matteo renzi buco nero

POVERO RENZI, COME S'OFFRE - ''NON ASPIRO ALLA COMMISSIONE EUROPEA''. MA PERCHÉ, C'È QUALCUNO NEL GOVERNO CHE GLIEL'HA PROPOSTA? PARE D'ALEMA QUANDO VENIVA PRESO IN GIRO DA RENZI PERCHE' VOLEVA UN POSTO A BRUXELLES - POI IL SOLITO RITORNELLO INSINCERO: ''SONO SOLO UN CITTADINO FIORENTINO, ITALIANO ED EUROPEO CHE COMBATTE PER L'EUROPA''. TANTO LA GUERRA NEL PD LA LASCIA A GIACHETTI, ANZALDI E NOBILI CHE PICCHIANO ZINGARETTI (E GENTILONI…)

Francesca Schianchi per ''La Stampa''

 

MATTEO RENZI MARINE LE PEN

«Io candidato a qualcosa in Europa? Io sono un cittadino fiorentino, italiano ed europeo e combatto con tutte le mie energie la battaglia per l' Europa senza essere candidato». Passeggia davanti al piccolo comitato elettorale di Dario Nardella, l' ex segretario dem Matteo Renzi. Camminando su e giù davanti alle vetrine arancioni che rilanciano a caratteri cubitali lo slogan «Firenze è la città che siamo» conversa con una radio transalpina.

 

È con loro, con Rtl France, che nega di avere velleità nella nuova commissione e consegna i primi commenti di queste elezioni, dopo averne discusso solo in privato coi suoi, al telefono e qui al primo piano di questo comitato che trabocca di entusiasmo (il suo delfino alla guida della città viene confermato sindaco al primo turno, per propria ammissione «oltre ogni più rosea aspettativa»).

Matteo Renzi e Massimo D Alema

 

«Salvini ha chiaramente vinto, vedremo cosa saprà fare. Dal punto di vista amministrativo però se qualcuno aspettava una risposta chiara e forte alla Lega, beh questa risposta arriva da città come Firenze», poche parole per compiacersi della performance dei "suoi" sindaci. Nardella, appunto, ma anche Giorgio Gori a Bergamo, Antonio Decaro a Bari. Quelli di cui più si era preoccupato in questa campagna elettorale: «Sto seguendo soprattutto quelli a cui avevo chiesto io qualche anno fa di dimettersi da parlamentari per candidarsi», come appunto Decaro e Nardella, ricordava con alcuni amici a pochi giorni dalle urne.

 

RENZI ZINGARETTI

E a loro attribuisce la miglior risposta alla Lega: guarda caso, a vittorie di segno renziano. Perché per il resto, all' indomani del voto delle Europee, quello che evita accuratamente di commentare è il risultato del suo partito, del Pd. Di quel 22,7 per cento accolto come una ripartenza dai vertici attuali, dopo il suo striminzito 18,7 delle politiche; di quell' agognato sorpasso agognato sui Cinque stelle. Un silenzio eloquente, però, perché altri parlano per lui. Sono i suoi luogotenenti più fedeli a dire quello che lui pensa ma non vuole ancora dire.

 

Che quei voti, quei sei milioni, sono gli stessi, anzi centomila in meno, che aveva preso lui nel 2018, come scrive Roberto Giachetti su Facebook, e alla sensata obiezione che però l' affluenza delle Europee è più bassa, si risponde, come fa Luciano Nobili, che «tradizionalmente l' affluenza bassa non penalizza noi, e forse mettendo tutto insieme inclusi Calenda che alle politiche stava con PiuEuropa e una parte di Leu, ci si aspettava di meglio». O, ancora, che i renziani sono messi da parte: cerca di sottolinearlo Michele Anzaldi, postando la foto scattata al Nazareno cinque anni fa con dirigenti di tutte le correnti, e quella diffusa ieri, con Zingaretti e Gentiloni, «c' è solo il vertice».

 

RENZI GIACHETTI

Nelle ultime settimane, l' ex premier si era convinto che sarebbe andata bene per il Pd.

«Sarà un voto per chi vuole un' alternativa al governo, è naturale quando sei all' opposizione - spiegava ai suoi accorsi a salutarlo al Tempio di Adriano, in campagna elettorale - e poi c' è il dato dell' affluenza, che alle Europee è sempre più bassa». La percentuale raggiunta è più o meno quello che si aspettava. Il punto, ora, è come andare avanti. «Ci vuole una seria riflessione su cosa deve fare il Pd», dice Giachetti.

 

gentiloni renzi

Il 15 e 16 giugno, l' associazione nata dalla sua mozione si riunirà ad Assisi. Il 5 e 7 luglio, sarà la corrente dei renziani Lotti e Guerini a riunirsi a Montecatini Terme. Renzi è ovunque invitato, ma non parteciperà. Per ora, si tiene lontano da iniziative di corrente, professa lealtà, non attacca il segretario. Ma della necessità di un nuovo centrosinistra ha già parlato, e il suo attivismo di fine campagna elettorale ha portato molti a interrogarsi sui suoi progetti. L' idea di un suo partito di centro capace di allearsi al Pd non è mai stata del tutto scartata, tanto più che persino qualcuno vicino a Zingaretti gli ha fatto riservatamente sapere di non vedere con sfavore l' ipotesi. Ma, se sarà, sarà «prima delle politiche», come lui stesso ha detto, non adesso. Per ora resta a guardare. E applaude (solo) alle vittorie targate Renzi.

michele anzaldi sandro gozi graziano delrioRenzi e Gentiloni

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…