renzi di maio

PRENDETE IL PALLOTTOLIERE - LA SCISSIONE DI RENZI E' PRONTA MA I NUMERI NON BASTEREBBERO PER UN GOVERNO DI TRANSIZIONE CON DI MAIO - PER RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA SERVIREBBE IL SOSTEGNO DI UNA PARTE DEL GRUPPO MISTO E DI FORZA ITALIA (CON LA CARFAGNA E LA BENEDIZIONE DI GIANNI LETTA) - TRA URNE E GOVERNICCHIO, LA TERZA VIA POTREBBE ESSERE QUELLA INDICATA DA GOFFREDO BETTINI E CIOE' UN...

Annalisa Cuzzocrea e Lavinia Rivara per “la Repubblica”

LUIGI DI MAIO MATTEO RENZI

 

Matteo Renzi ha deciso di sciogliere gli ormeggi e ha detto ai suoi di tenersi pronti perché la scissione sembra ormai una questione di giorni. L' ex premier si prepara a far nascere nuovi gruppi parlamentari, che si chiameranno "Azione civile", portando via da quelli del Pd i suoi fedelissimi. Poi, se si andrà ad elezioni, nascerà un vero e proprio partito, con una sua lista pronta a lanciarsi nell' agone elettorale.

 

I tempi? Potrebbe accadere tutto nei giorni del dibattito al Senato sul governo Conte. Ieri sera l'ex premier è apparso a quelli che gli hanno parlato più che mai deciso a tagliarsi i ponti dietro le spalle: «La misura è colma, non possiamo più restare in un partito dove tutti i giorni ci attaccano».

SALVINI - DI MAIO - BERLUSCONI - RENZI

 

Ma dice di volere una separazione consensuale, ipotizzando di portarsi via dai gruppi del Pd più o meno la metà dei parlamentari. Che vorrebbe dire circa 25 al Senato e più di 50 alla Camera. Anche se Nicola Zingaretti è convinto che a palazzo Madama alla fine lo seguiranno non più di una ventina. E poi bisogna fare i conti con il nuovo regolamento del Senato che impedisce la nascita di altri gruppi se non corrispondono a partiti che si siano presentati alle elezioni.

 

zingaretti di maio

La crisi di governo dei gialloverdi dunque fa esplodere il Partito democratico, portando alle estreme conseguenze il braccio di ferro infinito di questi mesi. L'ultima drammatica lacerazione di una sinistra che sembra solo sapersi dividere. Alla faccia di tutti gli appelli all' unità che pure nella giornata di ieri si sono sprecati. Anche se molti, a partire da Zingaretti, davano ormai per scontata la rottura pur non conoscendone i tempi. Paradossalmente la resa dei conti non avverrà perché il segretario vuole dialogare con i 5Stelle ma, al contrario, perché vogliono farlo i renziani dopo aver osteggiato per oltre un anno ogni ipotesi di avvicinamento.

 

CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO

È difficile però che bastino i gruppi renziani a fare da levatrice ad un governo di transizione con Di Maio. Anche ammesso che i 5Stelle accettino una alleanza con quello che fino a ieri erano uno dei loro più acerrimi nemici (ed è tutt' altro che scontato), per raggiungere la maggioranza servirebbero altri soccorsi. Ci vorrebbe anche il sostegno di una parte del misto, tra autonomisti ed ex grillini, e di Forza Italia o almeno di una sua parte consistente. Non che non ci si stia provando. Secondo la maggioranza zingarettiana i renziani avrebbe già avviato i colloqui con forzisti del Senato. Con quali esiti non è dato sapere per il momento.

 

dario franceschini

Ma gli scenari potrebbero anche cambiare. L'alternativa non è solo tra le urne subito, tutt'ora la via maestra secondo Zingaretti, e quello che lo stesso segretario chiama "l'accordicchio", cioè il governo di transizione con i pentastellati lanciato da Renzi, che duri pochi mesi, faccia la manovra (evitando l'aumento dell' Iva) e il taglio dei parlamentari, per poi traghettare il Paese al voto. Che certo darebbe ai renziani un tempo adeguato a lanciare il nuovo partito, ma che potrebbe vedere un Pd penalizzato poi alle elezioni per aver sostenuto una manovra lacrime e sangue con gli ex alleati della Lega, come paventa Pierluigi Castagnetti.

 

goffredo bettini (2)

La terza via potrebbe essere quella indicata ieri da Goffredo Bettini, uno dei consiglieri più ascoltati dal segretario, caldeggiata anche da Dario Franceschini e da chi, nella maggioranza zingarettiana, e anche nel sindacato e tra i padri nobili, è convinto che bisogna fare di tutto per non lasciare il Paese nelle mani di una destra autoritaria che reclama i "pieni poteri".

 

matteo orfini

Si tratta di un "governo di legislatura", che non vede ostili neanche Graziano Delrio e Matteo Orfini, che duri circa tre anni, almeno fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica nel 2022. Perché il pericolo da scongiurare, per i fautori di questa operazione, è proprio quello di lasciare gestire quella scelta a una destra antidemocratica. Bettini, nell'intervento pubblicato ieri sull'Huffington Post, ipotizza una "operazione limpida", che dovrebbe verificare «se i 5Stelle sono in grado di cambiare radicalmente il gruppo dirigente che ha fallito, di abbandonare i temi più demagogici ed eversivi, di concordare un programma di ferro per la rinascita del Paese».

roberto morassut

 

Insomma un vero governo Pd-5Stelle, che presuppone un passo indietro di Di Maio (e magari uno avanti di Roberto Fico), con poche priorità programmatiche decise insieme (e non è detto che potrebbe esserci il taglio dei parlamentari così come previsto ora dalla riforma grillina), che di certo dovrebbe abolire i decreti sicurezza di Salvini e la sue politiche xenofobe. E il premier? Potrebbe essere «una figura di grande autorevolezza democratica, nazionale e internazionale» scrive Bettini. I nomi già circolano, tra tutti quello di Raffaele Cantone, l'ex presidente dell' Anticorruzione. Ma sono giochi davvero prematuri, anche se i contatti con i grillini sono in corso.

 

Zingaretti per ora si tiene a distanza di sicurezza da questo scenario, perché sa che la via è strettissima e le trappole disseminate sul suo cammino molte. Ribadisce che la linea è quella decisa dalla direzione due settimane fa: niente accordi con i pentastellati. Ma non chiude del tutto.

 

RENZI ZINGARETTI

Lascia che ne parli un suo fedelissimo come Roberto Morassut e ieri sera lui stesso al Tg1, messo di fronte all' ipotesi di un governo di legislatura si è limitato a rispondere così: «Questo è nelle prerogative del presidente della Repubblica che per fortuna abbiamo, è saggio, e sa tenere in mano benissimo le leve della crisi». E non sarà un caso se ieri il messaggio su cui i 5Stelle più insistevano suonava del tutto identico: «Ci affidiamo al presidente della Repubblica». E Renzi? L'ex premier è perfettamente consapevole che questo tentativo è in atto. E, con i suoi gruppi di "Azione civile", sarebbe pronto a convergere.

Ultimi Dagoreport

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…