IL PRIMO SCIVOLONE DEL “METODO DRAGHI” - LA CEO DI MICROSOFT, SILVIA CANDIANI, SCARICATA SUI BINARI (MORTI) DELLE FERROVIE PER UN PALESE CONFLITTO D’INTERESSI - PIÙ CHE UN PASSO FALSO DI DRAGHI, SI È TRATTATO DI UN DERAGLIAMENTO DEL MEF (RIVERA). IL CHE RIVELA IL DECADIMENTO DELLA CLASSE DIRIGENTE DELLO STATO, QUELL’ALTA BUROCRAZIA CHE SPESSO NON E' ALL’ALTEZZA DELLE PROPRIE MANSIONI - GIÀ, IL PAESE NON E’ UNA GRANDE AZIENDA: VEDI I GUAI EMERSI NELLA SANITA NELL’EMERGENZA PANDEMIA

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SILVIA CANDIANI SILVIA CANDIANI

DAGONOTA

Oddio una scivolata ci può anche stare nello scalare una montagna di 500 nomine di aziende statali e attraversare la foresta pietrificata della nostra burocrazia anche per un grimpeur abile e navigato come Mario Draghi.

 

Più che un passo falso (il premier non ha tempo per occuparsi dei cda delle partecipate), in realtà si è trattato di un deragliamento del capo dipartimento del Mef, Alessandro Rivera, e dei “cacciatori di teste” che sono pagati profumatamente dallo Stato per vagliare le candidature.

 

Giavazzi Draghi Giavazzi Draghi

E così Sivia Candiani, ceo di Microsoft, alla prima fermata del consiglio d’amministrazione delle Ferrovie è stata costretta a scendere dal board perché in potenziale conflitto d’interesse tra i due incarichi. Com’è potuto accadere tutto ciò?

 

CARLO DEODATO CARLO DEODATO

A chiederselo, timidamente, c’è stato solo qualche politico che ha visto il treno degli incarichi uscire dai binari, dopo che sulle nomine il premier aveva garantito meritocrazia e trasparenza. E soltanto l’occhio vigile del professor Francesco Giavazzi è riuscito a mettere una “pezza” allo strappo sull’abito regale degli incarichi pubblici. (Oltre a Giavazzi, la fiducia totale di Draghi premia Carlo Deodato: tutto passa per il capo dipartimento del legislativo di Palazzo Chigi).

ALESSANDRO RIVERA ALESSANDRO RIVERA

 

Il che rivela che anche il sub-governo dei tecnici e consulenti di Draghi si ritrova a fare i conti con il decadimento della classe dirigente dello Stato, quell’alta burocrazia (capi di gabinetto) e con le seconda fila ministeriali che spesso non sono all’altezza delle proprie mansioni dopo che negli ultimi vent’anni è stata decapitata un’intera generazione di grand commis. Vi metterà rimedio, con assunzioni a pioggia, il ministro Brunetta che sta per varare la riforma della pubblica amministrazione?

 

MARIO draghi E RENATO BRUNETTA MARIO draghi E RENATO BRUNETTA

Ben prima, però, del passo falso della Candiani, sul “Venerdi” della Repubblica Filippo Ceccarelli - una delle poche voci a chiedere conto sulla prassi Draghi e sugli ostacoli burocratici a cui andava incontro -, era stato addirittura preveggente anche sul ruolo degli head hunter anglosassoni nel nostro Belpaese.

 

burocrazia italiana burocrazia italiana

“Il sospetto è che la variante italiana della caccia alle teste finisca un po’ per riflettere un certo spirito di adattamento o arrangiamento creativo riguardo a quelli che s’immaginano le necessità e i gusti del potere dei migliori”, rilevava Ceccarelli. Per aggiungere con il pensiero rivolto alle scelte di metà luglio per la Rai: “La dove fin troppo bene si sanno le magagne dei partiti, molto meno le storture della tecnocrazia che oltre al silenzio privilegia il valore dei capitali, i circuiti di relazione, la fredda angolarità dei numeri e dei bilanci da far quadrare”.

MARIO DRAGHI LOTTA CONTRO LA BUROCRAZIA MARIO DRAGHI LOTTA CONTRO LA BUROCRAZIA

 

Con un termine ostico “tassonomia”, pure Dario Di Vico sull’inserto economico del “Corriere” tenta di spiegare i criteri che stanno a valle del monte delle nomine. Nel nostro caso il termine sembra essere utilizzato per classificare delle procedure e delle regole in un determinato ambito scientifico anche attraverso algoritmi così da sottrarre le scelte ai partiti. Forse all’autore, sfugge un particolare: in antropologia fisica le teorie tassinomiche sono state usate per arrivare a una classificazione delle razze umane ottenuta tramite misurazioni craniometriche.

 

I TEMPI DELLE PROCEDURE I TEMPI DELLE PROCEDURE

E per stare al gioco delle teste (cacciatori) e delle specie (i migliori), sarebbe curioso capire quanto è grande, e a chi appartiene, la “capoccia” della persona che ha suggerito Silvia Candiani consigliera “tarocca” delle Ferrovie.

 

Del resto il premio Nobel Paul Krugman sostiene che un paese non è una grande azienda da affidare, senza rischi, ai manager poiché, osserva: “L’analisi economica è molto diversa da quella che assicura il successo nel business”.

 

Ma anche sull’”ideologia del merito e delle competenze” la prudenza sarebbe d’obbligo dopo quanto è accaduto nella gestione della pandemia che ha seminato morti e feriti anche tra i soloni della virologia, tra i manager sanitari e dell’informatica. E poi come si misura l’efficienza che oggi è basata soprattutto sull’autoreferenzialità? Ah saperlo…

 

Italia Crac Italia Crac

All’inizio degli anni Novanta anche in Italia c’è stata la trasformazione delle Unità sanitarie locali in aziende. Ma i risultati di questa rivoluzione, mai valutati seriamente dalle Regioni o dal governo centrale, hanno mostrato crepe e falle nell’emergenza Covid su cui riflettere seriamente. Già, al metodo Draghi forse manca un tassello fondamentale, l’ultimo: la cultura del risultato.   

 

 

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politica

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