belloni di maio gabrielli

E QUI VIENE IL BELLO, ANZI BELLONI - C’È UN ALTRO ELEMENTO DI “CONFUSIONE“ ISTITUZIONALE (OLTRE QUELLA OVVIA DI UN RESPONSABILE DEI SERVIZI CHE ENTRA IN CORSA PER LA MASSIMA CARICA POLITICA DEL SUO PAESE). LA RESPONSABILE DEL DIS È UN DIRIGENTE GENERALE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI E IN QUANTO TALE NON PUÒ FARE DICHIARAZIONI (NÉ AVERE INCONTRI POLITICI) SENZA L’AUTORIZZAZIONE DI GABRIELLI. PER “IL FATTO” RISULTA CHE È STATA AUTORIZZATA. PER IL CORRIERE “LA CIRCOLARE EMESSA ALL'EPOCA DA GABRIELLI PER FERMARE LE RELAZIONI POLITICHE PERSONALI DEI DIPENDENTI NON VALE PER IL VERTICE DEL DIPARTIMENTO” - LA PAROLA AL COPASIR...

ELISABETTA BELLONI FRANCO GABRIELLI

DAGONOTA

Sulla questione Belloni c’è un altro elemento di “confusione“ istituzionale (oltre quella ovvia di un responsabile dei Servizi che entra in corsa per la massima carica politica del suo Paese). L’Ambasciatrice è ad oggi, come responsabile del Dis, un dirigente generale della presidenza del Consiglio dei Ministri e in quanto tale non può fare dichiarazioni (né avere incontri politici, in realtà) senza l’autorizzazione del suo immediato superiore. Nell’ordine, il Segretario Generale Roberto Chieppa e il Sottosegretario per la Sicurezza e autorità delegata ai Servizi Segreti, Franco Gabrielli.

 

LUIGI DI MAIO E ELISABETTA BELLONI A PRANZO

L’autorizzazione non risulta da nessun atto ufficiale; gliel’ha data a voce? No, afferma il “Fatto”, in un articolo firmato Alessandro Mantovani e Valeria Pacelli: “Che i due si incontrino è normale. E del pranzo, risulta al “Fatto”, era stata informata anche l’autorità delegata per la sicurezza, il sottosegretario Franco Gabrielli”. E sull’incontro nel pomeriggio di ieri con Gabrielli, aggiungono: “riunione già programmata su questioni internazionali con Belloni e il direttore dell’Aise, il generale Giuseppe Caravelli”.

elisabetta belloni 1

 

Bene, quindi la dottoressa Belloni è in possesso dell’autorizzazione del suo superiore. Perché Bianconi sul Corriere “la circolare emessa all'epoca da Gabrielli per fermare le relazioni politiche personali dei dipendenti non vale per il vertice del Dipartimento” (vedi articolo a seguire).

 

Comunque nella veemente smentita di ieri a Dagospia (“Tutto falso”), Gabrielli non accenna ad alcuna autorizzazione concessa per l’incontro Belloni-Di Maio ma si limita ad esprimere “piena fiducia verso una servitrice dello Stato”.

 

E certezza assoluta non si è in grado di averla né ora né mai (atti riservati dei servizi) a meno che non lo chieda il Copasir. Queste sono le regole.

 

1 - PRANZO CON IL MINISTRO M5S, SCONTRO TRA PARTITI SU BELLONI E GABRIELLI LA DIFENDE: «HA LA MIA PIENA FIDUCIA»

elisabetta belloni adolfo urso copasir 1

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

L'inedito coinvolgimento nella corsa per il Quirinale del vertice dei Servizi segreti, con la candidatura per una sera della responsabile del Dipartimento per l'informazione e la sicurezza Elisabetta Belloni, non ha smesso di provocare conseguenze. Non sul piano istituzionale bensì su quello politico, ma quando la politica gioca con gli apparati non è un bel segnale per nessuno.

