americani, ma il presidente e altri membri dell' amministrazione avevano chiesto di smascherarlo, per sapere chi era il traditore. Flynn poi è stato accusato di aver mentito all' Fbi sul contenuto di questa chiamata, e poco dopo l' insediamento di Trump si è dimesso, perché aveva mentito a riguardo anche al vice presidente Pence. In una prima fase ha ammesso la colpevolezza e collaborato col procuratore Mueller, ma poi ha cambiato idea e contestato l' incriminazione. Qualche giorno fa il segretario alla Giustizia Barr, dopo molte pressioni di Trump, è intervenuto per scagionare Flynn. Questa era una mossa politica che il presidente voleva per screditare l' intero Russiagate, che ha sempre dipinto come una trappola ordita dal «deep State» per abbatterlo.

 

john phillips e il video di presentazione

Mercoledì il direttore dell' intelligence Grenell, stretto alleato di Trump, ha rivelato chi aveva chiesto lo smascheramento. Lo ha fatto perché ci sono anche Obama e Biden, e così il presidente potrà accusarli in campagna elettorale di aver perseguitato Flynn, e di essere all' origine del Russiagate.

 

L' obiettivo dei russi Tra i membri dell' amministrazione che avevano domandato lo smascheramento, il 6 dicembre 2016, c' era anche Phillips. Il suo interesse poteva nascere da due fatti. Primo, quando Renzi era andato in visita di Stato da Obama nell' ottobre del 2016, aveva denunciato le interferenze russe nel referendum costituzionale, e Barack aveva chiesto al consigliere Rhodes di aiutare Roma ad indagare. Secondo, l' incontro in cui il professore maltese Mifsud aveva rivelato al consigliere di Trump Papadopoulos che Mosca aveva rubato le mail di Hillary Clinton era avvenuto alla Link Campus University di Roma.

 

john phillips e il video di presentazione

Ciò ha insospettito l' attuale segretario alla Giustizia Barr, che la scorsa estate è venuto due volte nella nostra capitale per indagare su cosa sapeva il governo Conte di queste vicende. Phillips ha risposto così: «Non ricordo, ma non ho chiesto io lo smascheramento. Peraltro è una pratica legale e abituale, che non poteva essere diretta contro Flynn, perché prima di conoscere l' identità secretata nessuno poteva sapere che fosse lui». Invece ricorda bene il colloquio tra Obama e Renzi: «Ero presente». E l' interesse dei russi a destabilizzare la democrazia italiana: «Sì, certo. Contrastare la loro propaganda era uno dei miei compiti principali. Sono terribili».

 

 

2. ORA L'OBAMAGATE IMBARAZZA RENZI COINVOLTO L'EX AMBASCIATORE SUO FAN

Stefano Graziosi per “la Verità”

 

John R Phillips ambasciatore USA in Italia

Il caso Russiagate torna a lambire l' Italia. Mercoledì, i senatori repubblicani hanno reso pubblico un elenco di alti funzionari dell' ex amministrazione Obama che avevano chiesto di svelare il nome del generale Mike Flynn nelle trascrizioni delle sue conversazioni con l' ambasciatore russo - intercettato - Sergej Kislyak. L' elenco era stato desecretato poche ore prima della diffusione dal Director of National Intelligence, Richard Grenell. «Sto fornendo un elenco rivisto di identità di tutti i funzionari che hanno presentato richieste alla Nsa in qualsiasi momento tra l' 8 novembre 2016 e il 31 gennaio 2017 per svelare l' identità dell' ex consigliere per la sicurezza nazionale, il generale Michael Flynn», ha scritto Grenell nella missiva di accompagnamento alla lista.

 

In particolare, si precisa che il documento include «un elenco dei destinatari che potrebbero aver ricevuto l' identità del generale Flynn in risposta a una richiesta elaborata tra l' 8 novembre 2016 e il 31 gennaio 2017».

 

note con la richiesta di obama contro flynn

Generalmente, se emergono nomi di cittadini americani mentre si sorvegliano degli stranieri, le loro identità vengano occultate a tutela della privacy: è comunque previsto che, in caso di valida motivazione, tali nomi possano essere svelati. Tuttavia il nodo oggi verte proprio su questo: quali erano le motivazioni che hanno spinto quelle richieste in riferimento all' identità di Flynn? Per i repubblicani, si sarebbe trattato di un modo per incastrarlo e colpire indirettamente Trump.

