alessandro di battista

"NEL 2018 IL M5S HA VINTO LE ELEZIONI ANCHE GRAZIE A ME. POI HO VISTO UNA SISTEMATICA OMOLOGAZIONE DEL MOVIMENTO" - ALESSANDRO DI BATTISTA CONTINUA A BERSAGLIARE IL M5S E NEL MIRINO C'E' SOPRATTUTTO DI MAIO: "LE PERSONE ENTRANO NEI PALAZZI, DOVE SI VIVE LONTANI DALLA REALTÀ PER QUESTIONI ECONOMICHE E DI STATUS SYMBOL - MI PIACEREBBE CHE DRAGHI FOSSE CANDIDATO DA TUTTI I LEADER AL QUIRINALE E POI TROMBATO NEL SEGRETO DELL'URNA - UN MIO PARTITO? NO, SENNÒ SI FA LA FINE DI CALENDA" - L'ATTACCO ALLA BASE M5S: "IL PROBLEMA È STATO CHE UNA PARTE DEGLI ISCRITTI SI È COMPORTATA DA TIFOSO, AVALLANDO CERTE DEBOLEZZE"

Francesco Olivo per "la Stampa"

ALESSANDRO DI BATTISTA ATTOVAGLIATO IN BOLIVIA

 

Le «parole guerriere» che i cinque stelle gridavano in piazza San Giovanni ormai le pronuncia solo lui: «Ve le ricordate? Oggi sono tutti liberali e moderati». Alessandro Di Battista parte in motorino per i lotti della Garbatella, e nel tragitto si pone il dilemma: sparare a zero o no? Alle prime curve il dubbio è risolto: si spara. La delusione verso i suoi ex compagni di strada, «omologati» è esplicita, l'addio che ancora brucia, si spiega presto: «Ero contrario a cambiare la regola dei due mandati a differenza di altri ai quali conveniva».

 

È una domenica vulcanica quella che «uno degli ex leader» (come si autodefinisce) del M5S trascorre in un teatro romano. Ma per Di Battista, alla vigilia di un tour nazionale, sono giorni di dubbi: «Non so cosa farò. Gianroberto Casaleggio ci ha messo quattro anni per fondare il Movimento, io non ho fretta». Quello che tiene a precisare è la coerenza con i valori di sempre, pur con qualche differenza, «sono maturato, nel 2013 credevo che l'onestà fosse la qualità principale per un politico. Oggi, credo che quello sia un prerequisito, ma la caratteristica deve essere il coraggio».

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Chi vuole intendere, intenda. Lui crede di averlo dimostrato, anche per il solo fatto di presentarsi in questo teatro. L'invito gli è arrivato da La Fionda, un'associazione con posizioni di sinistra radicale che sfociano nel sovranismo, Di Battista sa che la sede non è neutra, «ma non mi piego al pensiero unico».

 

Nell'incontro, intitolato "Rovesciare la piramide", arrivano critiche molto nette al Green pass, dalle quali Di Battista si distingue, «anche se parlarne troppo è un regalo all'establishment, che vuole dividerci in buoni e cattivi per non parlare dei temi veri». Prima di entrare, l'ex deputato si ferma a parlare e attacca duramente il presidente del Consiglio, «con un certo cinismo politico, mi piacerebbe che Draghi fosse candidato da tutti i leader di partito al Quirinale e poi trombato nel segreto dell'urna».

BEPPE GRILLO E ALESSANDRO DI BATTISTA

 

Dibba sa che non succederà: «In troppi sono attaccati con il Vinavil sui glutei e non rischieranno di andare a casa». Poi altre accuse a Renzi («vuole fare il segretario generale della Nato, aumenterà il consenso per uscirne»), Piercarlo Padoan, e mezzi di comunicazione, in primis il gruppo Gedi, editore di questo giornale. L'unico che si salva è Giuseppe Conte, che lo insegue da tempo per farlo tornare nel Movimento.

 

Ieri l'ex premier ha lanciato una campagna di iscrizioni, ma tra i nuovi (vecchi) militanti, non ci sarà Di Battista: «Con me si è comportato con rispetto - dice, prima di salire sul palco - lo ho apprezzato specie durante la pandemia. Però gliel'ho detto: finché sostengono Draghi per me sono avversari. Poi vedremo...». Mentre fondare un partito personale «non è un'ipotesi. Sennò si fa la fine di Calenda».

 

Fico Di Battista Di Maio

L'ex premier, secondo Di Battista, è stato «fatto fuori perché ha giustamente fatto ricorso allo scostamento di bilancio. Un ministro, non del M5S, mi ha avvisato già ad agosto del 2020, che una parte del "sistema Italia" lo voleva sostituire. Io l'ho scritto su Tpi e ho attaccato Draghi. Se non lo avessi fatto sarei diventato ministro». Le parole di apprezzamento riservate a Conte vengono lette da più parti come un segnale, ma di certo non si estendono agli altri esponenti del Movimento: «Nel 2018 il M5S ha vinto le elezioni anche grazie a me. Poi ho visto una sistematica omologazione del Movimento. Le persone entrano nei palazzi, dove si vive lontani dalla realtà per questioni economiche e di status symbol».

 

ALESSANDRO DI BATTISTA E LUIGI DI MAIO

Ma la base non si salva: «Le debolezze umane sono normali, il problema è stato che una parte degli iscritti si è comportata da tifoso, avallandole». Di Battista non nomina mai Luigi Di Maio, ma sulla politica estera i suoi riferimenti sono altri, come Sandro Pertini e le sue accuse a Israele per la strage di Sabra e Shatila e persino Bettino Craxi con le sue posizioni «scomode» sulla questione palestinese, «oggi sarebbe impensabile...». E l'ennesima prova della distanza siderale che separa i due volti del movimento che fu arriva da Isernia, dove Di Maio, prima di partire per l'assemblea generale dell'Onu, dice che quella con il Pd «è un'alleanza che un po' alla volta deve cementarsi». Tra il Molise e la Garbatella ci sono mille chilometri di distanza. -

GIUSEPPE CONTE MARIO DRAGHI

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)