 

BELLONI SORRIDE A DI MAIO

Che Belloni sia rimasta incastrata nella disputa tra i partiti, prima come candidata bruciata in poche ore e poi come vessillo esibito o conteso, è sotto gli occhi di tutti. In primo luogo del presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha confermato il suo sostegno alla direttrice del Dis. E il sottosegretario ai Servizi Franco Gabrielli, a fronte di indiscrezioni che lo volevano irritato e pronto a discutere col premier le dimissioni di Belloni, ieri sera è uscito allo scoperto: «È tutto falso, il direttore del Dis gode della mia piena fiducia».

 

renzi belloni

Gabrielli è l'autorità delegata da Draghi sui temi della sicurezza, e invita tutti a un maggiore rispetto verso una servitrice dello Stato di straordinaria capacità ed alla sua delicata funzione». Consapevole o timoroso che le zuffe intorno al nome della direttrice non siano finite. I luogotenenti di Italia viva, il partito di Matteo Renzi che prima e con più forza di altri ha segnalato l'inopportunità che il capo degli agenti segreti diventasse dalla sera alla mattina presidente della Repubblica, insistono ora sul sequel del pranzo - fotografato e pubblicizzato da Luigi Di Maio - tra Belloni e il ministro degli Esteri.

 

marco mancini e matteo renzi

Ieri è stato il deputato Michele Anzaldi a polemizzare: «Il divieto di incontri tra agenti dei Servizi e politici vale solo negli autogrill?», ha chiesto polemicamente ricordando il polverone sollevato dal summit in autostrada tra il suo leader Renzi e l'ex funzionario del Dis Marco Mancini, poi pensionato in anticipo.

 

È però evidente che la circolare emessa all'epoca da Gabrielli per fermare le relazioni politiche personali dei dipendenti non vale per il vertice del Dipartimento, tanto meno se a colloquio con un esponente del governo che fa parte del Comitato ministeriale per la sicurezza.

 

report incontro mancini renzi 1

Ma Anzaldi pone un'altra domanda, meno peregrina: «È normale che la pagina Facebook di un politico diventi lo strumento per diffondere presunte dichiarazioni del direttore dei Servizi a favore di quel politico?». Il problema, in questo caso, riguarda più Di Maio che Belloni. È stato lui ad annunciare che nel pranzo immortalato la direttrice avrebbe ribadito l'amicizia «sempre più solida» verso una persona «sempre leale».

 

giuseppe conte gennaro vecchione

Difficile pretendere una smentita dell'interessata a simile affermazioni, senza innescare ulteriori incidenti. Del resto il ministro ha voluto pubblicizzare l'incontro per ribadire l'obiettivo del suo stop ai capi-partito che la sera di venerdì 28 gennaio avevano incoronato Belloni in diretta tv come prima donna presidente della Repubblica: non danneggiarla bensì preservarla da una molto probabile bocciatura in Parlamento. Di Maio si sarebbe mosso per fermare una manovra, insomma.

 

conte di maio

Alla quale per Belloni era quasi impossibile sottrarsi, visto che tutti alludevano a lei ma nessuno dei presunti sponsor aveva fatto esplicitamente il suo nome: un particolare che le avrebbe impedito, se pure avesse voluto, di chiamarsi fuori dalla corsa. Così è intervenuto Di Maio, dopo l'allarme di Renzi e insieme alla retromarcia del Pd. Solo che poi, oltre a chiarire i suoi rapporti con Belloni, ha pensato bene di brandirne il nome nella guerra interna ai Cinque Stelle contro Beppe Grillo e Giuseppe Conte.

 

Cioè due tra i promotori della candidatura della discordia, sebbene l'ex premier non mancò di protestare con Draghi quando quest' ultimo scelse Belloni per sostituire alla guida del Dis il generale Gennaro Vecchione, designato a suo tempo da Conte. Un cortocircuito tutto interno ai partiti che però può provocare effetti negativi sul comparto dell'informazione per la sicurezza, mettendo il difficoltà il suo vertice tecnico.