 

Del resto, l' importanza dell' elenco (contenente 39 nomi) risiede non soltanto nel fatto di includere alcune figure di assoluto rilievo (e spesso insolitamente "politiche"): come l' ex vicepresidente e attuale candidato alla nomination democratica, Joe Biden). Ma anche perché alcune di queste stesse figure hanno svolto un ruolo fondamentale nella costruzione del caso Russiagate: caso - ricordiamolo - conclusosi in una bolla di sapone lo scorso anno. Senza poi trascurare che tra costoro possa celarsi chi fece indebitamente trapelare al Washington Post la notizia -pubblicata il 12 gennaio 2017- delle conversazioni tra Flynn e Kislyak.

 

FLYNN TRUMP

E il nostro Paese che cosa c' entra? C' entra, perché nella lista compare anche l' inaspettato nome dell' allora ambasciatore americano in Italia, John Phillips, che ha inoltrato una richiesta di disvelamento il 6 dicembre del 2016. Una richiesta analoga, lo stesso giorno, fu avanzata anche dall' allora vice capo missione all' ambasciata di Roma, Kelly Degnan. Ricordiamo che Phillips è stato in carica nel nostro Paese dall' agosto 2013 al gennaio 2017, coprendo dunque quasi l' intero arco della presidenza Obama. Ora, non è dato sapere se il diplomatico abbia effettivamente visto le informazioni svelate. Resta però abbastanza strana la sua presenza all' interno di un simile documento.

 

donald trump alla casa bianca con sergei lavrov e sergei kislyak

Soprattutto alla luce del fatto che gli ambienti vicini a Trump hanno spesso sostenuto che, per fabbricare le prove dell' inchiesta Russiagate, l' amministrazione Obama si sarebbe appoggiata anche ad alcuni Stati esteri: Gran Bretagna, Ucraina, Australia e Italia.

 

Una tesi, questa, che è stata più volte avanzata - tra gli altri - dall' avvocato di Trump ed ex sindaco di New York, Rudy Giuliani. Non va del resto dimenticato che Phillips costituisse uno dei principali punti di raccordo tra l' amministrazione Obama e il governo di Matteo Renzi: l' ambasciatore e il presidente americano si schierarono per esempio fortemente in sostegno del referendum costituzionale, promosso nel 2016 dall' allora premier italiano. «Ha fatto un ottimo lavoro finora. È considerato con grande stima da Obama che ne apprezza la leadership», disse il diplomatico.

il new yorker su jeff sessions e sergey kislyak

 

È senz' altro vero che Renzi ha negato in passato ogni coinvolgimento nel Russiagate e che gli stessi critici di Trump hanno sovente affermato che non vi siano prove di un piano ordito da Barack Obama ai danni del proprio successore.

 

Vanno tuttavia sottolineati alcuni fattori. In primis, i documenti recentemente diffusi dalla Camera dei Rappresentanti hanno mostrato che gli alti funzionari dell' amministrazione Obama non avessero «prove empiriche» a sostegno della tesi di una collusione tra Trump e i russi, evidenziando inoltre che il Dipartimento di Giustizia -a cui l' Fbi dovrebbe teoricamente rispondere- fosse stato coinvolto nel caso Flynn soltanto a cose fatte. Entrambi gli elementi gettano una luce quantomeno sinistra sull' operato di Obama: un Obama che, oltre ad aggirare il Dipartimento di Giustizia, non si capisce su quali basi abbia ammesso l' indagine.

 

In secondo luogo, la presenza di Phillips in quella lista associa nuovamente l' Italia al Russiagate: anche perché l' ambasciatore compare a fianco dei principali artefici dell' inchiesta (James Clapper, James Comey e John Brennan). Alcuni senatori repubblicani, tra cui Ron Johnson, hanno detto mercoledì di voler chiamare a testimoniare i personaggi inclusi nell' elenco. Chissà se verrà ascoltato anche Phillips. E chissà se, in caso, non avrà informazioni interessanti. Magari anche sul destino di Joseph Mifsud.

george papadopoulos simona mangianteJOSEPH MIFSUD 1OBAMA RENZIRENZI OBAMAMATTEO RENZI IN VISITA DA OBAMA PER FARSI SPONSORIZZARE IL REFERENDUM

 

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?