 

elisabetta belloni in audizione al copasir 1

Se i rapporti con il premier e l'autorità politica delegata non si sono incrinati, tirarla da una parte e dall'altra dello schieramento politico (o addirittura delle fazioni interne agli stessi partiti) significa rischiare di appannarne l'immagine fori e dentro l'apparato. Non a caso, sempre ieri, l'annuncio della doppia audizione di Di Maio e Belloni per la prossima settimana al Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui Servizi, è stato subito messo in relazione al «caso Quirinale», sebbene fosse programmato da tempo e su altri temi.

 

Tuttavia nulla impedisce che i parlamentari chiedano chiarimenti anche sui fatti dello scorso fine settimana. Per un organismo di controllo potrebbe essere l'occasione di dissipare le ombre residue (vere o presunte) e stemperare le tensioni; oppure di alimentarle ulteriormente, con ricadute imprevedibili.

 

 

2 - GIGGINO E LADY 007 VANNO A RAPPORTO

Francesco Bonazzi per “La Verità”

 

elisabetta belloni adolfo urso copasir 1

Dacci oggi il nostro giallo quotidiano. Anzi due. Forse tre. Nella telenovela Conte-Di Maio irrompe anche il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, che ieri ha comunicato le prossime audizioni del ministro degli Esteri e di Elisabetta Belloni, capo del Dis e mancata inquilina del Quirinale.

 

Dal Copasir giurano che è una casualità, ma il giorno prima la Belloni s' era concessa un pranzo con il caro Giggino, finito in salamelecchi e photo opportunity non proprio da barbe finte. Nebbia fitta anche sul significato di un post di Beppe Grillo in versione Elevato, che interviene con un richiamo all'unità nella battaglia tra i figli Conte e Di Maio. Dopo ore di esegesi da parte delle varie fazioni, sembra di capire che l'ex comico genovese prenda ancora le parti di Giuseppi. Per ora.

LA CANDIDATA DONNA DI DRAGHI

 

Secondo Dagospia sarebbe poi esplosa l'ira di Franco Gabrielli, sottosegretario alla Sicurezza con delega ai servizi segreti: il colloquio con la Belloni, convocata, viene definito, con un eufemismo diplomatico, «teso». Tanto da non escludere le dimissioni di Lady 007 - scrive Dago - entro questo fine settimana quando è in agenda una riunione Draghi-Gabrielli. «Tutto falso», dice Gabrielli all'Ansa, «il direttore del Dis, Elisabetta Belloni , gode della mia piena fiducia».

 

Ieri, La Verità aveva dato conto dell'improbabile colazione d'affetti tra la diplomatica di lungo corso e il giovane ministro degli Esteri grillino. Non s' era mai visto che il capo dei servizi segreti esibisse un pranzo con un leader politico, con tanto di foto non proprio rubate e di reciproci complimenti e attestati di stima. Il tutto nel pieno di uno scontro senza precedenti tra lo stesso Di Maio e l'ex premier avvocato, fresco di perquisizione della Guardia di finanza per i suoi incarichi legali.

 

ELISABETTA BELLONI LUIGI DI MAIO

Ce n'era abbastanza per una bella convocazione di ministro e capo dei servizi al Copasir per «chiarimenti», vista la scarsa opportunità istituzionale del fiero pranzo, e la convocazione è arrivata. Solo che era già prevista, pare. Il comitato presieduto da Adolfo Urso ha ripreso l'attività dopo la sospensione per le votazioni quirinalizie e ha annunciato l'audizione di Di Maio sulla crisi ucraina e quella della Belloni. Si terranno tra martedì e mercoledì e pare che fossero concordate da tempo. Lo sostiene anche il membro Elio Vito (Forza Italia), che parla di «casualità» e basta.

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO